FRANCIA / PENSIONI ‘MINIME’ A 1200 EURO: MA E’ RIVOLTA. E DA NOI, COI 600 EURO, TUTTI ZITTI 

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Fortissime contestazioni, possibili rivolte di piazza, in Francia, per l’annunciata riforma delle pensioni, uno dei cavalli di battaglia del capo dell’Eliseo, Emmanul Macron e della sua premier, Elisabeth Borne.

Al centro delle polemiche al calor bianco, soprattutto, il tetto per l’età pensionabile, che sarà di 64 anni entro il 2030. Molto criticata, poi, “la fine di gran parte dei regimi speciali, per una questione di equità”, secondo Borne. E questo secondo motivo in passato ha già provocato grosse frizioni tra governo e sindacati,

come ad esempio per la categoria dei ferrovieri, gli ‘cheminot’, che con tutto il personale al lavoro sui mezzi pubblici di trasporto ha sempre goduto di un regime pensionistico ‘speciale’.

Elisabeth Borne

Fra le altre misure previste, la possibilità di prepensionamenti e l’ottenimento della pensione anticipata, che resterà possibile – secondo il progetto governativo – per 4 lavoratori su 10. Ancora: il piano prevede che venga rafforzato il dispositivo di prevenzione sanitaria per i lavori usuranti, attivando anche la creazione di un ‘fondo di investimento’ da 1 miliardo di euro.

Ma ecco la vera sorpresa: tutte le pensioni minime, quella che in Italia chiamiamo ‘pensioni sociali’, saranno rivalutate e portate a circa 1.200 euro, una cifra pari all’85 per cento del salario minimo.

Dovrebbe trattarsi di un grande successo per milioni di pensionati, perché quella cifra può garantire un minimo vitale, anche se non viene specificato se l’aumento sarà fin da subito, oppure graduale negli anni.

Eppure sindacati, opposizioni e a quanto pare la gran parte dei francesi (i sondaggi parlano di addirittura il 70 per cento) sono totalmente insoddisfatti e si proclamano sul piede di guerra.

“Aumento dell’età pensionabile, aumento delle annualità, soppressione dei regimi speciali vantaggiosi. La riforma di Macron e Borne è una grave regressione sociale”, è la scomunica che arriva dal leader di ‘France Insoumise’, Jean-Luc Melenchon, che non fa un cenno all’aumento delle pensioni minime.

Jean-Luc Melenchon

Intanto, i servizi d’intelligence francesi sono super allertati perché si teme “un’esplosione della rabbia delle componenti sociali che potrebbe concretizzarsi dopo gli annunci del governo.

Intelligence che prevede: “Il protrarsi del peggioramento del potere d’acquisto, insieme a riforme mal viste, potrebbe portare a una mobilitazione molto ampia dei cittadini”. Secondo le forze di polizia, “la protesta prenderebbe prima la forma di cortei nelle piazze, poi di scioperi di lunga durata in diversi settori chiave dell’economia”.

 

Facciamo un salto in Italia e alla situazione ‘pensioni’ o meglio ai ‘minimi pensionistici’ su cui altre volte abbiamo puntato i nostri riflettori.

Il governo Meloni ormai ha deciso. Due spiccioli e un calcio in culo a chi è costretto a vivere (o meglio, morire, neanche sopravvivere) con i minimi.

Facciamo subito due calcoli: il minimo fino al 2022 era di 530  euro, il calcolo Istat prevede per quest’anno un aumento di 35 euro, per cui la cifra ‘sale’ (sic) a 565 euro. A questo punto cosa hanno escogitato i cervelloni del Meloni team? Diamo un aumento di 35 euro, così prendiamo due piccioni (fessi) con una fava: possiamo dire che abbiamo ‘aumentato’ i minimi e facciamo  anche cifra tonda, 600! Attenti, però: solo per quei pensionati che abbiano raggiunto i 75 anni di età.

Una triplice beffa carpiata: un aumento ridicolo, una mancia, un vero piatto di lenticchie; millantare di aver pensato al destino di milioni di persone che così ricevono un grande aiuto; e mandare a quel paese – pur per così miserevoli ‘aumenti’ – quella fascia di pensionati che va dai 67 ai 75 anni, non uno scherzo.

C’è rimasto ormai il solo Silvio Berlusconi (artefice nel 2000, quando si usavano ancora le lire, del ‘raddoppio’ delle minime, portandole da 500 mila lire a 1 milione) a rincuorare l’esercito di poveracci, ricordando che il suo obiettivo dei 1000 euro verrà raggiunto alla fine della legislatura, con 100 euro di incremento all’anno. Una voce nel deserto, che non trova grande eco in Forza Italia, figurarsi tra leghisti e meloniani.

Ma chissenefrega! La crisi è ora, le bollette triplicate sono ora, il carovita è ora. E invece blaterano di 75 anni e 100 euro l’anno (nella più rosea delle ipotesi).

Tutte bugie che hanno le gambe ‘cortissime’, anche perché il governo avrà certo vita ‘corta’, vista l’aria che tira, vista la ridicolaggine della manovra che per i due terzi arriva a soccorrere per le bollette nel primo trimestre, e per il resto frattaglie a destra e a manca come neanche la peggior Dc degli anni più bui.

E vista anche subito la colossale figuraccia con il caro benzina d’inizio anno e la beffa delle accise, accompagnata dai non interventi sugli extraprofitti accumulati dai colossi dell’energia sulle spalle dei cittadini.

 

Sorge subito spontaneo un interrogativo. Ma se in Francia sta per arrivare la rivolta e un attacco alla nuova Bastiglia è alle porte, cosa dovrebbe succedere qui da noi? Una stra-rivoluzione subito!

 

Landini

E invece niente, il silenzio più totale, non vola una mosca.

Melenchon e i sindacati francesi protestano per una riforma che porta i minimi a 1200 euro. Qui Maurizio Landini, i sindacati, i rottami del PD che si prepara al congresso tra macerie d’ogni tipo, non dicono una parola, neanche una sillaba, sulla super beffa dei minimi a 600 euro (e per chi ha raggiunto i 75 anni).

Ma ci spiegano, lorsignori dei sindacati e delle sinistre frattaglie di di sinistra, come fa un Cristo a campare con 600 euro al mese? Svaligia le banche? Fa la spesa irrompendo nella casa del vicino?  O cosa?

 

P.S. Una modesta proposta al PD stile dopo terremoto dell’Aquila: perché non dicono, i candidati-segretari, una loro proposta concreta su un solo tema, a mo’ di banco di prova (tipo elementari): cosa faresti tu per ‘i minimi delle pensioni sociali’? Una domandina semplice semplice per verificare fino a che punto   del baratro siamo sprofondati.

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