VACCINO E SINDROME “SIMIL AUTISMO”: LA CASSAZIONE CONFERMA IL NESSO

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Un’ordinanza della Corte di Cassazione depositata il 30 maggio del 2022 certifica la correlazione tra l’insorgenza di una sindrome simile all’autismo e la somministrazione del vaccino anti-meningococco Menjugate.

Il caso esaminato dalla Cassazione

Il caso si riferisce ad un bambino “sano alla nascita”, come scrive il giudice, che alcune ore dopo l’inoculazione del farmaco, raccomandato ma non obbligatorio, si è trovato in una – è scritto sul dispositivo – “condizione di sofferenza acuta cerebrale, disturbo disintegrativo della fanciullezza con modalità subacute, di funzioni cognitive e alterazioni comportamentali, all’età di 21 mesi con l’età di sviluppo di 10 mesi e, nel prosieguo, all’età di 8 anni con età di sviluppo pari a 3 anni”.

Un disturbo simile a quello dello spettro autistico

Da notare che al bambino non è stato diagnosticato propriamente un disturbo dello spettro autistico, ma i periti non sono stati in grado di identificare un’altra malattia responsabile di quei sintomi. Nell’ordinanza si legge che la Corte ha accertato il nesso di causalità con il vaccino, facendo proprie le conclusioni del perito incaricato dal tribunale che aveva “escluso che i sintomi manifestati dal minore corrispondessero a quelli tipici dell’evoluzione clinica dell’autismo primario (cioè l’autismo senza cause acquisite identificabili)”. Il giudice su questo punto dà atto “dell’insufficienza delle conoscenze in materia di cause e meccanismi patogenetici del disturbo autistico e della sostanziale mancanza, in letteratura, di dati relativi ad esiti di reazioni avverse alla vaccinazione in esame”.

In pratica sulla questione prettamente clinica emerge dal dispositivo quanto l’autismo sia una patologia ancora poco indagata sul piano scientifico, nonostante il ministero della Salute stimi che in Italia questa colpisca un bambino su 77 (tra 7 e 9 anni); e quanto manchino anche informazioni sulle reazioni avverse del vaccino anti-meningococco.

La questione giuridica: il problema del risarcimento

La questione giuridica si riferisce al tema del risarcimento del danno iatrogeno (cioè dovuto al farmaco), che era stato concesso alla famiglia in corte d’Appello ma su cui il ministero della Salute ha presentato ricorso. La Cassazione dichiara “rilevante e non manifestamente infondata” la questione di legittimità costituzionale del primo articolo, comma uno, della legge n.210 del 1992 in riferimento agli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione.

Il giudice chiama quindi in causa la Consulta per stabilire se la norma varata dall’allora ministro De Lorenzo sugli indennizzi ai danneggiati da vaccino sia rispettosa dei princìpi affermati nella Carta Costituzionale. La legge infatti stabilisce che siano risarcibili solo i danni provocati dai vaccini obbligatori, escludendo quelli raccomandati dall’autorità sanitaria.

La questione di legittimità costituzionale

“Ad avviso della Corte territoriale – scrive il giudice di Cassazione – la provvidenza indennitaria si giustifica quante volte il singolo abbia esposto a rischio la propria salute per la tutela di un interesse collettivo, e ciò vale non solo per la vaccinazione obbligatoria ma anche per quella raccomandata dall’autorità perché rientrante in un piano di profilassi collettiva”.

La Corte Costituzionale, per la verità, si era già espressa su casi simili almeno due volte negli ultimi anni. Nel 2020 era stata dichiarata incostituzionale la norma che limita l’accesso all’indennizzo alle vaccinazioni obbligatorie in relazione ad un caso di malattia autoimmune (lupus eritematoso sistemico) dovuta alla vaccinazione anti-epatite A. Tre anni prima un pronunciamento analogo era stato pubblicato in relazione al vaccino antinfluenzale.

Di questa vicenda giudiziaria è importante sottolineare che si tratta di una nuova conferma da parte di un tribunale, non è l’unica, che i vaccini possono causare reazioni avverse gravi. In questo caso l’anti-meningococcica Menjugate ha provocato una sindrome definita come simile all’autismo, con manifestazione di un grave ritardo nello sviluppo cognitivo del bambino e la menomazione della sua integrità psicofisica.

La non obbligatorietà del vaccino anti-meningococco

Il ministero della Salute ha fatto appello per non riconoscere l’indennizzo in quanto questo secondo la legge, su cui la Cassazione ha sollevato le pregiudiziali di incostituzionalità, è previsto solo in caso di vaccinazione obbligatoria.

Il vaccino contro il meningococco non è obbligatorio, nonostante nel 2018 l’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin abbia tentato di inserirlo tra quelli obbligatori, poi con un emendamento i due sieri anti-meningite sono stati tolti dall’elenco: quindi la cosiddetta legge Lorenzin ha finito per prevedere dieci vaccini obbligatori invece dei 12 inizialmente proposti.

Ciò che più colpisce, e che è scritto nero su bianco in questa ordinanza, è quanto poco si sappia sulle cause e i meccanismi dell’autismo o di malattie simili e di quanto poco si sappia sui possibili effetti avversi da vaccino, e parliamo in questo caso di prodotti non sperimentali. Nonostante questo negli ultimi anni il numero di vaccini obbligatori, tra quelli pediatrici, è più che raddoppiato, e l’incidenza dell’autismo, per quanto scarsi siano i dati disponibili, è in costante aumento, non solo in Italia.

FONTE
BYO BLU
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