VOTO / BAGARRE LISTE IN STILE FEUDALE

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Di seguito vi proponiamo la lettura di due stimolanti interventi sulla formazione delle liste elettorali e le infinite polemiche che ne stanno scaturendo.

Il primo è di Francesco Carbini, che scrive per ‘pensiero libero.it’, titolato “Feudalesimo e democrazia”.

Il secondo è pubblicato sul profilo facebook di Giorgio Cremaschi (una firma che i lettori della ‘Voce’ conoscono bene), la cui riflessione significativamente s’intitola “Ma quale regime democratico”.

Eccoli.

 

Feudalesimo e democrazia

Il sistema di rapporti caratteristico del feudalesimo è noto con il nome di vassallaggio. Tale termine deriva dalla parola gwas, servitore. Il vassallo era colui che giurava fedeltà a un signore più potente. Giurare fedeltà implicava, in questo sistema di relazioni, che il vassallo impugnasse le armi e combattesse, generalmente a cavallo, in difesa del signore al quale era fedele. Essere armati e poter possedere e mantenere un cavallo era però molto dispendioso.

Il vassallo otteneva dei proventi perché in cambio della difesa armata otteneva dal signore un pezzo di terra. Tale appezzamento prendeva il nome di feudo (termine di origine germanica) o beneficio (espressione derivante dalla lingua latina).

Non troviamo grandi differenze con l’attuale sistema elettorale che ormai ( con varianti peggiorative, ultima delle quali la diminuzione del numero dei deputati e senatori senza nessun cambio costituzionale) caratterizza la nostra Repubblica dal crollo del sistema tanto vituperato della prima repubblica in poi.

Per anni i nuovi politici “senza macchia e senza paura “ , con la complicità di mass media e circuiti finanziari hanno mistificato la realtà, illuso i cittadini , modificato le norme per far credere che una democrazia potesse funzionare senza partiti e senza una selezione della classe dirigente.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti ed hanno portato ad un allontanamento costante ed inesorabile dei cittadini dalla vita pubblica , anche di quelli che di solito se ne sono sempre occupati.

Forse si voleva proprio questo: far decidere in pochi, dissuadere alla partecipazione democratica.

Fanno quindi sorridere le lamentele odierne degli esclusi dalle liste elettorali, spesso anche famosi. Vittime di leggi che loro stessi hanno contribuito a promuovere e far approvare e che ci portano a facili similitudini con il sistema feudale.

Dimenticando che si tratta di uno dei tanti frutti amari della falsa rivoluzione tutta italiana , che parte da lontano.

Da un sistema dell’informazione in mano a pochi potentati economici e finanziari , da un sistema giudiziario che invece di limitarsi ad applicare le leggi dello Stato ha pensato di sostituirsi al parlamento e financo al governo , da una opinione pubblica ubriacata dall’odio verso la politica ma che poi non perde occasione per rivolgersi al potente di turno per favorire i propri interessi .

Un sistema , quindi, che invece di fare il bene comune fa solo quello di parte e volge lo sguardo sempre alle prossime elezioni e mai al futuro della Nazione.

Come uscirne ?

Il paradosso è che se ne esce solo con una partecipazione maggiore alla vita dei partiti e delle istituzioni, invertendo l’attuale andazzo “ feudale “ e riportando la democrazia in ogni consesso .

Non più vassalli , beneficiati di tanto in tanto , ma cittadini consapevoli di scelte sulle quali ci si confronta per arrivare poi alle sintesi necessarie .

Si potrebbe, intanto, iniziare dal ripristino di un sistema elettorale proporzionale e dalla reintroduzione delle preferenze, così da togliere agli attuali segretari di partiti che ormai sono solo “ personali “ la scelta di chi ci rappresenta in parlamento.

Non più la spada del signore del feudo che si posa sul vassallo di turno, ma un ritorno alla modernità e alla responsabilità.

Tornando a collegi elettorali nei quali i deputati e senatori eletti rispondano direttamente ai cittadini di quei territori.

Liberi di essere scelti e non più schiavi di segreterie di partito senza regole , rappresentanti reali del popolo e non signorotti al servizio del capo.

Non vassalli, valvassori o servi della gleba ma liberi cittadini.

Una volta ( 30 anni fa ) avveniva così e non pare che le cose andassero peggio di oggi.

 

FONTE: www.pensalibero.it

 

 

MA QUALE REGIME DEMOCRATICO

DI GIORGIO CREMASCHI
In un regime democratico tutti i partiti dovrebbero raccogliere le firme per le elezioni, oppure nessuno, perché ad ogni voto si dovrebbe partire alla pari, senza privilegi ed eredità truccate.
In un regime democratico i media e le tv dovrebbero garantire le pari condizioni per tutti i partecipanti, lasciando agli elettori il compito di scegliere.
In un regime democratico dovrebbe essere possibile criticare Israele, la NATO, la UE senza che i leader dei due partiti di destra Letta e Meloni, in finta contrapposizione tra loro ma esaltati assieme da giornali e tv, diffondano l’accusa di connivenza con potenze straniere o con il terrorismo.
In un regime democratico i programmi dei partiti dovrebbero essere spiegati e messi a confronto, non propagandati come in televendite truffaldine.
In un regime democratico il Presidente della Repubblica non convocherebbe le elezioni alla fine delle ferie estive, sapendo benissimo che così la campagna elettorale sarà ancora più escludente e disonesta.
In un regime democratico quando si riduce il numero dei parlamentari si aumentano anche le garanzie per il pluralismo e le minoranze e si cambia le legge elettorale.
In un regime democratico.. basta, in Italia NON C’È UN REGIME DEMOCRATICO, ma il governo di una oligarchia degli affari e della guerra, sempre più autoritaria.
Queste elezioni sono segnate e truccate da questa oligarchia, quindi il solo voto utile è per chi è fuori e contro di essa e rifiuta di accomodarsi negli inutili sgabuzzini offerti purché si accetti il trucco. Ecco perché sostengo #UnionePopolare .
Fonte: pagina Facebook di Giorgio Cremaschi
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