Porta a porta ma Vespa non c’entra

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Chapeau, Agnelli è tra quanti giudicano come la più devastante iattura l’ipotesi della destra al governo. Il suo quotidiano, più significativo influenzer politico in un panorama dei media dominato dalla destra (giornali, Tv), affronta di petto lo smarrimento generale degli italiani ipnotizzati dal sovranismo di ‘Io sono Giorgia’, del rozzo carrocciaro leghista e dall’impresentabile, senescente forza italiota in permanente interlocuzione con la magistratura. Chapeau, il quotidiano fondato Scalfati, giudicato ‘confindustriale’ dopo vendita al gruppo Gedi-Fiat, da giorni ospita la più lucida, convincete, documentata campagna informativa sui cento perché la Meloni al governo rischia di trasformare il nostro Paese democratico in un copia incolla del ‘Ventennio’, nella sua involuzione plasticamente rappresentata da Orban, dittatore ungherese che si ispira al nazifascismo.

La Repubblica è da giorni  il Pm di un processo virtuale alla destra, alla Meloni che opportunamente sottrae spazio ad altro,  per aggiornare i lettori sui perché di un salvifico ridimenzionamento dei consensi alla borgatara della Camilluccia. Titoli picconatori in prima pagine e nell’interno, da ieri la prima puntata di un dossier che rende chiaro con documenti inconfutabili a quale sciagura l’Italia si consegnerebbe con la destra al governo Ai centomila volontari del Pd mobilitati per ribaltare i numeri dei sondaggi, per ora sfavorevoli, il suggerimento di ripristinare il porta a porta dell’Unità, con la Repubblica antifascista.

Scommette e vince di slancio chi punta sull’esclusiva italiana del record di 101 liste, che competeranno elettoralmente il 25 settembre: sì sono 101!!! Anche “Italiani con Draghi” all’insaputa del premier. Meloni: “La sinistra teme il presidenzialismo”: vero, infatti la ‘fiamma tricolore’ lo intende alla Orban. “No, grazie, abbiamo già dato”. Si segnala anche un ‘Up con De Magistris’ nei loghi di Dema, Manifesta, Rifondazione Comunista e Potere Popolo.

Ps Un consiglio che nulla toglie all’affetto per la 95enne Lollobrigida. Apprezzate il garbo di Gabriele Cané, della sua benevola critica alla candidatura della star pubblicata via internet, anche da Microsoft news: Gina Lollobrigida è una meravigliosa signora di 95 anni che merita rispetto. Non proposte indecenti come quella di candidarsi alle elezioni del 25 settembre prossimo, ad esempio. Invece è successo. A lanciarla è un movimento che già dal nome si qualifica: “Italia sovrana e popolare”, una sorta di fritto misto messo in piedi da Marco Rizzo, simpatico residuato ufficiale del comunismo, e da Antonio Ingroia, di cui si è apprezzato soprattutto il fatto che non faccia più il magistrato. Fa però l’avvocato, anche della Lollo, nelle disavventure giudiziarie che lei ha avuto per matrimoni veri o presunti, e per patrimoni contesi. È stato lui ad avere la geniale idea di presentarla nel collegio di Latina facendo leva sulla passione della diva per il compianto Fidel Castro. In effetti il nome è di quelli che attirano, almeno nelle tante generazioni che ne hanno ammirato bellezza, carisma e bravura. Ma mettere in pista, e in lista, una persona quasi centenaria spesso tirata in ballo per presunti problemi di circonvenzione, beh, può essere definita almeno un’operazione spregiudicata. Irrispettosa. O no? Un appello per la Lollo: se sarà candidata, non votatela. Non lo merita. Per noi deve restare la ragazzina che a 17 anni salì sul podio di Miss Italia con Lucia Bosè, e non l’anziana signora che vuol salire in Parlamento. Con Ingroia.

 

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