USA / VARATO UN COLOSSALE PIANO DI AIUTI MILITARI PER TAIWAN. A QUANDO IL   CONFLITTO CON LA CINA?    

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 Potevano mai bastare Ucraina, Afghanistan, Yemen e via guerreggiando in lungo e in largo per il mondo alla sempre più famelica industria militare americana e al sempre più guerrafondaio ‘Dipartimento di Stato’ guidato dai super falchi Tony Bilken e Victoria Nuland, che dettano l’agenda politica estera ai vertici della Casa Bianca e soprattutto al suo numero uno, JoeSleepyBiden?

Certo che no. Ed ecco che da qualche mese fervono sempre di più i maxi-programmi di aiuti militari a Taiwan. Tanto per accendere un altro focolaio che più pericoloso non si può, viste le recenti dichiarazioni di fine d’anno pronunciate dal super capo cinese Xi Jinping, ossia che quella di Taiwan è una questione solo cinese e quel territorio appartiene e apparterrà sempre solo e soltanto alla Cina. Ogni questione è chiusa, prima ancora di nascere.

E invece gli Usa che fanno? Progettano, a breve termine, il più colossale rifornimento militare degli ultimi anni, forse di sempre.

Tutto ruota intorno ai giganteschi programmi di forniture destinate a Taiwan ed elaborati dal ‘National Defense Authorization Act’ (Ndaa).

 

Xi Jinping

Ecco cosa scrive Antonio Graceffo, che ha vissuto oltre 20 anni in Asia, è un docente universitario esperto in geopolitica e armamenti e collabora con vari media internazionali; è inoltre autore di preziosi volumi come ‘Beyond the Belt and Road: China’s Global Economic Expansion’ e ‘A Short Course on the Chinese Economy’.

Esordisce Graceffo: “Da quando ad agosto la presidente della Camera degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, ha visitato Taipei, le tensioni tra Stati Uniti e Cina sono aumentate. La risposta del regime cinese è stata quella di condurre diversi giorni di esercitazioni al largo delle coste dell’isola. Nondimeno la firma del ‘National Defence Authorization Act’ (Ndaa) ha suscitato una risposta altrettanto minacciosa da parte di Pechino con 24 ore di sortite militari”.

“’La Cina deplora e si oppone fermamente a questa mossa degli Stati Uniti e ha compiuto seri passi nei loro confronti’, si legge in una dichiarazione del 24 dicembre del ministro degli Affari Esteri cinese in risposta alla Ndaa firmata dal presidente Joe Biden il 23 dicembre”.

Joe Biden

“La Ndaa da 858 miliardi di dollari contiene 10 miliardi di dollari in aiuti militari a Taiwan. Fornisce inoltre circa 11,5 miliardi di dollari alla ‘Pacific Deterrence Initiative’ (Pdi), che si concentra sul rafforzamento della deterrenza indo-pacifica contro la minaccia multidominio rappresentata dalla Cina. La ‘Defence Security Cooperation Agency’ (Dsca), che fornisce armi, materiali, addestramento e servizi agli alleati che promuovono la cooperazione militare internazionale, riceverà 198,5 milioni di dollari”.

Continua l’analisi: “La ‘Dsca’ è un elemento cruciale nel coordinamento dell’opposizione internazionale alla Cina. In una conferenza Dsca nel 2020, il segretario alla Difesa ha annunciato la creazione dell’ufficio per la politica di difesa dalla Cina e del ‘China Strategy Mangement Group’, il cui rapporto del 2022 ha contribuito a plasmare la politica e i finanziamenti relativi alla difesa Usa-Cina ora utilizzati per l’attuale atto di autorizzazione alla difesa nazionale”.

E rieccoci a Taiwan: “Oltre a rafforzare Taiwan, la Ndaa renderà ancora più potente l’esercito più formidabile del mondo. La Ndaa fissa i livelli delle truppe statunitensi a 452.000 per l’esercito, 354.000 per la Marina, 325.344 per l’aeronautica, 177.000 per il Corpo dei Marines e 8.600 per la Space Force”.

Qualche dettaglio in più non fa mai male: “La Marina riceverà 32,6 miliardi di dollari per costruire 11 nuove navi da combattimento, fra cui tre cacciatorpediniere, due sottomarini di classe Virginia, due Expeditionary Fast Transport, una fregata e una nave anfibia di classe San Antonio. L’Air Force riceverà 8 velivoli F-18E/F, 16 velivoli F-35C, 15 jet F-35B e 12 elicotteri Ch-53K. Tuttavia, non è ufficialmente chiaro se saranno utilizzati o meno nella difesa di Taiwan”.


Continua l’analista economico nella sua dettagliata disamina che si fa man mano più geopolitica: “Per garantire che Taiwan non venga inghiottita dal regime cinese appena oltre lo Stretto di Taiwan, gli Stati Uniti sono contrattualmente obbligati a fornire a Taiwan armi di natura difensiva. Durante l’amministrazione Trump e ora sotto Biden, il rapporto sta diventando sempre meno ambiguo. Il ‘Taiwan Policy Act’ del 2022 ha approfondito le relazioni Usa-Taiwan e ha ampliato la quantità di supporto militare che gli Stati Uniti forniranno. Diverse volte negli ultimi due anni, l’ultima a settembre, Biden ha dichiarato pubblicamente che gli Stati Uniti avrebbero combattuto per Taiwan. Ogni volta la Casa Bianca ha fatto marcia indietro sui commenti del presidente, ma Pechino e alcuni analisti cinesi iniziano a credere che le dichiarazioni di Biden potrebbero indicare che gli Usa combatterebbero se Taiwan fosse invasa. Pechino considera la questione di Taiwan un affare puramente interno e minaccia continuamente Washington di ‘ingerenza’. Il Partito Comunista Cinese afferma che la legge sulla spesa degli Stati Uniti contiene elementi che violano la politica concordata di ‘Una sola Cina’ e invia ‘un segnale gravemente sbagliato alle forze separatiste di indipendenza del Taiwan’”.

E così Antonio Graceffo conclude: “Nondimeno la spesa per la Difesa per Partito Comunista Cinese dovrebbe aumentare nel 2023. Gli Stati Uniti hanno aumentato la spesa per la Difesa e il numero di armi che forniranno a Taiwan. Quindi la situazione attuale è che Pechino è arrabbiata e tutti sono pesantemente armati”.

Da tener presente che il minuzioso intervento di Graceffo è stato pubblicato da ‘Epoch Times’, un sito di forte opposizione al governo cinese. Il che conferisce estrema attendibilità ai dati sulle sempre più massicce forniture di armi statunitensi a Taiwan: che si sta man mano trasformando in una autentica polveriera.

Papa Francesco è avvisato. C’è un altro fronte pronto ad esplodere e qualche preghiera è d’obbligo: ma ci rendiamo conto che, grazie all’impegno Usa, questo fronte si fa sempre più bollente e tende sempre più ad allargarsi.

Altro che negoziati di pace da un capo all’altro della Terra!

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