OSKAR LAFONTAINE / EUROPA SUICIDA SE SEMPRE SERVA DEGLI USA

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Un durissimo attacco di uno dei leader storici prima della SPD, poi della sinistra tedesca (‘Die Linke’), Oscar Lafontaine, ai leader di tutti i paesi europei, ormai proni davanti ai diktat della Casa Bianca per il conflitto in Ucraina. Così titola il quotidiano che l’ha intervistato, ‘Deutsche Wirtschaftsnachrichen’ (DWN): “L’Europa sta pagando le ambizioni di Washington di diventare una potenza mondiale per la codardia dei suoi stessi leader”.

Ecco, di seguito, i passaggi salienti dell’intervista.

“L’esplosione dei due gasdotti è una dichiarazione di guerra alla Germania ed è patetico e vile che il governo tedesco voglia nascondere l’incidente sotto il tappeto. Dice di sapere qualcosa, ma non può dirlo per motivi di sicurezza nazionale. I passeri lo fischiano dai tetti da molto tempo: gli Stati Uniti hanno eseguito direttamente l’attacco o almeno hanno dato il via libera. E’ stato un atto ostile contro la Repubblica Federale – non solo contro di essa ma anche – che chiarisce ancora una volta che dobbiamo liberarci dalla tutela americana. Naturalmente non accadrà da un giorno all’altro, ma l’obiettivo deve essere chiaro: il ritiro di tutte le strutture militari e delle armi nucleari statunitensi dalla Germania e la chiusura della base aerea di Ramstein. Dobbiamo lavorare con costanza verso questo obiettivo e allo stesso tempo costruire un’architettura di sicurezza europea, perché la NATO, guidata dagli Usa, è obsoleta, come ha riconosciuto anche il presidente francese Emmanuel Macron. La NATO ha smesso da tempo di essere un’alleanza difensiva, ma piuttosto uno strumento per rafforzare la pretesa degli Stati Uniti di rimanere l’unica potenza mondiale. Dobbiamo riformulare i nostri interessi e questi non sono affatto congruenti con quelli degli Usa”.

“L’immagine del Cancelliere Scholz in piedi come uno scolaretto accanto al Presidente degli Stati Uniti Biden quando ha annunciato che il Nordstream 2non sarebbe stato realizzato è una grande umiliazione. E a ciò si aggiungono il Ministro degli Esteri tedesco, che fa da pappagallo alla propaganda statunitense, e il Ministro dell’Economia, che vuol ‘servire da leader’. Non si può essere più genuflessi di così”.

Il conflitto ucraino è iniziato con il colpo di stato del Maidan di Kiev nel 2014. Da allora, gli Usa e i loro vassalli occidentali armano l’Ucraina e la preparano sistematicamente alla guerra contro la Russia. In questo modo, l’Ucraina è diventata un membro de facto della NATO, anche se non de jure. Questa storia è stata scientificamente ignorata dai politici occidentali e dai media mainstream”.

“E’ assolutamente chiaro che abbiamo a che fare con una guerra per procura degli Stati Uniti contro la Russia, preparata da tempo. E’ imperdonabile che la SPD abbia tradito in questo modo l’eredità di Willy Brandt e la sua politica di distensione e non abbia insistito seriamente almeno sul rispetto degli accordi di Minsk”.

Olof Scholz. Sopra, Oscar Lafontaine

“Gli Stati Uniti hanno raggiunto buona parte dei lori obiettivi geopolitici. In termini di limitazione delle relazioni tra la Federazione Russa e la UE hanno avuto un grande successo. Sono anche riusciti a mettere fuori gioco, per il momento, l’Unione Europea e la Germania come potenziali rivali geostrategici ed economici. Ancor più di prima del conflitto in Ucraina, ora determinano le politiche degli Stati dell’UE, anche grazie ai politici compiacenti di Berlino e di Bruxelles. Possono vendere il loro sporco gas da fracking e l’industria degli armamenti statunitensi fa affari d’oro con le bombe. D’altra parte, però, non sono riusciti a ‘rovinare la Russia’, rovesciando Putin e installando un governo fantoccio a Mosca per ottenere un migliore accesso alle materie prime russe come ai tempi di Eltsin. Inoltre, le sanzioni occidentali si stanno rivelando un boomerang: stanno danneggiando gli Stati occidentali più della Russia e porteranno alla deindustrializzazione, alla disoccupazione e alla povertà. La popolazione attiva in Europa sta pagando il prezzo delle ambizioni di potere mondiale di un’elite impazzita a Washington e della cordata dei leader europei”.

Dobbiamo urgentemente garantire la fine del conflitto in Ucraina. E questo sarà possibile solo se gli Stati Uniti abbandoneranno il loro piano di mettere in ginocchio la Russia, per poi affrontare la Cina. Per questo è necessaria un’iniziativa europea, che deve partire da Francia e Germania. Se non lo faremo, e se non troveremo presto un accordo con la Russia sulle importazioni di materie prime, l’economia della Germania e dell’Europa andrà a rotoli e i partiti di destra diventeranno sempre più forti in Europa”.

 

Passiamo ad un altro tedesco di peso (ma su un fronte politico ben diverso), Josef Braml, segretario generale del gruppo tedesco della ben nota ‘Trilateral’, negli ultimi anni consulente dei maggiori organismi e think tank internazionali, come la ‘Banca Mondiale’, ‘Aspen Institute’ e la ‘Brookings Institution’. E’ autore di un bestseller pubblicato da ‘Der Spiegel’ intitolato ‘The Transatlantic Illusion’ in cui esorta i paesi UE ad essere più coesi e indipendenti perché in caso contrario verrebbero inevitabilmente schiacciati tra Usa e Cina.

Ecco alcuni stralci da un’intervista rilasciata al già citato DWN.

Josef Braml

“Di fronte all’attacco russo all’Ucraina, l’Occidente sembra più unito di quanto non lo sia stato da molto tempo. Ma credere che gli Stati Uniti rappresenteranno i nostri interessi come ai bei vecchi tempi della Guerra Fredda è un’illusione transatlantica. Perché la potenza mondiale ora è malata a livello nazionale e si concentrerà sui rapporti con la Cina in politica estera. Entrambi gli sviluppi – i gravi problemi interni degli Usa come potenza mondiale e il relativo disorientamento in politica estera – dovrebbero dare molto da pensare ai responsabili in Germania e in Europa. Questo non significa lasciare la NATO o rompere l’alleanza transatlantica. Nella situazione attuale, entrambi sarebbero un hara-kiri in termini di politica di sicurezza. Ma si tratta di intraprendere un percorso verso una capacità di difesa europea indipendente dagli Usa, con l’obiettivo a lungo termine di un’alleanza tra pari”.

“L’Ucraina sta pagando il prezzo di un’inutile guerra per procura tra Stati Uniti e Russia che era prevedibile per menti geostrategicamente addestrate. Già nel maggio 1998, subito dopo che il Senato degli Usa aveva ratificato l’espansione della NATO, l’allora 94enne Goerge Kennan aveva criticato la miopia geostrategica, il ‘tragico errore’ di accerchiare la Russia e provocare un futuro confronto”.

“A ragione, il Cancelliere Angela Merkel e il Presidente francese Nicolas Sarkozy hanno inizialmente sventato i piani dell’allora presidente degli Usa al vertice di Bucarest dell’aprile 2008 per ammettere nella NATO anche la Georgia e l’Ucraina”.

“I redattori del ‘New York Times’ hanno avvertito a metà maggio di quest’anno che ‘non era nel miglior interesse dell’America’ immergersi in una guerra totale con la Russia. In assenza di chiarezza nel nominare gli obiettivi prefissati del loro impegno in Ucraina, il governo degli Stati Uniti non solo rischia di perdere l’interesse americano ad aiutare gli ucraini – che continueranno a subire perdite di vite umane e mezzi di sussistenza – ma mette anche a repentaglio la pace e la sicurezza a lungo termine nel continente europeo, si legge nel preveggente avvertimento del ‘New York Times’”.

“Le attuali sanzioni contro la Russia accelereranno il processo di dedollarizzazione dell’economia globale. Questo sta minando uno dei pilastri importanti del potere americano. Per l’UE si tratta ora di rafforzare il ruolo dell’euro – che, a differenza dello yuan cinese, è liberamente convertibile – con l’obiettivo di affermarlo come la moneta più importante al mondo accanto al dollaro. Se l’UE vuole sopravvivere come centro di potere accanto a Stati Uniti e Cina, ha bisogno di maggiore indipendenza dalle importazioni di petrolio e gas, sovranità digitale e una valuta che rifletta la sua forza economica e innovativa a livello internazionale”.

 

In Europa, comunque, qualcosa comincia a muoversi sul fronte della ‘consapevolezza’. “Nove mesi dopo aver invaso l’Ucraina, Vladimir Putin sta iniziando a spaccare l’Occidente”, osserva ‘Politico’ in una sorprendente ammissione che segna un netto capovolgimento rispetto al precedente ottimismo del mainstream. “Alti funzionari europei – viene notato da ‘Politico’ – sono furiosi con l’amministrazione di Joe Biden e ora accusano gli americani di aver fatto fortuna con la guerra, mentre i paesi dell’UE soffrono”.

Un alto funzionario europeo, sentito da ‘Politico’, ha criticato la Casa Bianca di utilizzare la guerra in Ucraina per “riempire le tasche degli appaltatori della difesa americani”, facendo al tempo stesso orecchie da mercante di fronte alle “richieste europee di un po’ di sollievo alla situazione senza possibilità di vittoria”.

E l’alto funzionario UE aggiunge: “Il fatto è che, se lo si guarda in modo sobrio, il paese che sta guadagnando di più da questa guerra sono gli Usa perché vendono più gas e a prezzi più alti, e perché vendono più armi”.

E un altro funzionario UE di vertice, sempre interpellato da ‘Politico’ ha affermato che il regime da 369 miliardi di dollari di Biden per sostenere le industrie verdi come parte dell’ ‘Inflaction Reduction Act’ ha scatenato il panico nelle capitali europee. Ecco le sue parole: “L’Inflaction Reduction Act ha cambiato tutto. Washington è ancora nostro alleato o no?”.

Passiamo alla Francia, dove l’ex deputato europeo Florian Philippot ha così sbottato via twitter: “I Paesi della UE, armando Kiev, derubano se stessi e arricchiscono gli Stati Uniti. La nostra risposta suicida alla crisi ucraina porterà a un massiccio trasferimento di migliaia di miliardi di euro dalla UE negli Stati Uniti”.

Secondo Philippot “gli Usa hanno trascinato gli europei in questa   situazione con Kiev esercitando indebite pressioni sui leader UE per i loro interessi, e in questo mondo hanno reso l’Unione europea complice di questo massacro”.

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