Italia vs Francia: “Lei non sa chi sono io”

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Sono in tanti, in troppi, con motivazioni coincidenti e opposte a credere nella conversione democratica della sorella d’Italia ‘borgatara’. Un colpo di spugna, una passata di cancellino sulla lavagna dell’accaduto e voilà sale il canto corale dei partiti a suo vantaggio, anche dei due o tre che dovrebbero sventolare la bandiera dell’antifascismo. La password di cui la Meloni fa astutamente uso, rischia di legittimare le truppe del parafascismo, la destra mascherata di moderazione e l’altra eversiva, quella dell’assalto alla sede della Cgil, le violenze sui migranti, le adunate con saluti fascisti di gruppo i negazionisti della shoa, i No Vax, l’omofobia, l’aggressività dei nostalgici del ‘Ventennio’, l’olio di ricino, il carcere dei dissidenti, i libri bruciati in piazza, il pensiero unico. Tutto questo sembra scomparire nell’oblio, in nome dell’assunto che assolve sbrigativamente il voto del 25 settembre perché la volontà popolare è sovrana. Perché indignarsi se un Paese dell’Europa democratica avverte il pericolo di saldare l’Italia al sovranismo dispotico di Orban, del polacco  Andrzej Duda, della francese Le Pen, e deviare l’unione europea in direzione politica opposta? In un impeto di orgoglio patriottico l’Italia s’è desta e ha risposto con sdegno alla dichiarazione del ministro francese Bonne “Vogliamo lavorare con Roma ma vigileremo sul rispetto di diritti e libertà””.

Lancia in resta ecco il contrattacco congiunto della destra e del presidente della Repubblica. Mattarella: “L’Italia sa badare a sé stessa nel rispetto della Costituzione e dei valori dell’Unione europea”. Gongolante la reazione di Fratelli d’Italia. “Le ingerenze non sono ammesse” commenta la borgatara della Garbatella, l’era dei governi a guida Pd che chiedono tutela all’estero è finita”. Riferisce la stampa di settore che “Meloni può chiudere con il sorriso una giornata iniziata all’insegna dell’irritazione per l’intervista a ‘la Repubblica’”. Lollobrigida, fedelissimo della borgatara: “Italia sovrana, non si è fatta influenzare dalle cancellerie”. In poche parole: la sortita dei cugini d’oltralpe. che si giustifica con i timori degli antifascisti italiani sul futuro democratico dell’Italia, è stata poco diplomatica, niente di più e Desta perplessità l’asse Mattarella-Meloni. Conferma il disorientamento post elettorale del poco che resta della sinistra italiana, del suo ruolo di garante della Costituzione antifascista, dà credito, avventato, al buonismo atlantista del prossimo esecutivo. Ignazio La Russa, il più parafascista della compagnia, destinato niente meno che a presiedere il Senato, seconda carica dello Stato: “La Francia o altri Paesi erano abituati che si potevano dare schiaffi all’Italia senza che la sinistra reagisse”.

Scelta tra un’orgia di compiacimento (obiettivo la distrazione di massa) per nascondere il timore di recrudescenze mussoliniane, l’elevato pensiero della Le Pen: “Non si può fare a meno dell’asse con Parigi, ma al tempo stesso “si vuole andare a testa alta”. Sic dixit.

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