Biden chiama, ma Pechino risponde?

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Chi l’avrebbe mai detto: sembra che siano nel potere di convinzione della Cina le sorti della sciagurata aggressione russa che finora, e non è finito il devastante effetto sull’economia mondiale, ha provocato incalcolabili danni, migliaia di civili e soldati morti, la devastazione del Paese aggredito, l’arricchimento dei fabbricanti di armi, ovviamente ostili alla pace e delittuosi extra profitti dei produttori di energia, ma soprattutto livelli disumani di povertà. Nessuna speranza di fermare gli impeti bellicosi di Putin e Zelenski con le armi della ragione, finora nessun margine operativo per la tregua e impossibili trattative di pace. I due ostinati ‘nemici’ hanno esasperato le rispettive ambizioni a uscire vincenti dal conflitto e si sono infilati nel tunnel dello stallo su posizioni di totale inconciliabilità. Il muro contro muro è diventato invalicabile contrapposizione, supportata dalla storica, quanto ostinata rivalità che cova da sempre tra Stati Uniti e Russia. La Cina, terzo, emergente soggetto della spartizione mondiale del potere finanziario e militare, a sua volta in competizione con la potenza degli Usa, ha osservato con tempi e modi ondivaghi quanto accadeva con l’aggressione in Ucraina, nell’immediato interessata a inglobare la Russia come alleato nella montante sfida all’America, poi indotta a cautela per non alienarsi il ‘mercato’ occidentale, sbocco ineludibile del suo crescente export. Questo il presupposto che legittima la trasferta di Zelenski a Washington, l’a tu per tu con Biden, l’incipit di una strategia che tenderebbe a barattare l’intervento pacificatore della Cina, con liberalizzazioni espansive nei mercati di Europa e Stati Uniti. A sostenere il progetto, non a caso, il nuovo sì di Biden alla richiesta, esaudita, di Zelenski, di altre armi, sempre più aggressive.

In vista della prossima legislatura degli States, Biden prova ad accreditarsi anche con la destra americana come uomo forte a dimensione mondiale e manda un segnale di benevola complicità ai potenti costruttori di armi. Di più, aumenta il potenziale militare di Kiev, evento che potrebbe indurre Putin ad accettare la fine del conflitto in cambio della sovranità sui territori ucraini ai confini con la Russia.

Fanta-ipotesi? Per accertarlo non c’è che da aspettare se ci sarà il primo passo della Cina per imporre all’‘amico’ Putin la soluzione coercitiva della trattativa di pace.

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