LA SICUREZZA DI LAVORO E AMBIENTE PRIMA DEGLI AFFARI

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DI GIORGIO CREMASCHI
Un operaio lotta per la vita, altri sono feriti, decine di migliaia di persone rischiano la salute, tante altre fabbriche si stanno fermando.
È il primo bilancio dell’esplosione e dell’incendio velenoso alla Nitrochimica di San Giuliano Milanese, periferia di Milano.
Un possibile strage, un incidente sul lavoro e a danno dell’ambiente, come I tanti che stanno dilagando a valanga in tutta Italia, senza che si faccia davvero nulla per fermarli.
Non conosco le dinamiche di quanto è avvenuto, ma so che le industrie che trattano di materiali pericolosi dovrebbero adottare procedure di sicurezza ferree e che dovrebbero essere continuamente sottoposte a rigidi controlli. Oggi le norme di sicurezza sono in generale trascurate e lo stato non fa nulla per farle applicare. Anzi un ministro del governo Draghi poco tempo fa disse basta alla persecuzione delle imprese, mentre tra le misure del PNRR c’è la semplificazione e la deregulation dei controlli.
Certo può essere che alla Nitrochimica sia avvenuto un incidente imprevedibile, della rarità di un caso su un milione. O magari un atto di guerra della Russia, come farnetica qualcuno.
Ma può anche essere invece che la sicurezza per i lavoratori e l’ambiente non sia stata rispettata come avviene nel 70% delle aziende italiane, dati INAIL.
Lo dobbiamo sapere ed in ogni caso dobbiamo mettere la prevenzione della salute, della vita e dell’ambiente prima del profitto. Al contrario di ciò che hanno fatto e fanno TUTTI I GOVERNI finora.
Intanto la magistratura ha concluso l’inchiesta sull’incendio del grattacielo milanese di un anno fa, per miracolo senza vittime, e ha scoperto enormi responsabilità su materiali scadenti, mancata sicurezza, complicità per coprirle.
Ecco, come avrete capito io alla fatalità non ci credo proprio, io so che nel 99% dei casi è solo il risparmio privato e pubblico sulla sicurezza del lavoro e dell’ambiente che produce disastri e stragi. È il momento di gridarlo per rompere il muro di silenzio e omertà che copre l’aggressione quotidiana alla vita di chi lavora e all’ambiente.
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