INDISCRIMINATO ASSALTO AI GIORNALISTI / INTERVIENE L’UNESCO, MA LA POLITICA E’ MUTA

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Sembra davvero di vivere ormai in uno mondo distopico.

Da un lato il governo Meloni – via Guardasigilli Nordio – sembra voler mettere un sempre più ferreo bavaglio all’informazione (quella poca rimasta sul campo); sul fronte internazionale, invece, qualcosa di positivo sembra muoversi, una minima luce pare stagliarsi all’orizzonte.

L’UNESCO, infatti, ha appena elaborato un ‘forte’ documento che accende i riflettori su un universo fino ad oggi misconosciuto, in Italia e all’estero: quello delle intimidazioni per via giudiziaria alla libera informazione, soprattutto rivolte a quei giornalisti (spesso free lance) senza padrini e senza padroni, quindi facili bersagli per  politici di rango, faccendieri, criminali & colletti bianchi che si sentono lesi nella loro ‘maestà’ e per questo SPARANO, se non col revolver, ora soprattutto per via legale: diffamazioni penali o, ancor più, azioni civili di risarcimento danni.

Alberto Spampinato

Ossigeno per l’Informazione’, la battagliera associazione fondata ormai una quindicina d’anni fa da Alberto Spampinato, fratello del giovane cronista dell’Ora di Palermo ammazzato dalla mafia (e non solo), Giovanni, da anni si batte al fianco dei sempre più numerosi giornalisti minacciati non solo ‘fisicamente’ dalle mafie, ma soprattutto, appunto, per via giudiziaria. Ha creato anche un sito di notizie e monitora ogni giorno la situazione. Non solo: ma ha anche istituito uno sportello legale per poter fornire assistenza legale gratuita ai tanti giornalisti che non sanno a che santo votarsi, spesso e volentieri scaricati dagli editori, sovente  indipendenti, free lance, comunque abbandonati al loro destino.

Anche la ‘Voce’ ha ricevuto l’assistenza legale da parte di ‘Ossigeno’, perché essendo una testata autogestita, è da tempo priva dei mezzi necessari per tenere in vita il sito: figurarsi per affrontare i Potenti di turno che hanno fior d’avvocati a libro paga e hanno l’unico obiettivo di minacciare, intimidire, zittire, quella voce (o Voce) scomoda. Le tante voci che fanno paura perché in grado di alzare spesso imbarazzanti altarini…

Nel mirino dei Potenti anche articoli inattaccabili, perché rispondono perfettamente al ‘diritto-dovere di cronaca e di critica’, tutelato anche dalla nostra Costituzione. Articoli, poi, che rispettano fino in fondo i tre criteri base del ‘buon giornalismo’: ossia ‘verità dei fatti’, ‘interesse pubblico a quei fatti’, ‘continenza espositiva’ di quegli stessi fatti, come è successo spesso e succede alla Voce.

Abbiamo di recente scritto un Appello rivolto ai nostri lettori, una sorta di ‘crowdfounding’ per raccogliere risorse da destinare a un ‘fondo spese legali’.

Così come di recente abbiamo documentato il nostro ‘novembre di fuoco’, assaliti come eravamo da ben tre contenziosi. E di uno di questi, che ci vede contrapposti alla dinasty dei Marcucci (un colosso, a bordo della corazzata ‘Kedrion’, sul fronte nazionale e internazionale degli emoderivati), abbiamo descritto le fasi anche ‘farsesche’ dell’udienza: con il Ceo, Paolo Marcucci, che ha denunciato colossali danni economico-finanziari, morali e d’immagine provocati da quattro nostri articoli: per la serie – così descrisse trent’anni fa Giampaolo Pansa quando venivamo attaccati da ‘il Mattino’ – quando “i carri armati sparano alle biciclette”, come all’epoca succedeva nella Sarajevo sotto le bombe ‘alleate’…

Massimo Marasca

E abbiamo dettagliato le performance di un altro carro-armato, quello del magistrato, oggi in servizio a Roma, Massimo Marasca, che per un articolo totalmente inattaccabile ci ha querelati: non contento di aver costretto, nel 2015, con una sentenza del tutto anomala, a chiudere la ‘Voce’ in edizione cartacea, condannandoci a 70 mila euro per aver sbagliato il nome della scuola dove si ‘maturò’ Cristiano Di Pietro, il figlio dell’ex Pm senza macchia e senza paura. Ai confini della realtà.

Ne abbiamo subiti a decine e decine di attacchi di questo tipo: mitici, un tempo, gli assalti di Paolo Cirino Pomicino che chiese 11 miliardi di vecchie lire per il nostro libro ‘O Ministro, oppure la richiesta di sequestro del volume ‘Sua Sanità’ quando Francesco De Lorenzo era ministro e protagonista assoluto della ‘Farmatruffa’. 

Sorge spontanea la domanda: come mai, nel nostro Paese, non è mai stata fatta una vera legge come Dio comanda sulla diffamazione?

Perché nessuna foglia si è mai mossa, a livello politico, per dare regole certe e soprattutto mettere un freno al dilagare di liti temerarie e contenziosi del tutto infondati?

Perché, ci siamo più volte chiesti, non è mai stata prevista la figura di un Pm anche nelle cause civili che comportano risarcimenti danni?

A questi e molti altri interrogativi cerca di rispondere il lungo, dettagliato, minuzioso, preziosissimo lavoro effettuato dall’Unesco. Che in Italia ha ricevuto un supporto basilare proprio da ‘Ossigeno’.

Vi invitiamo caldamente a leggere il dossier, perché è in ballo la democrazia, il diritto all’informazione, la libertà d’espressione, tutelati dalla Costituzione ma ormai regolarmente calpestati senza tanti complimenti.

L’avvocato Andrea Di Pietro

Intanto, ecco di seguito qualche piccola anticipazione, tratta dagli interventi di Alberto Spampinato e di Andrea Di Pietro, che coordina lo Sportello Legale di ‘Ossigeno’. Parole che sottoscriviamo con calore e profonda convinzione.

Esordisce Spampinato: “L’uso scorretto del sistema giudiziario per limitare la libertà di espressione e di stampa non è un problema solo dell’Italia, ma è mondiale”.

Parla di uso scorretto, Spampinato, anche a fronte di “accuse infondate, pretestuose, temerarie”, veri e propri “strumenti intimidatori, dando vita a processi lunghi e costosi, che mettono in difficoltà giornali e giornalisti che hanno correttamente esercitato la loro attività”. E fa anche una cifra da brividi: in Italia raggiungiamo il record (per le dimensioni del nostro Paese) delle 5 mila azioni giudiziarie all’anno contro i giornalisti, tra diffamazioni penali e citazioni civili.

“L’Unesco – ricorda Spampinato – sottolinea la strumentalizzazione della giustizia da parte di chi teme la verità dei fatti. Querele e citazioni sono le vie più facili, ovunque negli ultimi anni, per comprimere la libertà d’espressione, quel diritto fondamentale che consente ai giornalisti di pubblicare notizie sgradite al Potere”.

E non ha paura, Spampinato, di parlare d’un vero e proprio ‘flagello’ che colpisce non solo le vittime dirette, i giornalisti, ma anche i cittadini, sempre piò orfani di una libera informazione, il sale della democrazia.

Passiamo ad Andrea Di Pietro. “I dati e le notizie diffuse dall’Unesco in collaborazione con ‘Ossigeno’ denunciano un sensibile incremento a livello internazionale dei casi in cui si riscontra un’eccessiva e indebita pressione giudiziaria sui giornalisti, un aumento delle pene detentive e la mancata depenalizzazione del reato di diffamazione. Stiamo assistendo ad un uso sempre più indiscriminato delle querele temerarie”.

E aggiunge: “Il quadro giuridico italiano, che ha causato tale abuso del diritto di querela, non è mutato negli ultimi anni, come sarebbe dovuto invece accadere”. Come dicevamo prima, una classe politica che se ne è totalmente e pilatescamente lavata le mani.

“E come acutamente diceva il giurista Francesco Carnelutti – aggiunge Di Pietro – non pesa tanto e soltanto la minaccia della pena, ma il processo, che è una piaga in sé, tra spese legali, ansie, senso di isolamento”. E, aggiungiamo noi, tentativi di delegittimazione, di farti intorno terra bruciata, di tagliarti le risorse economiche. Per sfiancarti sempre di più: e far in modo che, stremato, tu alla fine getti la spugna.

 

 

LO SPECIALE DI OSSIGENO

SPECIALE DIFFAMAZIONE/ NUOVI DATI UNESCO SU LEGGI E QUERELE

UNESCO: L’uso scorretto del sistema giudiziario per limitare libertà espressione

Il testo della ricerca che documenta un preoccupante trend a livello internazionale e rivolge alcune raccomandazioni

I temi della ricerca UNESCO sull’attacco alla libertà d’espressione

Uso scorretto della giustizia, leggi punitive vecchie e nuove, cause e  querele temerarie per diffamazione, turismo giudiziario

Ricerca Unesco: La tendenza a limitare la libertà espressione

Nel mondo cresce l’abuso delle accuse penali di diffamazione ai giornalisti  e nascono leggi poco rispettose del bilanciamento dei diritti

Ricerca UNESCO: I dati principali e le raccomandazioni

L’aumento delle querele temerarie e delle SLAPP – La diffamazione perseguita come reato – Le richieste ai governi 

Spampinato: Ossigeno e la ricerca UNESCO sulle querele intimidatorie

Il dossier dell’Agenzia ONU mostra che a livello internazionale emergono preoccupanti tendenze già riscontrate in Italia da 10 anni

Mennella: La grande distanza fra legge italiana e standard dei diritti

La lista delle riforme promesse da 20 anni, presentate al parlamento a ogni inizio legislatura e mai approvate

Avv. Di Pietro: In Italia pesa anche la durata dei processi

Il coordinatore dell’Ufficio Assistenza Legale di Ossigeno commenta la ricerca UNESCO sull’uso scorretto della giustizia

 

 

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