Ci manca

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La suggestiva voce graffiante di Fausto Leali, lo struggente “Mi manchi” di una canzone quasi immortale, si fa citare nel pieno di una crisi d’identità politica dell’Italia destrofila. Le gravi ricadute a dimensione italiana della follia ‘Russia vs Ucraina’ fa emergere l’imperfezione del sodalizio europeo e giustifica il riferimento anomalo del titolo “Mi manchi” nel contesto di un ragionamento di geopolitica. Due nodi strategici, in questa drammatica stagione del Vecchio Continente vicino al dissesto, confermano la fragilità dell’Italia abbandonata a sé stessa dai partner forti di Germania a Francia, esclusa dal loro patto strategico di contrasto alla crisi del gas e oberata della sorte dei dei migranti. Questi due punti di una crisi epocale non sono esenti da critiche nazionaliste, ma non autarchiche: escludere l’Italia dalla ricerca di soluzioni comuni somiglia molto alla ritorsione politica, punitiva, di Francia e Germania nei confronti del governo di destra-destra-destra. Niente da eccepire sul loro rammarico di ritrovare nella Comunità una quinta colonna alleata ideologicamente con Orban e soci Ue molto poco democratici, ma anche endorsement totale per Draghi e il suo governo del ‘tutti dentro’, così poco di sinistra. Il “Mi manchi” è comunque spia del danno per la perduta autorevolezza di un premier che si è fatto rispettare, anche da Macron, dalla Merkel. La Francia ha qualche ragione nel rifiutare l’accoglienza di migliaia di migranti in risposta al governo Meloni che teorizza blocco dei porti, respingimenti e addirittura il sequestro delle navi Ong salvavita.

Nessun pentimento nel citare la premier con l’attributo di ‘borgatara della Garbatella’, perché corrispondente alla verità sulle sue origini urbane, ma i cugini francesi francamente esasperano la recente inimicizia nei confronti dell’Italia: “Pescivendola”: così la giornalista francese Jeanne Perego ha insultato “Yo soy Giorgia”. Prima di lei Alan Friedman, durante la campagna elettorale.

Esecutivo Meloni, alias governo della retromarcia. Default a ripetizione di promesse elettorali impossibili da mantenere e decisioni ‘affrettate’, anche su Opzione Donna. sulla norma legata ai figli, perché a rischio incostituzionalità. È l’ultimo caso, sollecitato dalla ministra del Lavoro Marina Calderone. Nuovo testo della norma da inserire in manovra, per trovare le coperture. Dopo le contestazioni di associazioni, sindacati e opposizioni, il dietrofront e si torna al modello attuale che consente alle donne, anche nel 2023, di andare in pensione a 58 anni (59 per le autonome) con 35 anni di contributi e il ricalcolo contributivo di tutto l’assegno.

L’Italia è in trepida attesa di un decisivo innesto della marcia indietro, ma di tutto lo sciagurato esecutivo della ‘borgatara’.

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