LA BUFALA DEL MISSILE RUSSO E I SERI IMPEGNI CHE ATTENDONO IL PREMIER MELONI

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DI FRANCO CARDINI

Il Presidente Giorgia Meloni, con tempestività encomiabile ma in questo caso degna forse di miglior causa, è corso in aiuto al premier-showman Zelensky appoggiando la sua ormai disperata solitudine nell’attribuire ai russi la paternità del missile – senza dubbio di fabbricazione russa, detenuto però dagli ucraini – caduto su una fattoria al confine ucraino-polacco. Nei giorni scorsi, il politico-attore in canottiera militare aveva imperversato su tutti i media generosamente posti a sua disposizione starnazzando su un deliberato attacco russo a un paese NATO e invocando l’assalto immediato di tutti i paesi atlantici contro il paese aggressore ai sensi dell’articolo 5 dello statuto dell’alleanza atlantica.
In realtà, molte cose non tornavano: al punto che lo stesso governo polacco (ed è tutto dire) è intervenuto a calmare i bollori dell’uomo di Kiev. Ieri, 19 novembre, durante il BookCity milanese un esperto di assoluta competenza, il generale Fabio Mini, ha spiegato a una folta e attentissima assemblea che oltretutto il missile in questione è un’arma “di superficie”, vale a dire un missile terra-terra, come si evince anche dall’enorme cratere da esso provocato. Insomma, un banale errore se non vogliamo pensare a una deliberata messinscena per provocare appunto lo scatto dell’articolo 5. E Zelensky, ha proseguito Mini – che di NATO se ne intende, essendone stato uno dei comandanti in capo fino al 1998 – ha detto al riguardo una mezza verità, vale a dire una mezza buglia. O meglio, ha formulato due affermazioni: la prima veritiera, la seconda bugiarda. Prima la verità: Zelensky afferma di sapere benissimo chi ha sparato l’ordigno, e di ciò non c’è dubbio. Poi la balla: sono stati i russi, e qui ecco la bugia con lunghissimo naso e cortissime gambe. Pinocchio Zelensky sa benissimo che a sganciare il missile sono stati i suoi, anche se non sappiamo se per errore o con il criminale intento di aggravare il conflitto in corso imprimendogli una svolta che sarebbe stata forse irreversibile e fatale. Se si è trattato d’ intenzionalità, siamo davanti a un autentico criminale; se di leggerezza, c’è sul serio da preoccuparci. Ma il presidente Meloni ha messo le cose al loro posto con salomonica sentenza: la colpa è sempre e comunque dei russi, dappoiché esiste, come ormai ognun sa, un aggressore e un aggredito. Ovvero tutti i salmi finiscono in Gloria.
Ma queste sono cose d’ordinaria ipocrisia diplomatica. Ben altre prove attendono il governo attuale, dalle conseguenze delle sanzioni imposte alla Russia con conseguenti ricadute, una delle quali è l’inflazione, fino alla recrudescenza del problema dei migranti: e qui è palese che la distinzione “profugo” (da accogliere) versus “migrante” (da respingere) fa acqua da tutte le parti e che il punto è come consentire alle genti asiatiche e africane un pacifico sviluppo a casa loro non solo facendo guerra agli scafisti, ma anche e soprattutto impedendo alle lobbies multinazionali di sfruttare le ricchezze del suolo e del sottosuolo di quei paesi impedendone la fruizione di beni che dovrebbero essere degli abitanti autoctoni. Il problema, ben noto agli specialisti del settore, è irrisolvibile a causa del colpevole immobilismo dei politici e delle istituzioni internazionali.
Questo sarà anche in futuro un gigantesco problema. Frattanto, il Governo Meloni dovrà – come sappiamo – affrontare le esigenze economiche, fiscali ed energetiche d’una stagione che va peggiorando e di un paese in caduta libera dal punto di vista demografico e in crisi da quello dell’impoverimento progressivo specie dei ceti più fragili. Queste sono le “priorità” da affrontare direttamente, quindi a livello tattico. Ma poi ci sono quelle che potremmo definire le “primarietà”, con programmi e misure ad ampio raggio, quindi a livello strategico. Ne indichiamo in estrema sintesi quattro, sulle quali dovremo tornare in futuro.
Prima: la scuola, l’educazione, la riforma scolastica, l’edilizia scolastica. Qui la situazione è caotica e ormai quasi ingovernabile, dalle cattedre scoperte al precariato all’indisciplina diffusa fino ai limiti del bullismo, del teppismo e della complicità familiare. Per non parlare dell’edilizia scolastica, con edifici fatiscenti e frequentissimi sinistri.
Seconda: la sanità, col perdurare della “malasanità” e il gap nord-sud.
Terza: il generale risanamento di una società civile che sta deteriorandosi in modo socialmente ed eticamente evidente e gravissimo. Diciamolo chiaramente: nel bene e nel male, due sono le cose che hanno permesso l’unità d’Italia. La scuola primaria e la leva militare. Da quando quest’ultima è stata abolita, le giovani generazioni sono state protagoniste d’un visibile e intollerabile processo destrutturante. Il recupero di qualcosa che assuma il ruolo di quello ch’era una volta il “servizio di leva”, col suo valore etico e funzionale, è necessario: i giovani di entrambi i sessi dovranno essere tenuti a un anno di servizio sociale, da prestarsi nel ramo “civile” o in quello “militare” (in tal modo si eviterà il problema dell’obiezione di coscienza).
Quarta: la necessaria soluzione istituzionale dell’Unione Europea, per la quale i sistemi tanto unitario quanto federale non sono idonei. Starà al governo Meloni il proporre agli altri governo europei la prospettiva dell’istituzione di una Confederazione Europea, che consenta l’unità salvando le identità nazionali.

 

 

FONTE

minima cardiniana

https://www.francocardini.it/minima-cardiniana-401-1/

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