GENERALE DELAWARDE / E’ FACCIA A FACCIA TRA UNIPOLARITA’ E MULTIPOLARITA’

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L’attuale situazione di stallo in Ucraina, le responsabilità della NATO nell’aver creato una situazione insostenibile ai confini con la Russia, le nuove alleanze che si stanno man mano creando nel mondo, l’attuale debolezza europea e il suo acritico allineamento con le posizioni americane.

Questo è molto altro ancora nella lucida analisi di un generale francese, Dominique Delawarde, che è stato per anni a capo dell’intelligence strumentale militare del suo Paese. Ecco i passaggi salienti di un messaggio che ha inviato ai suoi colleghi.

“I miei pensieri sulla situazione attuale in Ucraina sono i seguenti”, esordisce.

 

Prima di tutto, questo conflitto va inquadrato nel contesto più generale del confronto planetario tra due campi: quello dell’unipolarità egemonica USA/NATO sostenuta dal dollaro e la forza militare che vorrebbe sostituirsi all’ONU per governare il mondo (la parola ONU è pronunciata solo 3 volte tra le 4.824 parole del concetto strategico della NATO 2022); e quella della multipolarità di tutti gli Stati che rifiutano la sottomissione agli USA e riconoscono solo il ruolo dell’ONU nel coordinare la marcia del mondo (la parola ONU è usata 30 volte nel comunicato finale – 7.800 parole – del vertice dei capi degli stati membri dell’Organizzazione per la cooperazione di Shangai)”.

Putin. In apertura Dominique Delawarde

“La Russia, che si oppone all’accerchiamento del proprio territorio, iniziato nel 1990, dagli Stati Uniti e dai suoi vassalli europei, si sta preparando a questo scontro finale sin dal bombardamento di Belgrado di 23 anni fa. Per fare questo, Vladimir Putin ha ripristinato l’economia del suo Paese e le sue forze armate. Ha intessuto una vera e propria rete di amicizia e cooperazione con grandi paesi (Cina, India, Pakistan, Brasile, ma non solo…), essendo fortemente impegnata in organizzazioni internazionali come i BRICS e l’OCS, fondate di conseguenza e in reazione al bombardamento di Belgrado da parte della NATO, senza un mandato dell’ONU, con un falso pretesto”.

“Quello che bisogna capire è che la Russia è oggi impegnata in una situazione di stallo ‘globale’, in nome proprio ma anche come leader di tutti i paesi e di tutti i cittadini del pianeta che rifiutano la conquista e il dominio del mondo da parte della coalizione neoconservatrice e globalista USA-NATO-UE. Questo è il motivo per cui la Russia oggi non è isolata, ed è proprio perché non è isolata può resistere economicamente ai 30 paesi della NATO e che probabilmente finirà per vincere”.

“Questa resa dei conti ha diverse componenti. Un aspetto militare importante ma che non sarà necessariamente l’aspetto decisivo. Un aspetto economico e finanziario che probabilmente condizionerà il risultato finale e che provocherà difficoltà sociali che potrebbero portare a disordini in molti paesi dell’Occidente globale. E poi molti altri aspetti: ideologico (multipolarità e sovranismo contro l’unipolarità e il globalismo), culturale e sociale…”.

“Fare la guerra in tutte queste componenti è una faccenda molto complessa. Sul piano militare, il conflitto tra la Russia e l’Occidente globale si svolge su un fronte gigantesco, che va ben oltre i confini dell’Ucraina. Tutti gli eventi che stanno accadendo o sono accaduti in Siria, in Armenia-Azerbaigian, in Serbia-Kosovo, in Tagikistan-Kirghizistan, in Georgia, in Moldova, in Bielorussia, sono tanti tentativi di destabilizzazione della Russia, ai suoi confini o altrove, e di distrazione dal suo principale sforzo militare del momento: l’Ucraina. Tutto questo è ovviamente pilotato dietro le quinte dall’Occidente globale e in particolare dai paesi anglosassoni, i più impegnati, e il loro migliore alleato: Israele. L’Ucraina è quindi solo una preoccupazione di Putin tra le tante”.

“Consapevole di aver bisogno di personale aggiuntivo per raggiungere i suoi obiettivi in un tempo ragionevole, Putin, probabilmente sotto la pressione degli intransigenti e dell’opinione pubblica russa, ha deciso una mobilitazione parziale e lo svolgimento di referendum in 4 regioni dell’Ucraina”.

 

Secondo me, il tempo non è a favore degli ukro atlantisti, ma a favore della Russia e dei suoi sostenitori. Sarà infatti la resilienza delle popolazioni e delle economie che determinerà il vincitore, alla resa dei conti. Vincerà la Russia perché la sua economia è oggi meno fragile della nostra, perché è sostenuta da paesi potenti (Cina, India, Pakistan, Iran tra gli altri, ma non solo…) e perché la sua popolazione si è sempre dimostrata molto resiliente e unita nelle avversità; cosa lungi dell’essere oggi il caso delle popolazioni occidentali, che sono molto divise”.

“Va ricordato che la NATO riunisce solo il 15 per cento degli abitanti del pianeta e che la sola SCO rappresenta quasi il 50 per cento. Da notare inoltre che nelle ultime manovre militari Vostok 2022 svoltesi all’inizio di settembre, la Russia è riuscita a manovrare insieme 4 potenze nucleari (Russia, Cina, India e Pakistan) che si dice siano contrapposte ma che invece sanno unirsi quando si tratta di opporsi all’egemone neoconservatore e globalista USA-UE-NATO, che rappresenta una conquista diplomatica nel mezzo della crisi ucraina”.

“Dobbiamo anche notare che un sondaggio ‘Economist-Yougov’, un istituto elettorale statunitense che sostiene chiaramente Joe Biden e il globalismo, ha indicato la scorsa settimana che un cittadino su due pensa che il suo paese (gli USA) perderà il suo status di superpotenza nel giro di pochi anni e che il 47 per cento degli americani crede che una guerra civile negli Stati Uniti sia imminente. Secondo il media online ‘Real Clear Politics’, la media dei sondaggi ha mostrato ieri che solo il 40 per cento dei cittadini statunitensi sostiene la politica estera del proprio presidente, mentre il 53 per cento la disapprova. Da segnalare infine che grandi manifestazioni di piazza hanno già avuto luogo nei paesi dell’Unione Europea (Repubblica Ceca, Ungheria, Italia, Spagna, ecc)”.

E il generale Delawarde conclude: “Probabilmente non è finita e l’inverno potrebbe essere ‘caldo’ per i governi della ‘coalizione  occidentale’”.

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