IGNAZIO BENITO LA RUSSA / HA ABROGATO IL REATO DI ‘APOLOGIA DEL FASCISMO’. A NOSTRA INSAPUTA

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Ci ha messo pochissimo tempo, meno di due mesi, per gettare la maschera – come si suol dire – e mostrare il suo vero volto di truce fascista.

Non stiamo parlando nel portiere di palazzo Madama, ma del presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, il quale, dovesse mai succedere qualcosa al nostro Sergio Mattarella (che secondo non poche ‘voci’ vorrebbe lasciare lo scranno al più presto), diventerebbe automaticamente il numero uno della nostra Repubblica. Forse nel frattempo traslocata a Salò, sulle amene rive del lago di Garda.

La autentica vergogna dell’un tempo Belpaese, oggi ridotto alla più maleodorante discarica politica, ha un nome, un secondo nome e un cognome ben precisi: Ignazio Benito La Russa.

Il quale una ne fa e cento ne pensa, come la ‘Voce’ ha già illustrato in precedenti articoli che potete rileggere cliccando sui link in basso.

Ecco l’ultima chicca, la ciliegina sulla torta di fine anno.

Il 26 dicembre, Santo Stefano, ricorreva il 76esimo anniversario della nascita del Movimento Sociale Italiano, MSI per tutti i camerati e fascisti, fondato, appunto, il 26 dicembre 1946.

Dice: è il centenario. O il cinquantenario. Oppure in trentennale. Neanche quello. Solo un anonimo 76esimo compleanno, per la serie ‘chissenefrega’.

E invece no. Lui, appena ‘occupata’ la poltronissima di palazzo Madama ha voluto subito far capire a tutti la nuova aria che tira, il vento di sano e antico fascismo che ormai aleggia nei cuori di tanti italiani e pervade l’ex Belpaese.

Ma andiamo subito al sodo e sentiamo le parole che Ignazio Benito ha avuto la faccia di bronzo di pronunciare, un vero ceffone alla democrazia che oggi – lui, il figuro – dovrebbe rappresentare, un autentico schiaffo alla Costituzione che con questo gesto fa letteralmente a brandelli, uno smacco a quello Stato nato dalla guerra partigiana che ha sconfitto i nazisti e cacciato i fascisti come lui, l’attuale seconda carica di quello stesso Stato.

Ai confini della realtà. Una situazione che definire kafkiana è un puro eufemismo.

Gonfiando il petto, una lacrima sul viso, a proposito del suo adorato MSI ha osato dire: “E’ stato il partito più democratico di tutti. Noi addirittura votavamo sul posto in lista”.

Poi, non contento, ha aggiunto un post su Instagram: “Nel ricordo di mio padre, che fu tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano in Sicilia e che scelse il MSI per tutta la vita, la via della partecipazione libera e democratica in difesa delle sue idee rispettose della Costituzione italiana”.

La sua esternazione è stata preceduta di qualche ora da un tweet di Isabella Rauti, sottosegretario alla Difesa nell’esecutivo Meloni, e figlia di Pino Rauti, uno dei più fieri fondatori sia di ‘Ordine Nuovo’ (con quei bei tipi, tra gli altri, diStefano Delle Chiaie e Paolo Signorelli) che, poi, del MSI, insieme ai più ‘veraci’ ex repubblichini di Salò rimasti fedeli fino all’ultimo al Verbo del Duce.

Succinto e compendioso il tweet firmato Rauti: “Onore ai fondatori ed ai militanti missini”.

Sono però servite forse a qualcosa, le accorate e orgogliose parole di Ignazio Benito e di Isabella. Almeno a destare dall’ormai perenne letargo alcune mummie PD.

Osserva il candidato PD alla Regione Lazio, Alessio D’Amato: “L’esaltazione da parte della seconda carica dello Stato del MSI è un fatto gravissimo, che viola il giuramento sulla Costituzione antifascista. La Russa è incompatibile con la carica di Presidente del Senato”.

Fa eco Dario Parrini, senatore PD, vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali, riferendosi al plauso della Rauti: “Giorgia Meloni si chieda se la condanna delle leggi razziali è compatibile con la permanenza nel governo di un’esaltatrice del MSI, il partito fondato dai reduci della Repubblica Sociale Italiana, regime fantoccio di Hitler distintosi per la collaborazione coi nazisti in deportazioni ed eccidi”.

Giorgia Meloni, parlando in Parlamento per l’ok finale alla vergognosa legge di bilancio (uno straccio da pattumiera), non ha mosso un ciglio e ha condiviso pienamente le parole di La Russa.

E – ricordatevelo – non siano su ‘Scherzi a parte’, ma nelle solenni aule del nostro Parlamento. Oggi comodo bivacco per predoni e lanzichenecchi d’ogni risma.

Emanuele Fiano del PD. In apertura Ignazio La Russa con Isabella Rauti

Il più infuriato tra tutti è il solitamente pacioso, Emanuele Fiano, ormai ex parlamentare PD, autore di un lungo tweet al vetriolo: “Signori, in questi giorni l’esaltazione del MSI, partito fondato dai reduci di Salò, come Almirante e Romualdi, è ormai ai massimi livelli. Qui a parlare è la seconda carica dello Stato: del quale ovviamente rispetto il ricordo del padre, ma non l’esaltazione del MSI. Un partito che sotto la guida di De Marsanich negli anni ’50 sosteneva che rispetto al fascismo bisognava ‘non rinnegare, non restaurare’. Avete capito? Per l’MSI il fascismo, quello dell’omicidio Matteotti, del Tribunale Speciale, della chiusura dei partiti, dei sindacati, dell’annullamento del Parlamento, dell’istituzione della censura, delle torture, delle violenze, delle leggi razziali, della servile alleanza con bastardi criminali nazisti semplicemente non andava rinnegato. E oggi viene esaltato da esponenti del governo e dalla seconda carica dello Stato. Che si riprende la rivincita di una vita”.

Conclude Fiano: “E voi? Ex colleghi in Parlamento? Tutti zitti?”.

L’abbiamo rammentato pochi giorni fa, in occasione del concerto che si è svolto in Senato, ovviamente alla presenza del ‘padrone di casa’, Ignazio Benito La Russa, e del ‘primo ministro’ Meloni.

Un concerto diretto con la consueta bravura dalla bella e brava Beatrice Venezi. La quale, nel corso di un’intervista, ha stigmatizzato gli attacchi che di tanto in tanto subisce per via di quel ‘pesante’ cognome: il padre, Gabriele Venezi, infatti, è stato uno dei dirigenti di ‘Forza Nuova’ fino al 2010. E Beatrice ringrazia il padre per gli insegnamenti di vita, non rinnegando neanche una virgola di quei trascorsi ‘politici’ un po’ burrascosi.

Forza Nuova – l’abbiamo scritto tante volte e ricordato nell’inchiesta prenatalizia sul concerto a palazzo Madama – è stata per anni ed è ancora guidata da Roberto Fiore, condannato da un tribunale italiano a 8 anni di galera per tentata strage, latitante ‘dorato’ a Londra per altrettanti anni, accolto come un eroe all’aeroporto di Capodichino dai papaveri di Alleanza Nazionale all’epoca capeggiata da Gianfranco Fini, e addirittura entrato – il Fiore Nero – a vele spiegate in Parlamento europeo al posto di Alessandra Mussolini, la nipotina del duce all’epoca sotto le protettive ali berlusconiane.

E abbiamo anche rammentato che uno dei primi, graditissimi ospiti invitati da Ignazio Benito La Russa a visitare la sua ‘nuova casa’ è stato proprio quel Fiore nero. In attesa del processo per l’assalto alla Cgil di poco più d’un anno fa.

Avete capito, a tre mesi dal voto, in quali mani siamo finiti?

O state ancora dormendo e facendo volare la Giorgia nazionale sempre più in alto nei sondaggi?

 

 

 

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