Pd, sinistra – Demolire e ricostruire. Se non ora, quando?

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Autore originale del testo: Alfredo Morganti

Demolire e ricostruire. Se non ora, quando?
Appare evidente che, sotto i colpi dei risultati elettorali, il PD di Letta non esiste già più. L’ennesimo “PD di…” cade sotto i colpi della realtà politica e sociale del Paese, ben diversa da quella narrata dalle chiacchiere neoatlantiste, dalle agende neoliberali, dalle strategie politiche scompigliate, inventate a tavolino in qualche stanza chiusa, negando le voci che venivano da fuori.
Adesso tutti chiederanno un nuovo segretario, dopo che il precedente (Letta) non era nemmeno stato eletto da un congresso. Ma, senza per questo discolpare Letta, il problema non è Letta in sé, non è solo il manico del partito, ma il partito stesso come tale, che ha convintamente avallato la ridicola strategia comunicativa del “noi o loro”, la fallimentare scelta di Calenda invece di Conte, e l’idea che il Movimento non fosse nemmeno da considerare, anzi andasse ripudiato come “traditore” dell’agenda Draghi.
Tutti, dirigenti, militanti, simpatizzanti, incursori sui social, tutti hanno alzato il muro di gomma verso 5stelle, tutti in alto e in basso, hanno fatto l’errore di superbia di scegliere di correre sostanzialmente da soli (o con alleati elettorali che non erano nemmeno considerati alleati politici, vedi SI), e comunque non prima di aver tentato un’alleanza organica con Calenda (ripudiata), spalancando così la strada alla destra. Ecco perché serve un lavacro politico, che coinvolga l’intero partito, nel senso di avviare una rifondazione profonda, generalizzata, trasversale, alto-basso, che preannunci la nascita di un nuovo partito del lavoro sulle ceneri del precedente partito, quello nato da una fusione a freddo che a freddo è rimasta.
Non un altro “PD di…”, ma un altro partito complessivamente, un rinnovamento generale, una via per uscire dalla comfort zone sociale e dall’area benessere, e rivolgere lo sguardo verso quella parte di società dove si sopravvive più che vivere, dove il lavoro non è dignità, dove domina la precarietà, la flessibilità, e si è sotto la soglia di povertà o appena sopra. Un partito che riunifichi il ceto medio che si sente al sicuro (o almeno crede di esserlo: illusione), con le fasce sociali che rischiano davvero, ogni giorno, la sopravvivenza sociale. Questo è il compito che il PD non è in grado nemmeno di concepire. Ecco perché bisogna demolire e ricostruire. Anche perché intanto il M5S viaggia da sé, e va come un treno.
FONTE
https://www.nuovatlantide.org/pd-sinistra-demolire-e-ricostruire-se-non-ora-quando/
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