TRIESTE / ECCO IL SUPER BIO-LABORATORIO DELLA RETE ‘ICEB’ – NON PAGA TASSE, RICERCHE TOP SECRET

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Non solo il super laboratorio di Fort Detrick, negli Stati Uniti, per la precisione nel Maryland.

Non solo Wuhan con le sue famigerate ricerche saltate fuori con la pandemia e finanziate in partnership da Cina e Usa.

La sede dell’ICGEB

Non solo i tanti laboratori (una quarantina in tutto, 13 quelli  ‘ufficiali’) sparsi in Ucraina sotto il vigile controllo del Pentagono. Non solo i tanti bio-lab disseminati, sempre dai tanto ‘democratici’ States in mezzo mondo, ma soprattutto nei paesi che dell’ex impero sovietico: tanto per fare solo due esempi, in Georgia e in Kazakistan, di cui la ‘Voce’ ha scritto ad inizio di quest’anno.

Adesso salta fuori che anche in Italia esiste un mega biolaboratorio localizzato a Trieste, e capofila – con quelli di New Delhi, in India, e di Cape Town in Sud Africa – di una sfilza di altri biolab, 60 in totale, un po’ in tutti i continenti, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

La catena di laboratori, in vita da anni e fino ad oggi coperta dal più totale riserbo, è denominata ‘ICGEB’ e il quartier generale triestino va sotto il nome di ‘Centro internazionale per l’ingegneria genetica e le biotecnologie’.

 

LA LEGGINA 66 DI MAGGIO SCORSO

Ne veniamo a sapere praticamente per caso, spulciando nella Gazzetta Ufficiale di casa nostra. Ed ecco che il 15 giugno scorso, quatta quatta, fa capolino una legge da brividi, la numero 66, che è stata approvata – nel più totale silenzio mediatico e, soprattutto, politico – meno di un mese prima, il 19 maggio scorso. Con questa denominazione è reperibile la normativa – è proprio il caso di dirlo – ai confini delle realtà: “Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra il Governo italiano e il Centro internazionale per l’ingegneria genetica e le biotecnologie, relativo alle attività del Centro e alla sua sede, con Allegati redatti a Roma il 21/6/2021”.

Un linguaggio già non poco criptico. E di misteri è zeppo l’Accordo, che contiene una serie di ‘norme’ (sic) che andrebbero passate ai raggi x da un pool di costituzionalisti, penalisti e civilisti per configurare una serie di ipotesi di reati: o quanto meno di verificare una totale ‘extraterritorialità’ (sorte di zone franche dove la legge è un puro optional) per quelle aree dove sono ubicati i tanti Centri, i 60 biolaboratori sparsi per tutto il mondo: e come numero uno c’è proprio il nostro, quello di Trieste.

Vi invitiamo a visitare il sito ‘ICGEB’, dove ne potrete leggere delle belle (e, con ogni probabilità, tante balle), verificando anche gli errori grammaticali spesso e volentieri contenuti nei testi. Se tanto mi da tanto, c’è da dubitare fortemente sulla validità dei risultati scientifici ottenuti dai biolab…

Ma procediamo con ordine e cominciamo da alcuni tra i più significativi contenuti dell’Accordo, diventato legge da circa tre mesi, e che prevede uno stanziamento da 10 milioni di euro: a perfetta insaputa di tutti gli italiani. Con una crisi che morde ogni giorno di più.

 

DOCUMENTI TOP SECRET, ZERO TASSE

Fior tra fiori, ecco cosa viene previsto all’articolo 7 dell’Accordo: “Il Centro è inviolabile e i suoi beni godono di immunità di giurisdizione”.

Ancor più chiaro il comma 3: “Nessun funzionario del Governo o chiunque eserciti una pubblica funzione sul territorio della Repubblica italiana può entrare nella sede del Centro senza il consenso del Direttore e alle condizioni approvate dalla Direzione”

E ancora: “Gli archivi e tutti i documenti del Centro sono inviolabili”.

L’articolo 11 prevede la totale esenzione del Centro dal pagamento di qualsiasi tassa che i comuni mortali e le imprese, anche di piccolissime dimensioni, sono tenuti a pagare. Un vero Paradiso fiscale.

Non è finita, perché l’articolo 12 prevede una totale ‘immunità’ per tutto il personale del Centro. Sorge spontanea la domanda: anche penale?

 

Non si capisce bene quale sia il numero preciso dei dipendenti (quasi tutti ricercatori, come succede anche negli altri centri), perché il testo è scritto in perfetto italianoide: “Più di 200 persone, in rappresentanza di circa 30 persone nei laboratori di Trieste, che si estende su una superficie di 8000 metri quadrati, con 18 gruppi di ricerca, soprattutto in campo biomedico”. Ci avete capito qualcosa? 200 o 30, in soldoni? A quanto pare – come viene riportato nel sito ICGEB – i dipendenti totali a livello internazionale sono circa 700, e al 90 per cento dediti alla ricerca (il personale amministrativo e ‘vario’ è quindi ridotto all’osso).

Ma ecco alcuni dati ‘storici’.

 

I FONDI DAL FILANTROPO BILL GATES    

Il Programma dei Centri (gli ICGEB, appunto) nasce quasi 40 anni fa, nel 1983. Non hanno problemi economici di sorta, perché fin da subito ricevono fondi con la pala da star del firmamento finanziario e scientifico, come la sempre generosa ‘Bill and Melinda Gates Foundation’ (che negli ultimi anni s’è dedicata anima, corpo & dollari ai vaccini & ai cambiamenti climatici), ‘The New England Biolabs Inc.’ e ‘Genethon’, azienda leader a livello mondiale sul fronte della ricerca genica.

Bill e Melinda Gates

Sono i portabandiera, perché – viene sottolineato dai promotori – “le attività di ricerca sono supportate da un gran numero di sovvenzioni concesse da un varie agenzie di finanziamento internazionale”.

Tutto, of course, avvolto nel mistero: affinchè il fisco non sappia. Ma tanto chissenefrega, visto che i centri non pagano tasse. E quindi a farsi benedire va soprattutto quel minimo di ‘Trasparenza’ arci-necessario in un settore delicato come questo, e che qui viene abbondantemente e scientemente bypassata. Per la serie: facciamo i cavoli nostri per ‘il bene dell’umanità’ e di tutto il resto ri-chissenefrega!

E vediamo il tipo di ricerca che ha caratterizzato, fin dall’inizio, la mission dei centri. Sempre dal sito: “I programmi di ricerca comprendono programmi scientifici di base, come il controllo dell’espressione genica, la replicazione del DNA e l’elaborazione dell’RNA; studi su virus quali HIV, HPV e rotavirus; immunologia molecolare e terapia genica umana”. C’è poi ampio spazio per “biomedicina, biofarmaci, biocarburanti, biopesticidi”. Per tutti i gusti.

Passiamo agli organi direttivi.

Lawrence Banks

A coordinare tutte le attività c’è un ‘Consiglio amministrativo’, una sorta di mega CdA internazionale, in cui siede un rappresentante per ogni paese membro. Per l’Italia, quello che viene definito ‘Ministro Plenipotenziario’ è attualmente Cecilia Piccioni, che nell’organigramma ICGEB figura anche in qualità di direttore generale per la promozione, vice direttore generale per la Promozione Integrata e l’Innovazione, Ministro per gli Affari Esteri e la cooperazione internazionale. Un uomo – pardòn, una donna – ovunque.

Il gran capo, nelle vesti di Direttore Generale, in carica da due anni (è stato nominato il 1° luglio 2019) è Lawrence Banks, microbiologo di Leeds, un’incredibile somiglianza con Moshe Dayan, il capo dell’esercito israeliano nella tragica guerra dei 6 giorni: solo che la benda nera copre l’occhio destro di Banks, mentre per Dayan si trattava del sinistro. Per tre anni, dal 2016 al 2019, Banks è stato ‘Group Leader’ del ‘Tumor Virology Laboratory’ proprio presso il nostro centro triestino. Il suo compito prioritario è oggi quello di coordinare i tre centri base: quelli di Trieste, Nuova Delhi e Città del Capo.

 

ANCHE PROGETTI PER L’IMMORTALITA’…

Passiamo ora in rapida carrellata i principali Progetti che i Centri stanno seguendo e che troverete ampiamente illustrati nelle pagine del ricco sito. Tutti dai ‘titoli’ leggermente ambiziosi. Eccoli: Zero Hunger (ovviamente finanziato in particolare da governo e sponsor indiani e focalizzato soprattutto a implementare le colture del riso); Good Health and Well-Being; Quality Education; Gender Equality; Affordable and clean energy; Industry, innovation and infrastructure; Responsible Consumption & Production; Climatic Action; Life and Land”.

ICGEB ha elaborato un piano straordinario 2020-2030 per ‘Scienze e sviluppo’.

Eccone la ‘vision’, secondo il Verbo di Banks & C.: “Essere l’organizzazione intergovernativa a livello mondiale per la ricerca, la formazione e il trasferimento tecnologico nel campo delle scienze della vita e delle biotecnologie”. E la conseguente ‘mission’: “Combinare la ricerca scientifica con il potenziamento delle capacità, promuovendo così uno sviluppo globale sostenibile. L’obiettivo – viene aggiunto – è conciliare il progresso economico globale con la giustizia sociale e la conservazione delle risorse naturali”.

Non è finita qui, per i nuovi Salvatori dell’Umanità, i novelli Noè: “I paesi in via di sviluppo, le economie emergenti e le nazioni industrializzate devono tutti fare la loro parte per garantire il successo dell’Agenda 2020-2030”.

E ancora: “L’obiettivo finale è responsabilizzare gli Stati membri dell’ICGEBnell’uso degli ultimi sviluppi scientifici e aiutare i membri ad applicare moderne soluzioni biotecnologiche per porre fine alle malattie e raggiungere la sicurezza alimentare ed energetica, promuovendo nel contempo lo sviluppo del capitale umano attraverso l’istruzione, la formazione e la fornitura di pari opportunità per tutti”.

Immortalità garantita, dunque, per tutti?

Una sintesi tra Marx, San Francesco & Draghi?

Fort Detrick

Sorge spontaneo un altro interrogativo. Come mai tra gli oltre 60 stati membri c’è l’Italia ma mancano all’appello molti paesi europei? C’è la Russia ma non figurano Stati Uniti e Canada?

Con ogni probabilità l’interrogativo sugli Usa è presto risolto. Visto che possono contare sul più grande bio-lab al mondo, quello di Fort Detrick, che con ogni probabilità è all’origine – come la ‘Voce’ ha documentato in alcune inchieste dei mesi scorsi – della pandemia da Covid 19, dal momento che le ‘fughe’ dai suoi laboratori sono di almeno 6 mesi prima (giugno 2019) rispetto a quelle di Wuhan (dicembre 2019). Più quelli sparsi in mezzo mondo (un paio di centinaia), ben compresi quelli acquartierati nelle ex nazioni sovietiche.

Dove vengono condotti esperimenti che definire ‘border line’ è un mero eufemismo…

 

P.S. Sorge spontaneo un altro piccolo interrogativo. Come mai il così attivo comitato No Green Pass triestino, capeggiato da Stefano Puzzer oggi candidato per le elezioni del 25 settembre tra le fila dell’Italexit di Gianluigi Paragone, non ha mosso fino ad oggi un dito quanto meno per far conoscere agli italiani l’esistenza del super bio-lab triestino?

 

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