‘o ssaccio meglio ‘e te!… (lo so più di te)

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È un esempio visitatissimo della canzone napoletana disimpegnata, intrisa di slogan che esondano dal genere di musica leggera per assumere le caratteristiche di saggezza popolare. Il verso più noto di un testo che cerca e trova facile endorsement ammonisce “Nun c’è bisogno ‘a zingara p’andiviná, Cuncè’…per capire “Comme facette mammeta”. In chiaro: non c’è da svelare nessun mistero per capire semplici verità.  Per esempio: cosa nasconde la sobrietà della borgatara della Garbatella, che svicola dalla conferenza stampa trionfante dei soci destrofili in delirio di auto consenso e posta un selfie con il cartello “Grazie Italia” (ma sarebbe un più realista “Grazie a un quarto di Italia” cioè pari al 26 per cento di voti ottenuti il 25 settembre. Cosa nasconde a bocca  cucita per non alimentare il sospetto di liti interne al centrodestra, per non rispondere alla legittima indignazione suscitata dalla candidatura a ministro del fascista Ignazio Larussa, per non ammettere di aver chiesto a  Draghi l’impegno comune, al fine di indurre l’ Europa a fissare un tetto al costo del gas, forse il serbare lo scoop della sorpresa (dello choc, ndr),  tipo uovo di Pasqua fuori tempo, della divulgazione dell’esecutivo a trattativa conclusa, per ora ingarbugliata. Cosa nasconde il chiacchericcio di sponda opposta, che oppone i denigratori della segreteria Letta agli analisti catastrofici per la perduta identità della sinistra, la fitta schiera di arrembanti individualisti con radici eterogenee, di ex Pci ed ex Dc,più moderati a vario titolo? Probabilmente gli incerti della concomitanza di troppe anime, di nostalgici del comunismo togliattiano, del compromesso storico, interrotto dall’assassinio di Moro, interlocutore di Berlinguer, di quinte colonne e infiltrati antagonisti dei dem di sinistra-sinistra.

Sere fa Marco Da Milano, ex direttore del mitico ‘Espresso’, epurato da Gedi gruppo editoriale della Fiat, perché decisamente di sinistra. ha speso i dieci minuti del suo post Blob “Il cavallo e la torre” per capire le ragioni dell’auto candidatura al vertice del Pd (ammesso che non cambi nome per l’ennesima volta) della segretaria nazionale Paola De Micheli: “Viva le donne. La Meloni sì e io no?”). La dem in questione non nasconde di essere una fedelissima di Letta, altro che change del Pd!

Marco da Milano è finito nel tritatutto della destra per le ‘forti, troppo forti’ invettive del filosofo francese Bernard Henri Lévy contro il binomio Meloni-Salvini e la sera dopo è stato costretto a pubblicizzare la censura dei vertici Rai. Dopo un paio di giorni gli hanno imposto di intervistare per l’intera durata del programma la vice presidente del leghista Fontana Letizia Moratti, non proprio di specchiate virtù politiche: il ‘caso’ si è rivelato un incredibile spot per la sua attesa di succedere a Fontana e per il centro destra, con il povero giornalista a far da comparsa passiva  Ne vedremo delle belle, ma già l’editoria di destra usa contumelie aggressive contro il ‘nemico’ e si fa portavoce di minacce: uno dei bersagli sotto tiro di epurazione è Fabio Fazio, il suo ventennale ‘Che tempo che fa? ma potrebbe presto toccare a Report, Presa diretta, al Tg3, in favore dell’opportunista Rita Dalla Chiesa, di Iva Zanicchi, della Berti,  di Sallusti, Minzolini, Del Debbio, Porro, della Maglie a suo tempo estromessa dall’informazione televisiva pubblica, dell’attuale direttore del Tg2 apertamente affiliato alla destra.

Ecco un’alta ragione del silenzio della borgatara immediatamente post esito del voto. Preparati in sordina i colpi di mano hanno bisogno di tempo.

In lizza anche il governatore emiliano Bonaccini, potrebbe invertire marcia un vertice ‘rivoluzionario del Pd affidato alla sinistra-sinistra della vicepresidente della regione Emilia-Romagna Elly Schlein, stravotata, cioè un caso di Landini al femminile, decisa a rigenerare l’identità del partito dei lavoratori, dei diseredati, dei giovani dei veri progressisti? L’attraente ipotesi non ha grandi chance di travaso nella realtà: anche se per ora è un sussurro, circola l’idea di chiedere a Letta di restare segretario dopo il nobile gesto delle dimissioni.

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