Qualunque, ma ‘fisso’

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Ogni luogo del mondo ha in dote il buono, il cattivo, il pessimo. L’Italia non è esente da questo triangolo di positività, neutralità e negatività.

La vis comica di Checco Zalone, mister simpatia, successore di star del calibro di Sordi e Verdone, ha inchiodato gli italiani alla monomania del posto fisso, ereditata in tempi cupi dai nostri progenitori, ostili per quieto vivere a qualunque futuro, proprio e dei figli privo di salario, o stipendio garantito ogni fine mese a vita. “Quo Vado?” racconta la storia di un giovane ossessionato dal posto fisso. Quando a causa di una riforma della pubblica amministrazione, il suo e il lavoro di molti dipendenti statali rischia di saltare, farà di tutto per preservarlo, istigato dai familiari. Accetta il trasferimento in mezzo mondo, rifiuta soldi, altri incentivi e alla fine di un disagiato tour da Sud a Nord ottiene di tornare ‘a casa’ con un lavoro fisso.  La storia è distante anni luce da quanto avviene in altri Paesi, che accolgono i nostri giovani e non solo, dove i ragazzi alternano studio e lavoro, dove se sei in gamba ti assumono per meriti e la ‘raccomandazione’ è prassi sconosciuta. Da noi, com’è noto, la chiave per uscire dalla disoccupazione è il “mi manda Picone”, ovvero il pressante sollecito di politici, religiosi, amici degli amici.

Indigna e insieme commuove assistere all’indecenza di centomila napoletani che sgomitano per entrare nel paradiso terrestre del lavoro fisso del Comune di Napoli. Alla domanda di coprire 1.400 posti ha risposto l’impressionante numero di centomila aspiranti, chissà quanti preceduti da raccomandazioni.

Accadde anni fa. In prossimità di una tornata elettorale un intrigante giornalista invitato a intervistare un politico rampante aprì un paio degli infiniti dossier allineati in ordine alfabetico nella sala d’attesa. All’interno custodivano copie di lettere inviate a migliaia di uomini e donne in aspettativa per essere assunti da enti pubblici. In un plico altre lettere del politico a persone  assunte: “Caro x y, complimenti per l’assunzione, che ho personalmente caldeggiato con il direttore…”. La ‘spintarella’ che il lavoratore assunto avrebbe rivelato ad amici e parenti, moltiplicava la potenza del politico, da tenersi buono, da votare.

Quanti raccomandati nel fiume traboccante dei centomila aspiranti comunali, quanti dei quattromila “spero di diventare un doc”? Nessuna meraviglia se oltre cinque milioni di italiani hanno scelto di vivere e lavorare all’estero.

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