E io pago…

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È un assioma, il generale Lapalisse lo porrebbe in vetta alla lista dell’ovvio: se di là dai miei meriti, sono nella lista dei re mida della Terra e il mio patrimonio supera di gran lunga le povertà, i redditi ‘normali’, il tributo alle casse dell’erario non può essere percentualmente pari a quello di un operaio, di un modesto artigiano, di un pensionato. Su questa banale, logica, ineccepibile considerazione, incombe l’assurdo della tassazione non progressiva.

Il sistema fiscale italiano è storicamente patologico, abitato dal virus dell’ingiustizia sociale. Il peso dei tributi incamerati all’origine, dalla busta paga, grava fortemente sui redditi fissi da lavoro, con aliquote che compensano il mancato flusso di risorse degli evasori, le scappatoie di contribuenti agevolati da studi di tributaristi padroni di furbe macchinazioni per dichiarare il falso, di occultamento di profitti, da redditi protetti dai paradisi fiscali, da compiacenti  prestanome e prima di tutto dall’omertà dei governi di centro, destra e sinistra, che ‘a chiacchiere’, all’atto dell’insediamento, giurano sulla priorità della riforma fiscale, della lotta all’evasione e lo dimenticano un giorno dopo, attenti a non inimicarsi il club dei privilegiati detentori di ricchezze, o comunque di condizioni agiate.

Questo je accuse all’ingiustizia ha origini nel dato mondiale e italiano dei ricchi sempre più ricchi e dei poveri sempre più poveri.

Il signor ‘Nutella’, al secolo Giovanni Ferrero, mitico produttore di dolci prelibatezze, scavalca Mark Zucherberg (Facebook) nel listino delle ricchezze mondiali, con un patrimonio di 38, 9 miliardi di dollari (a proposito il recente ‘Kinder Bueno’ è di gran lunga il cornetto gelato più buono). Non male Del Vecchio (Luxottica, 27, 2 miliardi di dollari). È in buona compagnia con i Bertelli-Prada e a seguire con i Stevanato, De Negri, Rosso, Crippa, Gravoglia, Ruffini, Serragnoli, De Nora, Halland (Amplifon) …Ma chi sono? Per tutti noi, semplici contribuenti, sono altrettanti sconosciuti: ma  pagano le tasse in relazione ai loro redditi di nababbi?

Cosa impedisce di tassarli con aliquote massimaliste, estremamente più alte del prelievo senza scampo dalla busta paga di un salariato, di un onesto, coatto contribuente? Se il perché scontato è nel Dna del centrodestra, nell’ amicizia fiscale con i ricchi del Paese, come mai il ‘salva nababbi’ è anche responsabilità dei democratici, che da Togliatti in poi hanno sventolato la bandiera del “No” all’evasione in sede pre elettorale e l’hanno rapidamente ammainata?

Davvero c’è chi ha detto sì alla Meloni nella speranza di “Vediamo se questi ci provano”. Nulla di nuovo…anzi. Anche “Yo soy Giorgia” non ha omesso l’intenzione di riformare il fisco, ma a favore di chi e soprattutto, tra quanti minuti l’avrà archiviata senza colpo ferire?

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