Perché?

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Logica vorrebbe che sia opera di Zelenski aver fatto saltare in aria il più lungo ponte europeo, strategico raccordo tra Russia e Crimea, fondamentale per trasferire armi e truppe russe in Ucraina, ma è questa la verità?

Come altri eventi della sanguinosa guerra fratricida, probabilmente non lo sapremo mai. Chi bombarda l’area su cui sorge l’immensa centrale nucleare, la più grande del mondo? Perché Putin dichiara il diritto di annettersi l’Ucraina e rade al suolo intere città, case, edifici pubblici, ospedali, scuole, monumenti, che se riconquistati divoreranno miliardi per la ricostruzione? È credibile l’indagine di Fracassi che addebita al nazismo diffuso la responsabilità della guerra in corso e assolve la Russia intenzionata a debellarlo? Sono vere notizie e immagini di violenze criminali, degli oltre trecento bambini uccisi dalla guerra, di torture e le brutali esecuzioni di civili, delle le fosse comuni? È una truffa il sì bulgaro del referendum per l’annessione dell’Ucraina alla Russia? È credibile la testimonianza di chi definisce assolutamente regolare il voto o sono esplicative le immagini di ucraini spiati da soldati mentre votano sì, su una scheda aperta, che finisce in un’urna trasparente dove la ‘x’ del voto è facilmente visibile? Le sanzioni anti Putin sono un vulnus per la Russia o un boomerang che danneggia l’Europa? Chi ha sabotato il gasdotto marino nel mare del nord, I russi per tagliare le forniture all’Occidente, o gli ucraini, per privare la Russia dei profitti per la vendita del gas? Chi mandare all’inferno, se Putin e Zelenski rifiutano di trattare per la pace, il primo per non subire la contestazione dei falchi e per la crisi che colpisce il popolo o l’ucraino, che sostenuto militarmente dall’Occidente, si dice sicuro di vincere la guerra? Perché l’Europa asseconda l’espansionismo americano ai confini con la Russia, intensifica l’invio di armi chieste da Zelenski e ignora gli appelli per la pace?

Che tipo di crudeltà sovranista condanna famiglie e imprese a subire le conseguenze della recessione, con il rischio di milioni di nuovi poveri? È davvero possibile che si paventi il ricorso alle armi ‘non convenzionali’ in un gioco di minacce sull’uso di ordigni nucleari a di ritorsioni con pari capacità distruttiva? Come fidarsi dell’incrocio egualmente inattendibile delle accuse reciproche che la propaganda dei due contendenti propina per autoassolversi?

In attesa di risposte, ma soprattutto di ritorno alla normalità della pace, migliaia di imprese espongono il cartello ‘CHIUSO’ e le persone che non hanno vissuto la tragedia della seconda guerra affrontano analoghi disagi e privazioni.

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