Squadrismo

Condividi questo articolo

Un dettaglio sottovalutato, del raid squadrista in una sede dell’Anpi e di altre associazioni democratiche: locale devastato, cassetti frugati, danni, ma ‘volutamente’ trascurata la cassettina con i soldi. Non si deve valutare come corollario insignificante: è piuttosto la firma di un’incursione mirata di stampo fascista, in prossimità della Giornata della Memoria e di quanto l’Anpi è impegnata a elaborare per l’anniversario delle Quattro Giornate.

Forse è un azzardo, forse è la risposta all’effetto collaterale della democrazia violata dall’esito elettorale del 25 settembre, quando il voto, seppure espresso in percentuali record di astensionismo, ha consegnato l’Italia al partito che non mai reciso le radici con l’ideologia del fascismo.

Il raid subìto dalla sede di Capodimonte dell’Associazione nazionale Partigiani evoca, anche se a dimensione fortunatamente e proporzionalmente inferiore, la violenza   della destra eversiva, raccontata dalla cronaca del nostro Paese e globalmente di aree geopolitiche del mondo dove governa la destra. Il mancato rispetto della Costituzione, che vieta ogni forma di apologia del fascismo, per responsabilità collettive ha vissuto episodi di squadrismo, raduni inneggianti al Ventennio, a Mussolini, atti di antisemitismo, profanazioni di lapidi e luoghi della memoria, l’assalto alla sede della Cgil. Da ultimo ha sfidato la democrazia con un esecutivo guidato da chi non ha mai disconosciuto il passato di neofascista, con la nomina della seconda carca dello stato affidata a un passionale estimatore del Duce. Altrove, il governo della destra estrema israeliana ha registrato la presenza di un ministro che si è definito spavaldamente, razzista, omofobo, fascista. Altrove, il Paese che si propone come esempio mondiale di democrazia, ha subìto l’assalto nazifascista alla sede del Campidoglio, altrove è accaduto altrettanto nel Brasile del nazista Bolzonaro, altrove la Turchia incarcera i dissidenti, altrove agisce l’Ungheria razzista di Orban, altrove l’Iran impicca i giovani dissidenti.  È l’Italia che si oppone al salvataggio nel suo mare di profughi, di chi ostacola l’antimafia negando le intercettazioni telefoniche di corrotti e corruttori, di chi rifiuta di celebrare la liberazione del Paese dal nazifascismo e mette il bavaglio ai giornalisti rifiutando di rispondere, di chi propone di escludere dal reddito di cittadinanza i giovani che non hanno concluso l’intero percorso o dell’obbligo scolastico, e comunque tutti tra sette mesi.

Deve essere sfuggita a tutti, o è proprio mancata la solidarietà della destra all’Anpi, del ministro dell’interno Piantedosi, impegnato a smentire di aver lasciato intendere come imminente la cattura di Messina Denaro (anche a chi lo ha protetto) e a procurarsi un impossibile alibi per l’imposizione alle navi Ong di prolungare drammatiche traversate e di sbarcare i migranti in città del Nord.

Condividi questo articolo

Lascia un commento