PAROLE, PAROLE, PAROLE / DA QUELLE TRAVISATE DEL PAPA ALLE BESTEMMIE DI DRAGHI

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Come mai tivvù e giornali di casa nostra fanno la corsa a travisare perfino le parole di Papa Francesco? E arrivano al punto di indirizzarle solo pro Ucraina e contro il macellaio Putin?

Da far letteralmente venire i brividi titoli e commenti del gregge mediatico: il Papa condanna fermamente la Russia, Francesco accusa i crimini di Mosca.

Leggiamo alcune fra le parole (quelle vere) pronunciate da Bergoglio in occasione della fresca udienza generale e mettiamo da parte le bufale dei nostri media.

Ha parlato di “Tanti innocenti che stanno pagando la pazzia, la pazzia, la pazzia di tutte le parti, perché la guerra è una pazzia, e nessuno in guerra può dire ‘io no, non sono pazzo’.”

Ha ricordato con commozione la povera Darya Dugina: “Penso alla povera ragazza saltata in aria per una bomba sotto il sedile della sua auto: gli innocenti pagano la guerra, gli innocenti. Diciamoci l’un l’altro che la guerra è una pazzia. E coloro che guadagnano con la guerra, con il commercio delle armi, sono dei delinquenti che ammazzano l’umanità”.

Darya Dugina

Forse più serio dei nostri commentatori, perfino il nuovo ambasciatore di Kiev presso la Santa Sede, Andrii Yurash: “Il discorso del Papa è stato deludente: non si può mettere nella stessa categoria aggressore e vittima”. Ma haavuto la faccia tosta   di affermare, l’inviato speciale del guitto Volodymyr Zelensky: “Per Kiev la Dugina non rappresentava nulla. Per gli ucraini il suo nome è diventato noto solo adesso. Questa persona non ha significato nulla per l’Ucraina”.

Parole che si commentano da sole, per la miseria mentale e morale di chi le ha pronunciate.

 

Siamo agli anniversari. 6 mesi dall’inizio del conflitto in Ucraina, col burattino degli Usa, il solito Zelensky, che la fa fuori dal vaso, ormai in preda ad un vero delirio di onnipotenza: “dobbiamo vincere la guerra a tutti i costi, dobbiamo riprenderci il Donbass e la Crimea, che sono nostri”.

Non è da meno, sotto le nostre latitudini, il solitamente compassato e misurato Carlo Cottarelli che da quando ha ricevuto l’investitura dal capo Letta indossa l’elmetto e fa gli occhi di tigre (anche se non gli riesce). Ai microfoni di La7 afferma: “Anche Putin se ne deve andare. L’opposizione interna si deve fare sentire e devono ribellarsi a quella autocrazia”.

E pensare che pochi giorni prima l’ex presidente russo Dmitrij Medvedev aveva ‘osato’ consigliare gli italiani a non votare chi li ha ‘sgovernati’ per anni”. Quella era una clamorosa ingerenza, un’interferenza da punire a cannonate. Le parole di Cottarelli no: tutto ok.

Come del resto quelle pronunciate da tutte le marionette, dai nani & ballerine che si sono esibiti sul sempre più stucchevole avanspettacolo organizzato ogni anno da ‘Comunione e Liberazione’ (tra l’altro fottendosene di ogni par condicio). Dove cinguettavano insieme, d’amore e d’accordo, finta maggioranza e finta opposizione, finti avversari di una più che singolar tenzone che ci consegnerà, dopo il 25 settembre, un’Italia ancora più incasinata e ingovernabile. Con una Giorgia Meloni che finirà per fare il governissimo con l’odiato Enrico Letta per ‘il bene del Paese’, tanto per evitare un commissario speciale (stile Grecia) catapultato da Bruxelles: caso mai il già ex premier (mai votato) Paolo Gentiloni che di corridoi europei se ne intende?

Mario Draghi

Vergognosa la sceneggiata finale organizzata dai ciellini pro Mago Draghi. Al quale sono state affidate, novello Mosè, le 10 tavole, i Comandamenti da lui vergati e che qualunque governo uscito dalle urne dovrà seguire per solcare le acque e arrivare alla terra promessa.

A cominciare dal primo comandamento: non avrete alcun Dio (con qualunque nome possa presentarsi come premier) fuori che me. E il nostro faro sono gli Stati Uniti, del nostro grande amico Joe Biden: noi siamo i suoi vassalli fedeli, ogni sua parola per noi sarà un ordine, anche quello di inviare tutti i nostri battaglioni sul   fronte ucraino per esportare, secondo il consueto rito americano,  ‘Libertà e Democrazia’: poco importa se sterminiamo i popoli con bombe chirurgiche, poco importa se dopo di noi sarà un deserto, come – ultimi esempi fra tutti – Iraq e Afghanistan.

E poco importa se, tra due o tre mesi, anche il Belpaese (per il quale Mago Draghi prevede un futuro radioso) sarà un quasi-deserto: con migliaia e migliaia di imprese costrette a chiudere i battenti per il caro-energia e per il caro tutto; con milioni di italiani che non sapranno, stavolta sul serio, come sbarcare il lunario, con un’inflazione galoppante, prezzi alle stelle, disoccupazione a livelli stra-record.

E allora che si fa? I pannicelli caldi della cura Draghi?

Ma non ci rendiamo conto che serviranno palate di miliardi di euro per evitare che il Paese vada in bancarotta? Che la gente finisca in un baratro senza fondo?

Se ne rendono conto i politici che – come nella più perfetta Armata Brancaleone – vanno al voto senza capirci un cazzo della  spaventosa crisi, dello tsunami economico e sociale che ci investirà?

 

Domandone. Perché nessuno ha il coraggio di proporre un totale ribaltone? Tutti i soldi sul tavolo, e equa distribuzione fra tutti. Tutti quelli che hanno diritto a vivere, sopravvivere, campare in modo minimamente umano e civile.

Insomma, una patrimonialona da mille e una notte. Per riprendersi il maltolto, dare a chi è stati saccheggiato per una   vita, togliere ha chi ha rubato per una vita.

Non parliamo neanche di manette e galera per i predatori, ce ne sarà tempo: ora bisogna recuperare i soldi che servono per raddrizzare la barca, salvare i naviganti e cominciare a remare. Finalmente nella direzione giusta.

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