GIORGIA MELONI / IN GINOCCHIO DAVANTI AI PADRONI, UN CALCIO AI POVERI  

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C’è voluto poco, neanche un mese e il premier (pardòn, il primo ministro) Giorgia Meloni ha – come si suol dire – ‘gettato la maschera’.

L’aveva, in effetti, detto subito, appena insediata sul trono che fu di Mario Draghi, e che sta cercando di imitare e perfino ‘superare’ in ogni atteggiamento, in tutte le decisioni: “lavorerò per le classi medie”, come a dire degli ultimi, dei poveracci me ne strafotto. Aggiungendo subito un monito rivolto a tutti (anche alla magistratura a volte troppo ficcanaso?): “Non bisogna disturbare chi produce, chi dà lavoro”.

La conferma puntuale, si è appena avuta nel corso dell’Assemblea Generale 2022 di Assindustria Venetocentro e Confindustria Venezia-Rovigo, cui ha preso parte con entusiasmo.

Ecco il verbo meloniano, tutto latte e miele per i vertici di Confindustria come non accadeva da tempo per un premier, pardòn un primo ministro.

“C’è tanto da fare, abbiamo bisogno delle energie migliori di questa nazione. Quindi le porte di questo Governo saranno sempre aperte a chi vuole offrire proposte, a chi ha soluzioni efficaci e sono certa che Confindustria, che voi, sarete sempre protagonisti di questo percorso”. Più genuflessi di così…

Non soddisfatta di tali inchini, prosegue: “Questa strada noi vogliamo percorrerla camminando fianco a fianco del nostro sistema produttivo e industriale, atteso che nessuno meglio di chi fa impresa sa cosa sia la cultura del lavoro”.

Sorge spontaneo l’interrogativo: ma perché mai non ha affidato il ministero dell’Economia al capo di Confindustria, Carlo Bonomi?

Un fiume in piena, quello di lady Meloni, che così continua a tessere le lodi della nostra classe imprenditoriale: “Penso che nessuno meglio di chi fa impresa sappia quanto conti il rispetto degli impegni presi e questo anche alla politica vale la pena di insegnare, diciamo così”.

Carlo Bonomi. Sopra la premier Meloni all’assemblea di Confindustria

Un po’ tortuoso, il concetto, ma subito si affretta a chiarire: “poiché noi vogliamo rispettare gli impegni assunti con i cittadini italiani, possiamo trarre buon esempio su questo dal vostro mondo”. Perché, a questo punto, le aule di Montecitorio e palazzo Madama non vengono trasferite direttamente in Viale dell’Astronomia, dove c’è il quartier generale di Confindustria? Sarà una prossima proposta ministeriale…

Abbiamo quindi la conferma plastica che la visione dell’esecutivo Meloni coincide perfettamente con quella del vertice confindustriale, accumunati dalla medesima ‘visione sociale’.

Chiarisce ancora, a beneficio dei sordi: “non può esistere welfare se non c’è chi genera ricchezza”. E aggiunge altri ingredienti giusti: “le misure perderanno di qualsiasi efficacia se non riusciremo a garantire alle imprese un contesto differente da quello fin qui trovato nel rapporto con lo Stato e con il governo”.

Per concludere in modo trionfale, da autentici sposi promessi: “Insieme dobbiamo ragionare per fissare gli obiettivi e trovare le soluzioni per arrivarci. La sfida al dialogo non è formale (ne sono ben consapevoli il gatto e la volpe, Carlo Calenda e Matteo Renzi, ndr), vorrei davvero che si potesse ragionare come persone, mondi che ragionano verso gli stessi obiettivi, per risposte che servono al mondo produttivo e non solo. Perché siamo consapevoli che se l’industria va bene, va bene anche la nazione”.

 

E ai lavoratori, ai disoccupati, ai precari a vita, soprattutto ai pensionati? Un ben vaffanculo, senza se e senza ma. Se ne stanno accorgendo perfino i sindacati, da anni ormai finiti in un interminabile letargo.

Apre finalmente gli occhi l’assonnato segretario della Cgil Maurizio Landini che trova il coraggio di osservare: “I salari non aumentano, la Fornero rimane e hanno tagliato la rivalutazione delle pensioni senza discuterne con i sindacati, hanno rimesso i vaucher, aumentando la precarietà e reintroducendo una forma di sfruttamento”.

Maurizio Landini

Fa eco, focalizzandosi soprattutto sulla vergogna-pensioni, il numero uno della Cisl Luigi Sbarra: “Il governo dice che questo taglio delle rivalutazioni delle pensioni è necessario per finanziare proroghe e una serie di situazioni legate alle pensioni. Noi abbiamo fatto delle ricerche: se anche si dovesse finanziare per intero quota 103 questo non va oltre 300 milioni di euro nel 2023. Secondo i nostri calcoli, l’operazione studiata dal governo farebbe entrare nelle casse dello Stato circa 2 miliardi per il 2023 e 4 per il 2024. E con il restante cosa si finanzia? Il fatto vero è che si continua a far cassa, per finanziare altre misure, sugli anziani e sui pensionati: e su questo noi siamo in profondo disaccordo”.

Conferma il segretario generale della Uil pensionati, Carmelo Barbagallo: “Sulla rivalutazione delle pensioni siamo profondamente insoddisfatti. Noi vorremmo che il governo ci chiamasse e si confrontasse sul fatto che non si tratta di un aumento, ma di un adeguamento all’inflazione”.

Il programma di Forza Italia, condiviso dagli ‘alleati’, prevedeva un raddoppio delle pensioni, per sfiorare la fatidica quota dei 1000 euro. Una presa per il culo. Invece, solo poche, miserevoli briciole: 37 euro mese per le ‘pensioni sociali’, ossia le minime, stanziati dall’Inps per coprire l’inflazione; e un cadeau governativo di 37 euro tanto per far cifra tonda e arrivare a quota 600 euro.

Un misero regalo, e anche ‘taroccato’. Perché – secondo gli esperti – se l’inflazione si mantiene ai livelli attuali (quasi il 12 per cento), l’incremento, pur ridicolo, finisce per essere solo virtuale, fittizio, dal momento che diminuisce in termini di ‘capacità di acquisto”. Insomma, il danno e la beffa.

Ma non è arrivato il momento di scendere in piazza per un VAFFA MELONI DAY in piena regola? Comunque, il primo ministro va ringraziato per la estrema chiarezza nel comportamento manifestato fin da subito: sto con i padroni e chi non ha niente, se ne resta con niente e se ne può andare a quel paese, è solo carne da macello.

E allora: sindacati, fate come una volta e fate scendere tutti in piazza! Frantumi e cascami di sinistra, volete ‘dare un colpo’ prima di sparire per sempre? E, soprattutto, Giuseppe Conte, vuoi dare un segnale di quella giustizia sociale di cui ti fai paladino, vuoi avere il coraggio di federare quei tanti cittadini oggi calpestati e senza alcun punto politico di riferimento? Se non ora, quando???

In seguito vi proponiamo la lettura di un forte intervento sulla legge di bilancio mangia-poveri firmato dal costituzionalista Paolo Maddalena. Basta cliccare sul link in basso.

Paolo Maddalena – Alcune osservazioni sulla manovra di bilancio del governo Meloni

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