Familismo: vassalli, valvassori, valvassini

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È un modus vivendi molto italiano e non lascia fuori niente e nessuno, che tu voglia evitare la fila allo sportello delle Poste, avere la meglio su aspiranti al posto fisso, vincere un concorso, diventare primario di un ospedale, evitare di pagare una multa, eccetera: basta infilarsi nei panni di Giannini, scelto da Nanni Loy per ‘sputtanare’ (pardon per il verbo ‘poco elegante) l’italianissima chiave d’accesso della raccomandazione che evita ogni competizione alla pari e identificarsi nel mitico ‘Mi manda Picone’, fenomenologia sconosciuta in gran parte del mondo, condivisa nei Paesi eticamente sottosviluppati. Basta superare la Manica: sei hai qualità la società inglese li riconosce e li premia a prescindere dal merito supplementare di essere in confidenza con un autorevole Lord.

FAMILISMO, secondo la Treccani: “Tendenza a considerare la famiglia, con il suo sistema di parentele (e amicizie, ndr) predominante sui diritti dell’individuo e sugli stessi interessi della collettività”.

La baraonda in corso che agita la politica italiana e ha sdoganato la destra parafascista, interpreta alla perfezione la ricaduta del FAMILISMO sui primi tasselli del complicatissimo puzzle affidato alla titubante coalizione Fdi-Lega-FI. La rampante borgatara della Garbatella, galvanizzata dal voto del 25 settembre, si muove con la voracità di affamata del potere. Come denuncia il malandato Berlusca su carta intestata della sua dimora, ha un comportamento “supponente, prepotente, arrogante, offensivo, ridicolo”. Nella faretra di “meno male che Silvio c’è” sono rimaste frecce solo vocali, aggettivi rabbiosi e il sostegno dei fedelissimi che lo sostengono nell’incerto deambulare. Ma non ha torto il Berlusca: l’ex donzella del Fronte della Gioventù, sotto la doccia canticchia probabilmente “Giovinezza, giovinezza” e , abusa del suo divisivo ‘assopigliatutto’: piazza il cofondatore di Fratelli d’Italia La Russa a presiedere il Senato, alla vice presidente della Repubblica, riserva un ministero per Crosetto, terzo inventore del nuovo Movimento Sociale e un altro dicastero per il suo uomo ombra Lollobrigida, ma chissà quale altro incarico istituzionale ad affiliati ‘familisti’.

Palazzo Madama e il plateale vaffa a La Russa. Silvio conferma la rabbia per la marginalità in cui lo ha relegato Fratelli d’Italia e il dispetto per la mancata designazione di un ‘Forza Italia’ al ministero dello Sviluppo Economico con annessa delega alle telecomunicazioni, e sottosegretariato all’editoria (!!!), che tutelerebbero gli interessi di Mediaset e dei giornali padronali. L’astio anti Meloni del claudicante Berlusca ha fondamento palese nell’intenzione di estromettere Forza Italia dal dicastero della Giustizia, preteso per sottrarre il signore del burlesque alla condanna del Ruby Ter.

Ad analizzare la griglia dei candidati c’è da compatire il dispetto di don Silvio per l’arraffare potere della premier, che previsioni di politologi raccontano più o me così: presidenze di Senato e Camera al destrorso La Russa (FdI) e al cavernicolo Fontana, quattro ministri alla Lega (ma non gli interni a Salvini!), sei a Fratelli d’Italia, tre a tecnici (sicuramente graditi a “Yo soy Giorgia”), uno Forza Italia!!! (Tajani e non l’iper protetta Ronzulli), uno a ‘Noi Moderati’ (sparuto gruppuscolo di centristi).

Ci sarebbe uno spiraglio di luce nel buio dell’Italia consegnata alla destra: senza gli otto punti di Forza Italia, l’alleanza FdI-Lega non sarebbe maggioranza. Tutto daccapo, ma l’ipotesi somiglia troppo a una pia quanto evanescente surrealtà 

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