VOTO / LE MINACCE DI VON DER LEYEN, LE ARMI A ZELENSKY

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“La logica di Zelensky e Washington è di voler inseguire una vittoria militare distruttiva sulla Russa. Questa è una escalation militare”.

Parole ovvie, che fotografano la reale, drammatica situazione odierna. Qualunque cittadino dotato di buon senso o di un po’ di sale in zucca non può che condividerle.

Eppure i media di oggi, genuflessi davanti a Joe Biden ai suoi maggiordomi-camerieri di casa nostra, Mario Draghi ed Enrico Letta, hanno attaccato a testa bassa chi ha pronunciato quelle parole blasfeme: Giuseppe Conte, ormai l’unico a denunciare – insieme ad ‘Unione Popolare’ e a pochi altri brandelli della sinistra che fu – la scriteriata, folle e totalmente autolesionista politica del nostro Paese, vaso di coccio tra i vasi di ferro, in primis gli Usa che non subiscono alcun danno dalla guerra, anzi ci guadagnano ogni giorno di più, rafforzando a dismisura la sempre più famelica industria bellica, nel contemporaneo tentativo di indebolire sempre più la Russia.

I cascami politici di campagna elettorale se ne fottono della nostra drammatica situazione interna, del baratro sociale ed

economico in cui siamo ormai stiamo piombando: la loro unica preoccupazione è il sempre più ferreo, incondizionato allineamento del nostro Paese ai diktat di Usa e NATO, senza se e senza ma. E senza riflettere, neanche per un istante, alle tragiche conseguenze che noi, per primi, subiamo: con le imprese che chiudono i battenti ogni giorno per il caro bollette e non solo, con le famiglie che non ce la fanno più ad arrivare neanche a metà (non più fine) mese.

Perfino Silvio Berlusconi – in uno dei sempre più rari ‘intervalla insaniae’ che lo caratterizzano – ha raccontato un’ovvietà, subito attaccato da tutti: ha semplicemente detto, in modo un po’ irrituale, tipo conversazione al bar – che Putin non aveva intenzione di scatenare una guerra, ma solo di favorire il cambio di potere in Ucraina, cacciando il fantoccio-pupazzo Volodymyr  Zelensky, eterodiretto ai tempi della sua elezione presidenziale non solo dagli Usa ma da un criminale internazionale come Ihor Kolomoisky, l’oligarca che ha finanziato il ‘Battaglione Azov’, ora perfino ricercato dall’FBI.

 

Intanto, cosa combina il commissario UE Ursula Von der Leyen? Minaccia l’Italia, senza mezzi termini. Se non votate per il verso giusto, sappiamo bene quali provvedimenti adottare nei vostri confronti, come stiamo facendo con Polonia e Ungheria. E come fu fatto, in modo killer, con la Grecia.

Ma siamo su ‘Scherzi a parte’?

Con quale faccia di bronzo la Commissaria UE può pronunciare parole del genere?

Proprio lei che ha truffato in prima persona tutti i cittadini europei con i contratti-capestro (e taroccati) con Pfizer per la stramiliardaria vendita dei vaccini e che pochi giorni fa è stata pesantemente attaccata perfino dalla Corte dei Conti Europea.

Eppure, da noi, tutti zitti e muti. Avete sentito una parola di Draghi o Letta per ricordare alla Commissaria (ennesimo pupazzo nelle mani dei poteri forti e di ‘Big Pharma’ di primis) le cavolate che dice?

E pensare che qualche settimana fa i media di casa nostra – ormai totalmente cloroformizzati e omologati – insorsero contro il russo   Dmitry Medvedev, ex vicepresidente della Federazione russa, per  il semplice fatto che aveva solo consigliato agli italiani di “non   votare i partiti che non fanno i loro interessi”.

Apriti cielo.

E pensare che è successo un pandemonio, pochi giorni fa, quando i servizi americani hanno sparso fake news grandi come le Torri Gemelle sui finanziamenti russi, negli ultimi 8 anni, a 20 paesi del mondo. Una cifra perfino ridicola, 300 milioni di euro: e solo un paio di giorni fa si è ‘scoperto’ che l’Italia non c’entra nemmeno. Però, per una decina di giorni, tutti ad attaccare la Russia che compra il voto in Italia!

 

Di seguito vi proponiamo la lettura di un istruttivo articolo pubblicato sul sito ‘Piccole Note’ (sito manifestamente ‘moderato’) il 21 settembre e titolato: “Putin: quando l’Occidente ordinò a Zelensky di non trattare”.

 

 

Putin: quando l’Occidente ordinò a Zelensky di non trattare

 

Zelensky in una vecchia foto con Pitin. Sopra, con Ursula Von der Leyen

 

I media del mondo hanno rilanciato il discorso tenuto ieri da Putin, ma pochi si son dati pena di leggerlo integralmente, limitandosi a dire che lo zar ha chiamato alle armi la nazione e minacciato la guerra atomica.

In realtà, Putin ha dichiarato che userà l’atomica solo in caso di un attacco alla Russia, che è altra cosa, riferendosi alle improvvide dichiarazioni di tanti Stranamore nostrani che non escludono la possibilità di una guerra nucleare. E ha aggiunto significativamente: “Non è un bluff” (anche perché gli Stranamore di cui sopra assicurano che Putin non sarà conseguente).

 

La richiesta di un intervento più massiccio

Sulla leva dei riservisti va detto che si tratta di un passo inevitabile per la Russia dopo i guadagni territoriali ucraini e necessario a difendere un fronte troppo lungo per le sue relativamente esigue truppe. L’operazione speciale come continua a chiamarla lo zar, non prevedeva un confronto così serrato con la NATO, come accenna anch’egli nel discorso.

Operazione speciale e non guerra, come invece viene definita in Occidente, accusando la controparte di ipocrisia sul punto. In realtà c’è una ragione in questa distinzione, che è quella che separa un conflitto limitato da uno su ampia scala, che comprenderebbe massicci bombardamenti su Kiev e le altre città ucraine, cosa finora non avvenuta. Non è questione di lana caprina. Tanto che, riguardo al conflitto, Putin ha ribadito che si tratta di un’operazione limitata al Donbass.

Tale surge, per usare un termine americano, non è un’idea di Putin, che troppo ingenuamente viene descritto come un monarca indiscusso. In realtà, anche se le élite russe lo sostengono, è pur vero che egli deve ascoltare la loro voce. E tali élite, preoccupate per l’andamento della guerra, hanno chiesto a Putin di porvi rimedio.

Per fare un esempio, Indianpunchline ha pubblicato un intervento di Gennady Zyuganov, segretario generale del Partito comunista e “voce potente della Duma di Stato”, il quale ha dichiarato che “l’operazione speciale’  è diventata una guerra a tutti gli effetti e la situazione sul fronte è ‘cambiata drasticamente […] ogni guerra richiede una risposta. Innanzitutto, richiede la massima mobilitazione di forze e risorse’”.

Da qui si comprende anche perché Putin abbia affiancato alla chiamata dei riservisti uno sforzo di tutta la nazione per sostenere la macchina bellica russa, in particolare delle industrie delle armi. Di fatto appare una svolta verso un’economia di guerra, passo che lo zar finora aveva evitato di fare.

Ha poi ribadito i motivi che hanno spinto la Russia a questo “inevitabile” passo, computo, ha detto, per evitare l’ennesimo tentativo di Kiev di attaccare le regioni autonome del Donbass, iniziativa che, secondo lo zar, avrebbe necessariamente preceduto l’attacco alla Crimea e alla stessa Russia.

Cosa, quest’ultima, invero difficile da credere, ma Putin ha ricordato che poco prima dell’inizio dell’invasione, le autorità ucraine avevano dichiarato di voler rivedere il memorandum di Budapest in base al quale l’Ucraina si impegnava a essere un Paese de-nuclearizzato. Dichiarazioni foriere di grandi preoccupazioni per Mosca, incoraggiate dagli ambiti atlantisti.

Nel suo discorso ha poi ribadito più volte la natura nazifascista del governo instaurato dopo il colpo di stato di Maidan (per l’Occidente una rivoluzione) e dichiarato: “È nella nostra tradizione storica, nel destino del nostro popolo, fermare coloro che lottano per il dominio del mondo, che minacciano lo smembramento e la riduzione in schiavitù della nostra Patria”.

In tal modo, la guerra ucraina non è altro, secondo lo zar, che la prosecuzione sotto altre forme della lotta contro il nazifascismo, come d’altronde aveva affermato in precedenti interventi. Una vera ossessione, per gli analisti d’Occidente, quella di Putin, ma sottovalutare tali timori è stato un errore grave da parte dell’Occidente. Tant’è.

Non solo il timore del nazismo di ritorno. A questo si aggiunge quello di una spinta a distruggere la Russia, ipotesi avanzata da tempo da tanti esperti e politici occidentali, ossessionati dal ritorno di Mosca nell’agone globale (ad esempio, si può scorrere questo studio della Rand corporation, che lavora per la Cia, su come destabilizzare la Russia: il documento è del 2019! Ci torneremo).

Secondo Putin, l’Occidente intende disintegrare la Russia dividendola in tanti Stati autonomi e in guerra tra loro. Al di là della veridicità del timore, che ovviamente sarà contestato dai suoi antagonisti, non si può, anche qui, prendere alla leggera certe paure, soprattutto se si ha a che fare con una superpotenza che ora si trova alle prese con una lotta esistenziale, con le conseguenze del caso.

 

L’accordo Russia – Ucraina

Ma tutto ciò appartiene alle cose note. Nel suo intervento, Putin ha voluto dire, invece, essenzialmente una cosa. Tanto che ha voluto sottolineare che è la prima volta che ne parla in via ufficiale. Riportiamo integralmente il passaggio in questione.

“Cosa voglio dire pubblicamente oggi per la prima volta? Già dopo l’inizio dell’operazione militare speciale, compresi i colloqui a Istanbul, i rappresentanti di Kiev hanno reagito in modo molto positivo alle nostre proposte, che riguardavano principalmente la sicurezza della Russia ei nostri interessi. Ma è ovvio che la soluzione pacifica non si addiceva all’Occidente, quindi, dopo il raggiungimento di alcuni compromessi, a Kiev è stato dato l’ordine diretto di interrompere tutti gli accordi”.

Questo il punto chiave dell’intervento, che ovviamente non è stato riferito dai media mainstream, perché tutto il dibattito sull’Ucraina sta o cade su questo punto: è vero che c’era un accordo e che la Nato e l’America si sono opposti? Se vero, la responsabilità della macelleria di questi mesi sta tutta sulle loro spalle.

Ovviamente la Nato, l’Occidente e le autorità ucraine non ammetteranno mai la circostanza, che quindi resterà un mistero sospeso nel tempo.  Chissà, forse tra dieci, venti anni, quando si spera che questa maledetta guerra sia finita e avremo evitato l’olocausto nucleare, la verità forse uscirà fuori, come avvenne per le armi di distruzione di massa di Saddam, con la menzogna disvelata quando ormai i giochi erano fatti (anche se, nonostante tutto, le truppe americane continuano a occupare l’Iraq).

Appare importante anche la tempistica di questa rivelazione, dal momento che arriva in concomitanza con la riunione generale delle Nazioni Unite, alla quale la Russia non ha potuto partecipare perché gli Stati Uniti hanno negato i visti necessari, decisione che rivela come si sentano i padroni di tale organismo internazionale.

In tal modo, Putin ha voluto egualmente partecipare, anche se di lontano, all’assise, rivelando un particolare che le Nazioni Unite dovrebbero chiarire (ma non lo faranno).

Al di là del discorso, resta la guerra. Il richiamo dei riservisti dice che ormai la Russia si è rassegnata al conflitto prolungato. L’ipotesi che lo spettro del freddo invernale senza gas e soprattutto la recessione incombente causata dalle sanzioni anti-russe convincesse l’Europa ad aprire una finestra diplomatica è ormai decaduta.

La macelleria continuerà, a tutto vantaggio delle industrie di armi Usa e alle élite d’Occidente che possono sfruttare tale opportunità per incenerire il dissenso interno, accusa che, ironia della sorte, rivolgono al nemico.

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