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ENPAM / TUTTI I BUSINESS DI “FONDI” & C. CON I MILIARDI DELLA PREVIDENZA


9 gennaio 2017 autore: Andrea Cinquegrani



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Enpam, assalto alle casse. E un bottino davvero col ‘botto': ossia un patrimonio immobiliare sterminato, da quasi 17 miliardi di euro. Quello targato previdenza e assistenza di medici e odontoiatri fa gola a tanti: alle cooperative che gestiscono le case e soprattutto ai fondi che ormai dettano legge, veri arbitri dei destini mattonari riconducibili a enti & carrozzoni. Sul primo fronte a farla da padrone sono due sigle, Enpam Real Estate e Conit casa, la coop che tiene i rapporti con gli inquilini. Sul secondo, entriamo nel regno di “Ippocrate” e dei suoi burattinai: fino ad oggi Idea Fimit, la creatura sempre cara al re di tutti i fondi, Massimo Caputi, e controllata dal gruppo De Agostini; ma già si profilano i prossimi protagonisti, il finanziere di origini libiche Daniel Buaron e il potente cugino israeliano Ofer Arbib.

Cerchiamo di ricomporre il puzzle, popolato da vagoni milionari al seguito, senza farsi mancare, ovviamente, una sfilza di inchieste giudiziarie.

Cominciamo dai piani bassi. Ossia dal patrimonio immobiliare, le case, con una marea di inquilini che aspettano, come spesso accede, di diventare proprietari. Sentiamo il racconto di chi ha sentito puzza di bruciato.

 

CONIT, PROCURE IN BIANCO E MUTUI GRIFFATI

“Nella trattativa per comprare c’è sempre di mezzo una cooperativa, la Conit, che in teoria dovrebbe fare gli interessi degli inquilini. Ma solo in teoria. Ecco cosa succede. All’inquilino viene fatto balenare l’affare, ossia uno sconto pari al 30 per cento sul presunto prezzo di mercato. Siamo a quota 2.800 euro al metro quadrato nella zona di Roma dove si trovano gli immobili, in zona Salario. Il tuo interlocutore a questo punto è Conit, che prenderà il 2 per cento sulla cifra finale. Ci siamo chiesti tante volte chi è Conit ma non siamo riusciti a capirlo”.

Un convegno alla BCC di Roma. In apertura da sinistra Massimo Caputi, Daniel Buaron e Ofer Arbib. Sullo sfondo la sede nazionale Enpam.

Un convegno alla BCC di Roma. In apertura da sinistra Massimo Caputi, Daniel Buaron e Ofer Arbib. Sullo sfondo la sede nazionale Enpam.

Continua il racconto: “Ma ecco che spuntano i primi problemi che strada facendo si moltiplicano. Per il mutuo sei praticamente costretto a rivolgerti a una sola banca, scelta da loro, è la Banca di credito cooperativo di Roma; deroghe straordinarie, che devono essere approvate dal consiglio d’amministrazione di Conit, solo se un tuo stretto parente lavora in un’altra banca. Il prezzo, comunque, può variare, perchè a quanto pare c’è un soggetto terzo, il cosiddetto ‘congruitore’, che può valutare a modo suo. Chi è? Non si sa, all’Enpam non lo dicono, tutto è avvolto dal mistero. Veniamo al finale, quando ormai ti hanno portato ad annusare i mattoni di casa: ti dicono che devi firmare una procura in bianco. Sono saltato dalla sedia. In bianco? Sì, in bianco ti dicono. Poi ho saputo che possono venir fuori arretrati, cifre da pagare, cause pendenti e ogni ben di Dio. Insomma, rischi la sola o comunque di andare a mare con tutti i panni. Non ho firmato, ma la gran parte firma la procura e poi si ritrova con una sfilza di guai. Altro che sconto del 30 per cento!”.

Passiamo adesso ad un altro racconto, stavolta di un funzionario che da tre mesi non lavora più all’Enpam. Ma ne ha viste di tutti i colori.

“Sono lontani gli anni in cui all’Enpam vigeva la legge di Ferruccio De Lorenzo, l’eterno presidente dell’Ordine dei medici e padre dell’ex ministro per la Sanità. Erano i tempi del vecchio clientelismo e degli affari pre tangentopoli. Poi siamo passati all’era Parodi finita con un bel crac da mezzo miliardo di euro, bruciato per gli investimenti in titoli Lehman Brothers. Quindi il timone affidato ad Alberto Oliveti, una sorta di chiusura del cerchio, con i fondi a farla da padroni assoluti. Succede ormai con tutti gli enti previdenziali e per tutte le categorie professionali: ma da noi la cosa è più eclatante per via della ben più cospicua massa di danaro gestito e quindi percentuali e affari hanno indici molto più elevati. Siamo in un momento di transizione, perchè il nostro fondo Ippocrate, fino ad oggi controllato da Idea Fimit sotto il vigile sguardo di Massimo Caputi, può passare ad Antirion Sgr, e stringere rapporti sempre più solidi con Daniel Buaron e Ofer Arbid. Ne vedremo delle belle”.

Francesco Caio

Francesco Caio

Ecco come ha descritto il fenomeno, in un report di fine maggio 2016, Plus24: “Croce e delizia degli istituti previdenziali, il mattone. Un patrimonio immobiliare ingente, gestito in modo anche clientelare, con una redditività sempre più esigua, che appesantisce i conti degli enti pensione. Per rendere più efficiente la sua gestione nell’ultimo decennio le Casse di previdenza hanno virato sull’uso di uno strumento finanziario dedicato: i fondi chiusi immobiliari. E si è assistito a una fuga dalla gestione diretta degli immobili che avevano in portafoglio, che sono stati in gran parte dismessi anche con l’apporto negli stessi fondi. I fondi immobiliari dedicati, però, hanno lasciato spazio a una gestione ‘riservata’ dei fabbricati conferiti, con una visibilità molto ridotta sui valori delle compravendite realizzate con i contributi dei professionisti aderenti. E molti immobiliaristi ‘coraggiosi’ si sono fatti tanto ‘coraggio’ per concludere lauti affari con le Casse: è facile fare un investimento in acquisto sapendo che c’è poi chi compra a prezzi più alti”.

Proprio in questo inizio gennaio l’ennesima conferma. Arriva da casa Poste e rischia di trasformarsi in un tremendo boomerang per i quasi 15 mila risparmiatori che hanno investito nel fondo immobiliare Invest Real Security (IRS) promosso da Banca Finnat e “adottato” da Poste Italiane. L’istituto guidato da Francesco Caio segnala una perdita secca del 58 per cento del valore patrimoniale; sono allo studio pezze a colori ma – secondo i rumors – neanche a parlare di interessi (come se il popolo bue-risparmiatore avesse investito già in partenza a perdere).

 

A FONDO CON IPPOCRATE

Emanuele Caniggia

Emanuele Caniggia

Conviene allora dare una sbirciata ai protagonisti in campo. Partiamo da Idea Fimit e dal Fondo Ippocrate made in Enpam, allegramente gestito in questi anni. Sul ponte di comando, in qualità di amministratore di Idea Fimit, siede Emanuele Caniggia, cresciuto sotto l’ala protettiva del fondatore e da sempre anima del super fondo, Massimo Caputi, l’ex grand commis di stato (al timone ad esempio di Sviluppo Italia), poi passato ai maxi investimenti privati (come nel caso di Mita con il gruppo Marcegaglia per il settore alberghiero) e quindi re dei Fondi. Socio della controllata Ire (fornitore unico di servizi per le proprietà Fimit), ufficialmente Caniggia non detiene quote nell’azionariato di Idea Fimit: suddivise tra l’azionista di maggioranza DeA Capital spa (che fa capo al gruppo De Agostini), l’Inps con il 29 per cento e il restante 5 per cento riconducibile alla Fondazione CariSpezia.

Una fresca indagine della Consob, voluta da Bankitalia, e durata alcuni mesi, ha scovato una serie di opacità, anomalie e criticità nella gestione Fimit: vera novità nelle ispezioni, solitamente solo ‘rituali’, firmate Consob. Che punta l’indice, tra l’altro, proprio sulle esternalizzazioni guidate da Ire, in perfetto conflitto d’interessi (ma con grossi affari al seguito).

Passiamo ai fronti giudiziari di casa Enpam. La tegola più grossa arriva da Roma. E’ di qualche mese fa (aprile 2016) il rinvio a giudizio per un’operazione da 23 milioni di euro: a tanto, infatti, ammonta il bottino incassato dai costruttori romani Antonio e Daniele Pulcini per il maggior prezzo ricavato da una fortunata compravendita con l’Enpam. Sotto processo finiscono, oltre ai due Pulcini, l’ex responsabile del patrimonio Enpam all’epoca dei fatti (2009) Antonio Caccamo, e un parlamentare del Pd, Marco Di Stefano, che ha occupato la poltrona di assessore al patrimonio e al demanio nella giunta regionale guidata da Piero Marrazzo tra il 2005 e il 2010. Non da poco le imputazioni – abuso d’ufficio, truffa e falso ideologico – a carico di Di Stefano: che proprio in questi giorni fa il bis, sul fronte del “falso”, accusato dal pm della procura capitolina Attilio Pisani di aver fatto sparire due cartelle di Equitalia.

Nella vicenda del palazzo di via del Serafico 121, l’improvvisa lievitazione di prezzo è stata ‘giustificata’ con un miracoloso super fitto messo a segno in contemporanea con la generosa Lazio Service, una partecipata della Regione (e allora ‘vigilata’ da Di Stefano).

Stesso copione, stessi protagonisti (stavolta però l’assessore Pd manca all’appello) e addirittura colpo più grosso (una plusvalenza da 20 milioni di euro) con un altro immobile, sempre in via del Serafico (stavolta 107), vero paradiso in terra per i Pulcini e per le acrobazie di Ippocrate.

Fulvio Conti

Fulvio Conti

Una scoppola da 25 milioni di euro – decretata dal tribunale civile di Roma nel 2014 – è costato poi all’Enpam il mancato acquisto di un altro immobile capitolino, stavolta in via Carciano: incredibile ma vero, i vertici l’istituto – all’epoca guidato da Eolo Parodi – non si sono accorti che la proprietà faceva capo ad un altro fondo, Europroperty. Sviste che costano.

Occhio da vera lince, invece, quello di Prelios - un altro mega fondo riconducibile al solito, onnipresente Caputi, a Buaròn (fondatore di First Atlantic real estate) e all’ex amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti – nell’ennesimo affare da novanta: ossia la vendita dell’ex edificio della Rinascente a Milano di cinque anni fa, strapagata dal generoso fondo Ippocrate alla miracolata Prelios, che mette a segno un colpo da 100 e passa milioni di euro. Una ruota della fortuna che ha destato i sospetti della procura meneghina: ma, tra le nebbie padane, l’inchiesta si è persa di vista.

 

27 MILIONI DI EURO, FUMO DI LONDRA

Facciamo un salto a Londra per l’ultima discovery, amarissima per le migliaia di iscritti Enpam. Proprio in concomitanza con la Brexit, i vertici dell’istituto hanno avuto una brillante idea: un maxi investimento immobiliare nella capitale inglese, quasi mezzo miliardo di euro (per la precisione 375 milioni di sterline) per acquistare la metà di un prestigioso palazzo, il Principal Palace, che diventerà la sede londinese del colosso Amazon. Per concludere l’operazione Enpam utilizza il Fondo Antirion Global, emanazione di Antirion Sgr il cui factotum è Ofer Abib.

Detto fatto e subito la mazzata epocale: nella sua prima relazione, redatta il 30 giugno 2016, Antirion segnala una pesante perdita, un rosso che più rosso non si può: deriva da quell’operazione che, per effetto della Brexit, presenta un saldo negativo da ben 27 milioni di euro. E pensare che i lavori per la ristrutturazione del Principal non sono neanche terminati.

Bankitalia, una volta tanto, si allerta. E invia un’ispezione nelle sedi di Antirion. A tutt’oggi non trapela nulla. All’Empan sono in fibrillazione. E anche in casa Fimit attendono news.

L'area del Principal Palace a Londra

L’area del Principal Palace a Londra

Osserva un operatore di piazza Affari: “Sia Fimit che Antirion sono sotto i riflettori di Bankitalia e Consob. E a questo punto ogni decisione che prenderà Enpam sarà molto rischiosa. Affidarsi ancora a Fimit oppure abbracciare Antirion? Una cosa è comunque certa: si tratta di due sigle fino ad un certo punto rivali o concorrenti, perchè sono sempre in qualche modo legate, per i loro business, a Massimo Caputi. In questo mondo esiste una sorta di ‘cartello’ per dividersi la torta, un tacito accordo spartitorio che va bene per tutti, come ad esempio succede nel campo delle assicurazioni: ad essere triturati, al solito, sono i risparmiatori, in questo caso anche i professionisti-soci, che finiscono col rimetterci l’osso del collo per via di operazioni allegre come l’affare di Londra che però, of course, arricchiscono non poche tasche eccellenti”.

Torniamo al Fondo Ippocrate, che viene partorito esattamente dieci anni fa. A costituirlo Fare Sgr, sigla condivisa tra il gruppo De Agostini e il finanziere Buaròn, il quale macina subito, via Enpam, grossi affari. E’ lo stesso ente di previdenza, infatti, a versare nelle casse di Ippocrate 2 miliardi di euro tra il 2006 e il 2010 per acquistare immobili proprio da Buaròn. Altra ruota della fortuna, alla quale si accoda l’ennesimo baciato dalla dea bendata, Rodolfo Petrosino, il quale proviene dalle fila di Pirelli Re (la sigla mattonara che fa capo a Marco Tronchetti Provera) e poi passa a Idea Fimit.

Una presenza, quella di Pirelli, che fa un po’ da sfondo a svariati scenari. E’ Pirelli RE a mettere a segno il colpo più grosso nell’affare Rinascente a Milano, realizzando una plusvalenza arcimilionaria. E proprio nella società di Tronchetti Provera si è fatto le ossa negli anni ’90, sotto il profilo finanziario, Ofer Abib, poi passato quindici anni fa ad occupare una posizione da top manager del colosso mondiale del real estate, Collier International.

 

DA SCARONI A POMICINO

Da allora in poi una sequela di affari, di business che incrociano finanza & mattoni. A primeggiare, per numeri e nomi, il caso del palazzo Eni a San Donato Milanese. Ecco in sintesi l’intricata e movimentatissima story, costellata da continui passaggi di mano, tanto perchè l’affare – ogni volta – s’ingrossi.

Paolo Scaroni

Paolo Scaroni

Nel 2001 il terreno di proprietà Eni passa ad una sigla che ruota nell’orbita di Goldman Sachs, Asio; quindi alla Fare Sgr di Buaròn che agisce per conto del Fondo Ippocrate; poi ad una misteriosa società, Frida; infine termina il giro tornando nel 2010 all’Eni amministrato da Paolo Scaroni (fresco di rinvio a giudizio per “corruzione internazionale” in merito agli appalti petroliferi Eni in Nigeria). Dove sta l’ultima sorpresa finita sotto i riflettori delle fiamme gialle? Nel prezzo stratosferico pagato da Eni per un bene già suo, consentendo – con il danaro degli italiani – di fare un bottino da 10 milioni e passa alla fortunata Frida.

Italo Bocchino

Italo Bocchino

Ma di chi è Frida, la cavalla che corre e scorazza nelle praterie dei danari pubblici e privati? Quando fa capolino per la prima volta, 2009, la sigla è riconducibile all’onnipresente Buaròn, che proprio in quel periodo era consulente di Goldman Sachs (proprietaria di Asio). E nello stesso movimentato periodo si registra un ingresso da novanta nel team di Frida: quello di un altro onnipresente in queste storie da miracoli & stramilioni, Ofer Arbib. Il quale pensa bene di portarsi dietro un compagno di merende: si tratta di Carlo Sfrisi che, guarda caso, è consigliere di Enpam. Arieccoci. Secondo alcuni calcoli effettuati dalle fiamme gialle, il bottino sarebbe stato così suddiviso: 3 milioni e 200 mila euro alla Deb Holding srl di Buaròn, 1 milione 200 mila alla J.&D. Properties srl di Arbib e la stessa cifra, 1 milione 200 mila alla IEC srl dell’amico Sfrisi.

Paolo Cirino Pomicino

Paolo Cirino Pomicino

Viene ancora sottolineato a piazza Affari: “E’ stato l’Enpam a volere, per tutte le operazioni del suo Fondo Ippocrate, la Collier come advisor”. E poi. “In passato Buaròn ha coltivato rapporti anche con l’entourage che ruota intorno agli affari messi su da Paolo Cirino Pomicino e Italo Bocchino, tramite l’amico di entrambi, Vincenzo Maria Greco. Una prova dei rapporti è rappresenta, ad esempio, dalla società romana Im.Gest srl, dove oltre a Buaròn facevano capolino anche gli uomini di stratta osservanza bocchinian-pomiciniana”.

‘O Ministro Pomicino è alla guida, da cinque anni e passa, della Tangenziale di Napoli. L’ex fedelissimo di Gianfranco Fini sotto le bandiere di An, Italo Bocchino, è il portavoce di Alfredo Romeo, l’immobiliarista oggi sotto i riflettori per lo scandalo Consip. Di Greco la regia delle acrobazie di Impresa spa, la sigla romano-partenopea finita in crac prima di realizzare il sogno di Matteo Renzi: il tram superveloce nel cuore di Firenze.

 

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