Poirot bis

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Mal ne incoglie ai lanciatori dilettanti di boomerang. L’attrezzo in fase di ritorno li colpisce dolorosamente. È simile l’effetto rebound dell’esaltazione euforica di Mediaset che augura buone feste e si gloria per milionate di italiani che ascoltano radio e vedono le Tv del gruppo. Gli auto elogi trascurano il rilevante dettaglio del 70/80% di loro programmi che hanno provocato la dipendenza di italiani sempliciotti da gossip a profusione, ‘Grande fratello vip’ ‘Pomeriggio 5, ‘Forum’ e i suoi finti litigi, ‘Uomini s donne’ Tg e talkshow politici sfacciatamente supporter della destra.

In corso di vacanze natalizie, pasquali e specialmente estive, le Tv berlusconiane (non solo loro, beninteso) raschiano il fondo del barile dove si affollano film, telefilm, fiction del passato prossimo e remoto e li rimettono in circolo. Un classico è il mitico ‘Via col vento’, riproposto a ridosso del 25 dicembre, un altro è la serie di comiche ‘Stanlio e Ollio’. Non manca un’ampia rassegna di Totò, di qualche pellicola di classici in bianco e nero, la serie della principessa Sissi, lo ‘Zorro’ di Banderas, la mitica vittoria dell’Italia sulla Germania con l’urlo liberatorio d Tardelli. Si glissa su qualche errore di messa in onda e per esempio la distrazione del tecnico addetto alla messa in onda sequenziale dei programmi, che per distrazione fa andare in nero qualche frem, sciatteria punita in altri tempi con multe e sospensioni dei responsabili. Ma c’è di peggio. La lunga premessa sulla qualità delle tv e in particolare di Mediaset è l’effetto collaterale di un erroraccio di Rete 4. Ieri pomeriggio agli appassionati di messieur Poirot ha fatto omaggio del bis di un episodio dell’investigatore belga, nel senso che ha trasmesso lo stesso telefilm del giorno prima e nessuno in casa Mediaset se n’è accorto o se lo ha rilevato se n’è infischiato. Niente male come regalo di Natale “Di noi tutti di Mediaset”, reiterato slogan autopromozionale.

L’osannata Meloni tra molte doti enumera il controllo delle esternazioni. Tace con astuzia volpina sugli innumerevoli episodi di fascismo di suoi follower. Non una parola sull’assalto alla sede del Cgil, sui raduni di nazifascisti, sul camerata La Russa che contesta il 25 aprile, festa della Liberazione dal fascismo. In sincrono con la cronaca quotidiana non una parola sulla celebrazione della nascita del Movimento Sociale fondato da Pino Rauti,  postata su Twitter dalla figlia, sottosegretaria del governo Meloni o sul brindisi in onore di Belerdinelli, leader neonazista investito da un ultrà del Napoli nelle vicinanze dello stadio Meazza a Milano. Il rito commemorativo (fonte la Repubblica) l’hanno organizzato i neonazisti di Azzate. Hanno imbrattato i cartelli stradali del paese con la scritta ‘Partito fascista repubblicano, fascio di Azzate’ con il simbolo del fascio littorio.

La premier ignora questi e molti altri episodi analoghi, o peggio, ne è a conoscenza ma tace. Cosa ci aspetta? Il partito unico modello Mussolini? Olio di ricino, incarcerazioni, esilio per i dissidenti? Ovvio, no. La destra alla Meloni assapora i privilegi del potere, vuole conservarlo e il suo neofascismo sarà di tipo soft, ma non per questo meno pernicioso per la democrazia della Repubblica nata dalla Resistenza.

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