Repubblica juventina

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È stata illusione intempestiva, speranza nel ravvedimento della componente antirazzista che deve pure abitare nella redazione sportiva di ‘la Repubblica’. Lo strapotere partenopeo che domina la serie A e illumina di bel calcio l’Europa sembrava aver costretto il quotidiano della Fiat a raccontare le imprese degli azzurri in spazi meritatamente ampi e con attenzione pari all’eccellenza degli eredi di Maradona: è stato un fuoco di paglia, spento rapidamente nel giorno che incorona il Napoli leader europeo al pari di Manchester City, Bayern, Real Madrid. Le due pagine di apertura di Repubblica raccontano le molte patologie della Juventus-Fiat che, detto tra noi, chi se ne frega dei suoi acciacchi, di Allegri, di analisi, diagnosi e terapie. Nella pagina successiva, la numero 45, l’apertura non è per i dieci gol all’attivo e i tre al passivo del doppio confronto Napoli-Aiax, per i Lancieri olandesi umiliati dagli uomini di Spalletti. La priorità del giornale è per il pareggio dell’Inter a Barcellona. Il Napoli, così valuta l’impresa degli azzurri la redazione sportiva di ‘la Repubblica’, finisce in basso pagina. Se la Lega è razzista, no lo è da sola. (la foto è della pagina 45). Possibile obiezione del giornale: “Ma in cronaca di Napoli ci sono due pagine per la squadra di Spalletti”.  Vero, ma è pari quanto pubblicato in quelle di Milano dedicate all’Inter.

Cresce (bene!) la mobilitazione dei pacifisti. Il movimento denuncia che il consenso interno alla Russia per l’aggressione dell’Ucraina è in forte decrescita e la contestazione per la risposta militare dell’Occidente in crescendo.  Si fa pressante la richiesta del cessate il fuoco, prologo determinante della trattativa fin qui negata per porre fine alla tragedia di vittime civili, di città rase al suolo,  terrificanti effetti collaterali della guerra sull’economia di invasori e invasi, della Russia, dell’Europa, dei Paesi poveri, per cancellare le minacce reciproche di ricorrere alle armi non convenzionali, agli  ordigni nucleari ‘tattici’. Cosa, chi impedisce la pace?  L’orgoglio nazionalista di Zelenski, esaltato dal trend positivo del conflitto fratricida e sostenuto dal flusso permanente di armi inviate dall’Europa, dagli Stati Uniti, l’euforia, che omologa l’Ucraina a Davide e la Russia al gigante Golia sul fronte opposto l’impossibilità di Putin di giustificare le decine di migliaia di soldati russi morti, ma soprattutto il fallimento dell’‘operazione speciale’, che gli costerebbe la defenestrazione. In chiave di geopolitica, calare il sipario sulla guerra ostacolerebbe gli obiettivi paralleli del Cremlino, che contrasta l’espansionismo occidentale della NATO e dell’America, che progetta l’imminente sfida all’emisfero orientale, in procinto di saldare gli interessi strategici di Russia, Cina, India, Corea del Nord, Sud Africa, Brasile, Iran. Di Putin la prima mossa della devastante partita mondiale, dell’Occidente la dura risposta. Unica ipotesi per evitare il pericolo di un conflitto generale è la dimensione globalmente antagonista del movimento pacifista.

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