IL MIO GORBY

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Era un comunista vero, Michail Gorbacev, che credeva nel comunismo, quello autentico, fatto di eguaglianza e giustizia sociale.

Quando arrivò al ‘potere’ sembrò un miracolo. Finalmente il colosso sovietico cominciava a perdere quella faccia truce, burocratica, fatta di gulag e parate militari, per aprire un percorso nuovo, mai esplorato prima, capace di rendere man mano concrete le ‘utopie’, di dar volto a quelle speranze in un mondo diverso, e finalmente possibile.

Glanost e perestroika entrarono nel linguaggio comune, lasciapassare per scenari inediti, capaci di far cadere il Muro (di Berlino) e i muri dell’incomprensione, dell’intolleranza, della guerra che più fredda e crudele non si può.

Lui, che aveva fatto tutta la carriera politica partendo dal basso, dal suo paese, e gradino dopo gradino arrivato in alto, era un ‘potente’ diverso da tutti gli altri. Perché animato da una ‘fede comunista’ incrollabile, e magnetica.

Era franco, leale, senza finzioni, al contrario di tutti (TUTTI) gli altri pezzi da novanta alla guida di Stati e nazioni. L’esatto opposto dei Capi della Casa Bianca, che pensavano e pensano – oggi ancor più di ieri – solo al Dio Denaro, al Dio Dollaro, a cumulare ricchezze sulla pelle degli altri, a fare guerre imperialiste per dominare sui paesi, spremerli fino al midollo, nel caso massacrarli per esportare il modello yankee di ‘libertà e democrazia’, chissenefrega se intriso di sangue innocente e di stragi continue.

Le cronache hanno raccontato del mitico incontro tra Gorbacev e

Ronald Reagan: con il presidente Usa che pare abbia sussurrato alla moglie Nancy, “forse di lui ci possiamo fidare”. Quando, nel caso, succedeva proprio il contrario: Gorbacev si ‘fidava’ dell’avversario che pensava, invece, come tendergli la trappola.

Lui ci cascò, Gorbacev, perché credeva nella parola data.

Perché credeva fino in fondo nel famoso ‘Accordo’ raggiunto nella primavera del 1991, quando i capi di Stato ‘atlantici’ (Usa in testa, poi Gran Bretagna, Germania e Francia) ‘promisero’ che – dopo la caduta del Muro e dell’Impero sovietico – le forze della NATO non avrebbero oltrepassato di un metro la linea dell’Oder.

Ossia la NATO non avrebbe mai ‘provocato’, da quel momento in poi, la Russia, rispettando i confini di ogni nazione.

 

Questa è Storia, quell’Accordo fra ‘gentiluomini’ fu tradito: perché di gentiluomo, a quel tavolo, ce n’era uno solo, proprio Gorbacev, mentre gli altri erano degli uomini senza onore, dei guerrafondai senza scrupoli, dei ‘politici’ nel senso peggiore del termine, degli ‘statisti’ (sic) pronti a pugnalarti alle spalle.

Da lì – primavera ’91 – comincia il disastro. Comincia lo scientifico,  capillare, progressivo allargamento dei confini NATO: che nel giro di 31 anni suonati ha significato l’annessione (il famoso o famigerato ‘ombrello’) di ben 14 nazioni che prima  facevano parte integrante dell’impero sovietico.

E’ in quel momento che comincia il conflitto odierno con l’Ucraina. Per via di un Accordo stracciato, calpestato, mai onorato.

Ed è lì che comincia il declino e poi la rapida eclissi dell’astro-Gorbacev. Al quale dichiara guerra, dentro al Partito, la folle marionetta manovrata dall’Occidente, nelle mani degli Usa, Boris Eltsin. La stessa ‘follia’ che oggi anima il guitto-presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, un copione praticamente identico per via delle ‘mani americane’ a manovrar i burattini.

Sarà la suicida politica di Eltsin a distruggere e picconare quel comunismo che Gorbacev voleva far realmente vivere, un comunismo dal volto umano, un’economia pianificata per andare incontro ai bisogni reali dei cittadini.

Ed invece, il massacratore Eltsin ‘dona’ ai privati tutti i gioielli di Stato, regala ad uno stuolo di amici (suoi e degli americani) i pezzi forti dell’economia, a quelli che diventeranno i celebri oligarchi. Via ogni traccia di comunismo, neppure uno sbiadito ricordo di socialismo: le utopie al macero, la giustizia sociale mandata in discarica.

La stella di Gorbacev, su questa terra, s’è spenta. Ma siamo certi che il suo esempio resterà scolpito nella storia: un vero costruttore di pace e di comunismo.

Se vi capita, cercate di vedere il lungo documentario-intervista realizzato nel 2018 da uno dei migliori registi tedeschi di sempre, Werner Herzog, ‘Meeting Gorbachev’.

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