BRASILE / LA REGIA DELLA CIA DIETRO ALLE SOMMOSSE

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C’è lo zampino (o meglio, lo zampone) della CIA dietro il caos scatenato l’8 gennaio scorso a Brasilia. Quella che i media occidentali hanno voluto attribuire a un esercito di bolsonariani pronti a tutto pur di detronizzare il neo eletto Inacio Lula da Silva, il cavallo di ritorno.

A rivelarlo è un ex funzionario dell’intelligence statunitense che fornisce non pochi dettagli.  E sulla base delle sue scottanti rivelazioni il giornalista Pepe Escobar pubblica per ‘The Cradle’ una interessantissima ricostruzione dei fatti e, soprattutto, li contestualizza.

Dalla sua analisi emerge con estrema chiarezza come il vero obiettivo dell’operazione orchestrata dalla CIA (la tecnica è sempre quella di un massiccio numero di ‘infiltrati’) sia stato soprattutto quello di ‘incrinare’ il ‘BRICS’, ossia il patto siglato una decina d’anni fa tra Brasile-Russia-India-Cina-Sudafrica finalizzato ad incrementare sempre di più i legami politici, gli scambi commerciali, i rapporti economici, in un grande spirito di cooperazione.

Ignacio Lula da Silva

Negli ultimi tempi, soprattutto nell’ultimo anno caratterizzato dal conflitto in Ucraina, un numero sempre crescente di paesi un tempo chiamati ‘in via di sviluppo’, quindi sudamericani e africani, ma anche mediorientali (come Siria, Iran, Iraq, Afghanistan) stanno manifestando un forte interesse per aderire ai ‘BRICS’. In questo modo, si sta man mano creando un blocco variegato ma compatto e molto forte sotto il profilo anche economico e geostrategico, che sta superando – e di non poco – la potenza di Usa e Europa messe insieme.

Per questi motivi, è di fondamentale importanza, per gli Usa, di ‘inceppare’ il meccanismo BRICS. E a ghiotta occasione, da cogliere al volo, è arrivata con le elezioni in Brasile: organizzare una ‘sceneggiata’ ottima per screditare la passata leadership brasiliana, rimescolare le carte, e far in modo che l’ondivago Lula (che nel suo esecutivo papocchio ha imbarcato anche diversi ex bolsonariani e trasformisti d’ogni risma) possa decidere di far uscire il Brasile dai ‘BRICS’: e la cosa avrebbe certo ripercussioni sulla possibile adesione (o defezione) di altri paesi sudamericani.

Ottima occasione, la ‘sceneggiata’ verdeoro, anche per far in modo che i media non prestino la dovuta attenzione al ‘Bidengate’ che rischia di esplodere negli Usa, dopo la montagna di carte e documenti che il numero uno della Casa Bianca ha sottratto e nascosto, risalenti all’epoca in cui ricopriva la carica di vicepresidente con Barack Obama.

E stanno saltando fuori anche più vecchi scheletri nell’armadio bideniano: quando fece, da senatore democratico, una guerra senza quartiere all’allora capo della Casa Bianca, Jimmy Carter, deciso a ‘ripulire’ la CIA con la nomina di un personaggio al di sopra delle parti, Ted Sorensen, costretto subito alle dimissioni, dal fuoco ‘amico’ (sic) democratico, orchestrato dal rampante senatore Biden.

Ma è venuto il momento di passare la parola a Pepe Escobar e leggere il suo stimolante reportage, pubblicato da ‘The Cradle’ e ripreso dal sito di contro-informazione ‘comedonchisciotte’.

 

P.S. Se volete leggere altri interventi di Pepe Escobar, andate alla casella CERCA e digitate il suo nome. Ne troverete parecchi.

In basso, comunque, due link tra i più recenti.

 

ECCO PERCHÈ LA CIA HA TENTATO UNA “RIVOLTA IN STILE MAIDAN” IN BRASILE

 

di Pepe Escobar
thecradle.co

Un ex funzionario dei servizi segreti degli Stati Uniti ha confermato che il caotico remix del Maidan inscenato a Brasilia l’8 gennaio è stato un’operazione della CIA e lo ha collegato ai recenti tentativi di rivoluzione colorata in Iran.

Domenica, presunti sostenitori dell’ex presidente di destra Jair Bolsonaro avevano preso d’assalto il Congresso, la Corte Suprema e il palazzo presidenziale del Brasile, aggirando le fragili barricate di sicurezza, salendo sui tetti, spaccando finestre, distruggendo proprietà pubbliche, tra cui preziosi dipinti, e invocando un colpo di stato militare come parte di un piano di cambio di regime che aveva come obiettivo il presidente eletto Luis Inacio “Lula” da Silva.

Secondo la fonte statunitense, il motivo per cui l’operazione (che presentava segni evidenti di una pianificazione affrettata) era stata organizzata proprio adesso, era dovuto al fatto che il Brasile è destinato a riaffermarsi nella geopolitica globale, insieme agli Stati BRICS, Russia, India e Cina.

Ciò suggerisce che i pianificatori della CIA sono avidi lettori dello stratega del Credit Suisse ed ex dirigente della Fed di New York, Zoltan Pozsar. Nel suo innovativo rapporto del 27 dicembre intitolato War and Commodity Encumbrance, Pozsar affermava che “l’ordine mondiale multipolare non è costruito dai capi di Stato del G7, ma dal ‘G7 dell’Est’ (i capi di Stato dei BRICS), che, in realtà, è un G5, ma che, a causa della ‘BRICSpansion’, mi sono preso la libertà di arrotondare.”

L’autore si riferiva alle notizie secondo cui Algeria, Argentina e Iran hanno già chiesto di entrare a far parte dei BRICS (o meglio della loro versione allargata “BRICS+”), con un ulteriore interesse espresso da Arabia Saudita, Turchia, Egitto, Afghanistan e Indonesia.

La fonte statunitense ha tracciato un parallelo tra il Maidan della CIA in Brasile e una serie di recenti manifestazioni di piazza in Iran, strumentalizzate dall’agenzia come parte di un nuovo tentativo di rivoluzione colorata: “Queste operazioni della CIA in Brasile e in Iran sono analoghe all’operazione in Venezuela del 2002, che, all’inizio, aveva avuto un grande successo, poiché i rivoltosi erano riusciti a spodestare Hugo Chavez.”

 

Fa il suo ingresso il “G7 dell’Est

I neoconservatori straussiani ai vertici della CIA, indipendentemente dalla loro affiliazione politica, sono furiosi per il fatto che il “G7 dell’Est” (come la configurazione BRICS+ del prossimo futuro) si stia rapidamente allontanando dall’orbita del dollaro USA.

Lo straussiano John Bolton (che ha appena reso noto il suo interesse a candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti) chiede ora l’estromissione della Turchia dalla NATO, mentre il Sud globale si riallinea rapidamente all’interno delle nuove istituzioni multipolari.

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il suo nuovo omologo cinese Qin Gang hanno appena annunciato la fusione della Belt and Road Initiative (BRI), a guida cinese, e dell’Unione Economica Eurasiatica (EAEU), a guida russa. Ciò significa che il più grande progetto di commercio/connettività/sviluppo del XXI secolo (le Nuove Vie della Seta cinesi) è ora ancora più complesso e continua ad espandersi.

Ciò pone le premesse per l’introduzione, già in fase di progettazione a vari livelli, di una nuova valuta commerciale internazionale destinata a soppiantare il dollaro statunitense. Oltre al dibattito interno ai BRICS, uno dei vettori principali è il gruppo di discussione istituito tra l’UEEA e la Cina. Una volta concluse, queste deliberazioni saranno presentate ai Paesi partner BRI-UEE e, naturalmente, al BRICS+ allargato.

Lula, alla guida del Brasile in quello che è il suo terzo mandato presidenziale non consecutivo, darà un enorme impulso al BRICS+. Negli anni 2000, a fianco del Presidente russo Putin e dell’ex Presidente cinese Hu Jintao, Lula era stato uno dei principali patrocinatori di un ruolo più profondo per i BRICS, compreso il commercio nelle loro valute.

I BRICS come “il nuovo G7 dell’Est”, secondo la definizione di Pozsar, sono un anatema, tanto per i neoconservatori straussiani quanto per i neoliberali.

Gli Stati Uniti vengono, lentamente ma inesorabilmente, estromessi dalla grande Eurasia dalle azioni concertate del partenariato strategico Russia-Cina.

L’Ucraina è un buco nero, dove la NATO rischia un’umiliazione che farà sembrare l’Afghanistan una Alice nel Paese delle Meraviglie. Un’UE debole, costretta da Washington a deindustrializzarsi e ad acquistare gas naturale liquefatto (GNL) statunitense a costi assurdi, non ha risorse essenziali saccheggiabili da parte dell’Impero.

Dal punto di vista geoeconomico, l’obiettivo principale rimane quello che gli Stati Uniti chiamano l’”emisfero occidentale,” in particolare l’immenso Venezuela, ricco di energia. Dal punto di vista geopolitico, l’attore regionale chiave è il Brasile.

Il gioco neoconservatore straussiano consiste nel fare di tutto per impedire l’espansione commerciale e l’influenza politica di Cina e Russia in America Latina, che Washington (a prescindere dal diritto internazionale e dal concetto di sovranità) continua a chiamare “il nostro cortile.” In tempi in cui il neoliberismo è così “inclusivo” che i Sionisti indossano la svastica, la Dottrina Monroe è tornata, gonfiata con gli steroidi.

 

È sempre la solita “strategia della tensione

Indizi sul Maidan in Brasile se ne possono trovare, ad esempio, presso il Comando cibernetico dell’esercito statunitense a Fort Gordon, dove non è un segreto che la CIA avesse dispiegato centinaia di agenti in tutto il Brasile prima delle recenti elezioni presidenziali, fedele al manuale della “strategia della tensione.”

Le comunicazioni della CIA a Fort Gordon erano state intercettate già dalla metà del 2022. Il tema principale era l’imposizione di una narrativa generale secondo cui “Lula avrebbe potuto vincere solo barando.”

Un obiettivo chiave dell’operazione della CIA era quello di screditare con ogni mezzo il processo elettorale brasiliano, aprendo la strada ad una narrazione preconfezionata che ora si sta dipanando: un Bolsonaro sconfitto che fugge dal Brasile e che cerca rifugio nella villa di Mar-a-Lago dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Bolsonaro, consigliato da Steve Bannon, è effettivamente fuggito dal Brasile, perdendosi l’insediamento di Lula, ma solo per la paura di finire gattabuia prima del tempo. E, comunque, ora si trova a Orlando, non a Mar-a-Lago.

La ciliegina sulla torta stantia del Maidan sono stati gli avvenimenti di domenica scorsa: inscenare l’8 gennaio a Brasilia un golpe che rispecchiasse gli eventi del 6 gennaio 2021 a Washington e, naturalmente, imprimere il legame Bolsonaro-Trump nella mente della gente.

La natura amatoriale degli eventi dell’8 gennaio a Brasilia suggerisce che i pianificatori della CIA si siano persi nella loro stessa trama. L’intera farsa doveva essere anticipata dal rapporto di Pozsar, letto da tutti coloro che contano sull’asse New York-Beltway.

Ciò che è chiaro è che, per alcune fazioni del potente establishment statunitense, sbarazzarsi a tutti i costi di Trump è ancora più cruciale che paralizzare il ruolo del Brasile nei BRICS+.

Per quanto riguarda i fattori interni del Maidan brasiliano, tanto per citare il romanziere Gabriel Garcia Marquez, tutto cammina e parla come la Cronaca di un colpo di stato annunciato. È impossibile che l’apparato di sicurezza intorno a Lula non abbia potuto prevedere questi eventi, soprattutto considerando lo tsunami di segnali sui social network.

Quindi ci deve essere stato uno sforzo concertato per agire in modo morbido, senza alcun bastone preventivo, con in sottofondo il solito chiacchiericcio neoliberista.

Dopotutto, il gabinetto di Lula è un disastro, con ministri che si scontrano continuamente e alcuni membri che, fino a pochi mesi fa, appoggiavano Bolsonaro. Lula lo chiama “governo di unità nazionale,” ma, più che altro, è un pacchiano lavoro di patchwork.

L’analista brasiliano Quantum Bird, uno studioso di fisica rispettato a livello mondiale e tornato in patria dopo un lungo periodo di permanenza nei Paesi della NATO, osserva come ci siano “troppi attori in gioco e troppi interessi antagonisti. Tra i ministri di Lula, troviamo bolsonaristi, neoliberisti-rentier, convertiti all’interventismo climatico, praticanti di politiche identitarie e una vasta fauna di neofiti politici e arrampicatori sociali, tutti ben allineati agli interessi imperiali di Washington.”

 

I “militanti” sobillati dalla CIA a caccia di prede

Uno scenario plausibile è che settori potenti dell’esercito brasiliano – al servizio dei soliti think tank neocon straussiani, oltre che del capitale finanziario globale – non abbiano potuto realizzare un vero e proprio colpo di Stato, visto il massiccio rifiuto popolare, e si siano dovuti accontentare, come massimo risultato, di una farsa “soft.” Questo fa capire quanto questa fazione militare, autocelebrativa e altamente corrotta, sia isolata dalla società brasiliana.

Ciò che è altamente preoccupante, come osserva Quantum Bird, è che, mentre tutti hanno condannato i fatti dell’l’8 gennaio, nessuno se ne è assunto la responsabilità, e questo “fa capire come Lula navighi praticamente da solo in un mare poco profondo infestato da coralli taglienti e squali affamati.”

La posizione di Lula, aggiunge, “decretando un intervento federale tutto da solo, senza volti forti del proprio governo o delle autorità competenti, mostra una reazione improvvisata, disorganizzata e dilettantesca.”

E tutto questo, ancora una volta, dopo che per giorni “militanti” sobillati dalla CIA avevano organizzato le “proteste” sui social media, senza farne un segreto.

Tuttavia, continua a rimanere all’opera lo stesso vecchio manuale della CIA. È ancora incredibile quanto sia facile sovvertire il Brasile, uno dei leader naturali del Sud globale. I tentativi di colpo di Stato della vecchia scuola, con tanto di cambio di regime/rivoluzione colorata, continueranno ad essere messi in scena – ricordiamo il Kazakistan all’inizio del 2021 e l’Iran solo pochi mesi fa.

Per quanto la fazione autocelebrativa dei militari brasiliani possa credere di controllare la nazione, se le masse che realmente sostengono Lula scenderanno in piazza in tutta la loro forza contro la farsa dell’8 gennaio, l’impotenza dell’esercito sarà ancora più evidente. E, poiché si tratta di un’operazione della CIA, i responsabili ordineranno ai loro vassalli militari tropicali di comportarsi come degli struzzi.

Il futuro, purtroppo, è infausto. L’establishment statunitense non permetterà che il Brasile, l’economia dei BRICS con il miglior potenziale dopo quella della Cina, torni in attività a pieno regime e in sincronia con il partenariato strategico russo-cinese.

I neoconservatori e i neoliberisti straussiani, sciacalli e iene geopolitiche a tutti gli effetti, diventeranno ancora più feroci quando il “G7 dell’Est,” Brasile compreso, si muoverà per porre fine al dominio del dollaro USA, mentre il controllo imperiale sul mondo svanisce.

Pepe Escobar

Fonte: thecradle.co

Link: https://thecradle.co/Article/Columns/20209

 

tradotto da comedonchisciotte.org

 

 

 

Link –

PEPE ESCOBAR / I SEI MESI CHE CAMBIARONO IL MONDO  

25 Agosto 2022 di  Redazione

 

Eurasia / La guerra dei corridoi economici 

18 Luglio 2022 di  Redazione

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