Tale padre, non tale figlia

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Senza infierire, per non derogare dal rispetto per la parità di sesso, che in tanti propendono perché sia a favore delle donne, stimate per doti sconosciute agli uomini, una domanda è però lecita: con quale curriculum specifico la signora Dalla Chiesa, figlia del generale, è stata cooptata dal Berlusca per un seggio parlamentare? Il legittimo sospetto è che l’anomalo sodalizio abbia basi di reciproca convenienza. Forza Italia conta sulla visibilità televisiva della candidata e lei sulle opportunità di navigare nelle acque remunerative dei canali Mediaset. La signora in  questione, forse dimenticando la missione democratica del padre, certamente sollecitata dal cartello elettorale di destra, ha protestato vivamente su due fronti attigui: la Rai ha sospeso la trasmissione della serie Tv sul generale (par condicio, il programma avrebbe influenzato gli elettori in favore della figlia)  e la direzione artistica del festival del cinema di Venezia, che  ha proiettato il docufilm ‘La marcia su Roma’, filmato che segnala il pericolo per l’Italia di rivivere i disastri del ‘Ventennio. Riferisce la cronaca che la signora in quesitone, anziché prendere le distanze dal neofascismo, come il dna familiare richiederebbe, per disciplina di partito si è detta amareggiata: “Due pesi, due misure. Scelta di pessimo gusto (gusto???), così non è equo. Bilancia inclinata a sinistra”. Nel dirlo ammette implicitamente da che parte ha scelto di incamminarsi nel pianeta della politica e che la calamita di Fratelli d’Italia ha un forte potere di attrazione, in vista di una vittoria della destra al voto del 25 settembre.

Niente di nuovo, l’Italia dell’astensionismo propone in parallelo la storica tendenza a saltare sul carro del vincitore e l’automatico interesse dei media soprattutto per la ridondante occupazione degli spazi informativi della destra. Un caso, che probabilmente sfugge ai più: il Tg1 della Rai, nell’ultima, deprecabile spartizione partitica, era approssimativamente sponda moderata del Tg2 diretto da Sangiuliano, contiguo platealmente con Fratelli d’Italia. Da quando i sondaggisti hanno prospettato la vittoria elettorale della destra, il Tg1 si è prontamente allineato e privilegia con non gratuita ostentazione, presenze e argomenti della destra. L’ipotesi non maligna è che il progetto editoriale inviti i pronosticati vincitori del 25 settembre a confermare l’attuale organico redazionale, direttrice inclusaRita Dalla Chiesa si dà la zappa sui piedi confessando “Ero a una cerimonia in onore di mio padre. Sono talmente ancora sotto scacco delle persone che mi stanno macellando ogni centimetro della carne, del cuore, del cervello, criticando la mia scelta di scendere in politica, che quando mi hanno chiamato sul palco per consegnarmi il riconoscimento avevo perfino paura di salire e ho detto a mia sorella: ‘Vai tu’.  È da condividere la scelta di non salire sul palco. Il suo andare con “Meno male che Silvio c’è” ha poco o nulla della ‘carne, del cuore, del cervello’ del padre. Morale della favola? Rita dalla Chiesa ha colto al balzo l’opportunità per uno spot di propaganda per la destra. Ha auspicato “Un cambio di rotta (cioè destra al governo, ndr), con il contributo dei cittadini (cioè “votate Forza Italia”, ndr).  Non commenta il fratello Nando, impegnato in tutt’altra direzione, ma il suo silenzio dice molto di più di mille parole.

Che coerenza! La direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, richiesta di candidarsi con la destra ha rifiutato, ma si è detta d’accordo sul recupero dello slogan fascista ‘Dio, patria e famiglia’, adottato in campagna elettorale dalla ‘borgatara della Garbatella’, che sposata non è, da Salvini divorziato e convivente con una giovane ‘fidanzata’ e dal Berlusca, dopo il divorzio più volte in compagnia di pseudo mogli. I tre soggetti si rappresentano nell’ordine con alle spalle il tricolore(patria), un rosario tra le dita (dio) e con accanto la finta sposa Fascina (famiglia)!!!

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