VOTO / SE NON E’ “FRANCESCO”, ALMENO SPERIAMO NELLE (5) STELLE

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Ci sarebbe voluto, per le prossime urne, un partito chiamato “Francesco”.

Senza simboli, senza frasette sciocche, senza inutili ornamenti florovivaistici (rose, garofani, querce, ulivi e via di questo passo green).

Solo quel nome. Che è già tutto un programma.

Morale e politico.

Enrico Berlinguer

Visto che la ‘morale’, l’etica tra i partiti è ormai morta e sepolta da decenni, almeno da quando non c’è più Enrico Berlinguer.

E la politica è ormai un relitto, un lontanissimo ricordo, oggi ridotta ad una discarica di materiali totalmente indifferenziati.

 

 

 

 

 

LE VOMITEVOLI SCENEGGIATE TIVVU’

Le avete sentite scatenarsi, queste orde para-partitiche, nelle ultime settimane lastricate delle più pure imbecillità nel corso dei    vomitevoli talk show?

Una montagna di idiozie, falsità, fake news, bufale a tutto campo; nella migliore delle ipotesi ovvietà, minestre stra-riscaldate, luoghi comuni: tanto per gettar fumo negli occhi del ‘popolo bue’, dei cittadini. Che però – a loro insaputa – stanno man mano aprendo gli occhi davanti a tutti gli scempi quotidiani perpetrati da lorsignori, da queste bande partitiche ottime per il 416 bis, sulla loro pelle. E, prima o poi, s’incazzano, s’incazzano per davvero.

Mario Draghi

Ma torniamo a Francesco. Nelle ultime settimane, sia negli  interventi domenicali, che di ritorno dall’ultimo viaggio pastorale e poi in occasione dell’incontro con gli industriali, ha praticamente disegnato le linee base di un vero programma politico, una autentica Agenda – altro che quella di Mario Draghi da tutti evocata e invocata, l’esatto contrario – che un partito intenzionato a  rappresentare i reali interessi del popolo dovrebbe fare immediatamente sua, a scatola chiusa, tanto è ricca di progettualità, verità, giustizia sociale, utopie realizzabili, e la concreta speranza che un altro mondo è effettivamente possibile, e ancora a portata di mano.

“Basta con la guerra, basta con i traffici di armi, basta con chi si arricchisce col sangue di tanti civili innocenti”, ha detto Francesco su un fronte.

“Basta con lo sfruttamento vergognoso del lavoro, che si sta facendo sempre più una piaga sociale. Basta con i salari che sono da fame e i super stipendi da nababbi, basta con il rapporto da 1 a 1000”.

Parole che si commentano da sole. Davvero rivoluzionarie in un momento come questo.

Proprio in un frangente tragico come quello che stiamo vivendo, tra guerra, covid, drammi sociali ed economici non alle porte, ma già dentro le case della gran parte degli italiani.

Mentre gli straricchi e i ladri di Stato se ne fottono e continuano ad aumentare i loro profitto illeciti.

 

IL PARTITO CHE ANCORA NON C’E

Visto che il partito “Francesco” purtroppo non è ancora nato, arrangiamoci con quel che resta sul campo, in vista del voto. Cercando di orientarci tra ‘il meno peggio’ della cosiddetta ‘offerta politica’, e parametrando la nostra breve carrellata su quelle formazioni che cercano di avvicinarsi, quanto meno, a quell’Agenda Francesco.

Che è poi la bussola per le rotte di una ‘Sinistra’ che è finita, da noi, con Berlinguer, e all’estero dà ogni tanto segni di poter esistere, come è successo, ad esempio, con le ultime elezioni in Messico che hanno portato alla presidenza Obrador, un vero uomo di ‘Sinistra’ (oggi da noi la parola ‘sinistra’ è ormai una bestemmia); o per restare nei confini della nostra Europa, via Melenchon, che per pur tra mille difficoltà cerca di far rivivere oltralpe quei sogni, quelle utopie, quelle speranze.

Allora, un po’ turandoci il naso come un tempo diceva Indro Montanelli a proposito del voto alla DC, accingiamoci a questa impervia ‘recherche’.

 

LE BATTAGLIE DELL’AVVOCATO CONTE 

Partiamo dai 5 Stelle.

E’ il voto che sommessamente suggeriamo, soprattutto per il lavoro fatto in questi mesi di leadership da Giuseppe Conte, cercando di ricostruire l’identità perduta del Movimento nel corso del tempo.

Giuseppe Conte

E’ il caso di tener presenti alcune circostanze da non poco.

Sulle spalle di Conte è piovuta la responsabilità di aver fatto cadere il governo Draghi. A parte che si tratterebbe d’un  qualcosa di estremamente positivo, per il semplice fatto che l’esecutivo Draghi ha effettivamente rappresentato la tomba dei  nostri (residui) diritti sociali, civile ed economici, e stava letteralmente affossando/affondando il Paese, la circostanza purtroppo non risponde al vero: perché il motivo scatenante è stata l’uscita dai 5 Stelle del ministro degli Esteri  Luigi Di Maio che ha terremotato gli equilibri pentastellati. Uscita ovviamente caldeggiata dal premier killer Draghi, che non perdeva occasione, un giorno sì e l’altro pure, di far pressioni sul padre-padrone Grillo per far fuori lo stesso Conte-segretario.

Luigi Di Maio

Uscire indenne da questo putiferio, e restare in sella al Movimento così depurato dai cascami che hanno seguito l’ex bibitaro e poi steward al San Paolo nella formazione politica neonata di cui non ricordiamo neanche il nome, è impresa non da poco. Ed è un gran merito di Conte. Che nelle ultime ore ha inviato uno schietto vaffa sia a Matteo Renzi per questioni di mafia, che allo stesso Draghi, il quale continua ad insistere su una bufala già venuta alla luce del sole, i soldi di Putin ai partiti esteri. Ora l’ex premier, da perfetto vigliacco, parla non più di soldi, ma di ‘pressioni’, ‘condizionamenti’.

Altri messaggi mafiosi, questi sì.

Manca solo – per il post voto che attende Conte – l’ultimo passo: liberarsi del padre-padrone Beppe Grillo, al quale va comunque un grazie per aver fondato il Movimento; e ripartire, riportando a bordo uno degli animatori storici, il figliol prodigo Alessandro Di Battista, che un mese fa ha trovato la forza per urlare un Vaffa al Grillo-Padrone e ‘inciuciatore’ con il premier-banchiere Draghi.

Enrico Letta

Un voto ai 5 Stelle di Conte permette di dar vita ad una ‘forte forza’ d’opposizione al governo-papocchio che verrà e di cominciare a costruire l’alternativa per il prossimo ri-voto che – statene ben certi – arriverà a breve, vista la più che problematica ‘gestione’ della super-crisi in arrivo affidata ad un più che probabile governissimo capace di imbarcare il peggio del peggio: i vincitori di centro-destra-destra (Berlusconi, Salvini, Meloni), l’impresentabile tandem Calenda-Renzi che s’alleerebbe anche col diavolo pur di sedere al tavolo; e – se Sergio Mattarella e Draghi lo caldeggeranno, per avere un esecutivo ‘forte’, dagli occhi di tigre per tentare di fronteggiare lo tsunami in arrivo – anche il sempre perdente ma sempre presente segretario del PD Enrico Letta, un ectoplasma che può allungare la coperta in parlamento.

Il leader possibile per un tale minestrone che più indigesto non si può? Paolo Gentiloni, una carta da giocare soprattutto in sede UE per ‘ritardare’ gli sfracelli. Tanto più che Draghi da detto un chiaro e tondo ‘NO’ a chi lo tira per la giacca (il tandem Renzi-Calenda in primis) per un bis: visto che ha già deciso, l’ex capo della BCE, di accettare la poltrona di Segretario Generale della NATO per il dopo Stoltemberg, in scadenza a novembre.

 

OTTIMO PROGRAMMA PER L’UNIONE

Quindi, sul fronte opposto della barricata, non ci saranno che i 5 Stelle di Conte e, c’è da sperare, quelle poche formazioni che riusciranno a raggiungere il quorum.

In particolare, ‘Unione Popolare’, la formazione guidata da Luigi de Magistris (ottimo come magistrato, pessimo come sindaco di Napoli, c’è da sperare in bene come nocchiero della neo-formazione) e che vede in lista figure che possono dar concreta voce alle istanze dei cittadini (non diciamo più, per carità di patria, di ‘Sinistra’).

Un ottimo programma politico, quello di ‘Unione Popolare’, sia sul fronte della giustizia sociale che del NO alla guerra, per citare   due temi.

Per fare solo un esempio: è la sola ‘Unione Popolare’ (a parte il solito Berlusconi) a chiedere l’innalzamento della pensione sociale a 1.000 euro mensili, un provvedimento che più equo & morale non si può per i milioni di pensionati che ormai letteralmente muoiono di fame. Il costo reale? Lo ha calcolato perfino il candidato del PD, Carlo Cottarelli, con il suo ‘Osservatorio’: 19 miliardi e mezzo di euro (non quasi il doppio come falsificano coloro i quali si oppongono al provvedimento), eppure il ‘suo’ PD non si sogna neanche di proporlo nel suo programma.

Carlo Cottarelli

Non potrebbero esserci soldi meglio spesi, i cui fondi sarebbero agevolmente reperibili non solo rafforzando i Tetti ai super stipendi e alle super pensioni, ma tagliando di netto quei vergognosi super stipendi e super pensioni. A chi? Ad un esercito di parlamentari, generali, magistrati, alti dirigenti che sono dei veri e propri parassiti, da anni, e vivono sulle spalle di pensionati soprattutto, ma anche di senza-lavoro, dei senza-casa, dei senza-diritti. Per non parlare degli evasori fiscali seriali…

Ecco una prima iniziativa da proporre in Parlamento, subito, come reale, credibile forza di ‘Opposizione’, in grado di prendere in contropiede il futuro governo che – altrimenti – resterà ancorato al carro delle prebende europee e dell’invio di armi all’Ucraina, tanto per genuflettersi sempre di più di fronte all’alleato-padrone americano.

Ma vogliamo una buona volta alzarci in piedi e parlare a schiena dritta con gli Stati Uniti, l’Europa e la Russia?

Per farci promotori di una pace possibile, o quanto meno di un negoziato da avviare subito, immediatamente, ed evitare altri orrori oltre che condannarci ad una eterna crisi energetica, come autentici masochisti?

Se lo dice Papa Francesco, almeno per una volta diamogli retta…

 

 

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