ASTENUTI / LI’ DEVE PUNTARE IL PROGRAMMA DI GIUSEPPE CONTE

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La sceneggiata in vista del voto di settembre prosegue, più penosa che mai. Senza ormai un briciolo di vergogna i pupazzi si presentano nel corso dei talk show, che ricordano molto quei circhi Orfei, Barnum, Togni o chi preferite, dove si esibivano gli acrobati più gettonati o i clown che facevano a gara per spararla più grossa.

Persone degnissime, quelle, ossia acrobati e clown. Che si guadagnavano da vivere col loro mestiere, con la loro ‘arte’ circense.

Loschi figuri, come diceva un tempo la campagna anti Aids “se li conosci li eviti”, i comprimari di una politica ormai ai minimi termini, ridotta a cascame di quella che i nostri padri costituenti consideravano un ‘nobile missione’, oggi – e ormai da tanti anni – ormai da codice penale, disseminata di corruzioni & collusioni molto maggiori rispetto agli anni di Tangentopoli.

Perché adesso è diventata ‘endemica’ (proprio come tutti i virus, a cominciare dal covid), ‘scientifica’, invade come una metastasi sempre più gigantesca interi settori, interi territori, interi pezzi dello Stato e della pubblica amministrazione.

Il nostro paese – va purtroppo constatato – s’è mafiosizzato, nel senso più letterale del termine: perché attraverso i riciclaggi spinti, una grossa fetta dell’economia ‘legale’ s’è ‘contaminata’ (continuando nella metafora virologica), il tessuto economico s’è è profondamente inquinato (come capita con le falde acquifere invase da liquami tossici), e chi vuol lottare solo con le proprie forze e i propri mezzi parte largamente svantaggiato ed è costretto a soccombere. L’economia ‘ufficiale’, quindi, è diventata largamente tossica.

Luigi Di Maio. In apertura Giuseppe Conte

E nessuno dice niente.

Nessuno alza un dito per mettere in mezzo la questione. Per cercare di porre un argine e contrastarla. Niente. Il silenzio (complice) più assordante.

Avete sentito un solo partito, negli ultimi mesi, parlare di contrasto alle mafie? Tutti zitti e muti, come se la malavita organizzata, per miracolo, fosse scomparsa da un giorno all’altro: proprio come la povertà che – ricordate? – un tronfio Giggino Di Maio annunciava da un balcone (come usava fare un certo Duce) era stata finalmente sconfitta. Battuta da bar di periferia: eppure, quel signore, l’ex bibitaro e poi steward allo stadio San Paolo, non solo non è stato cacciato a pedate dalla scena politica, ma è diventato nostro ministro degli Esteri, vergogna nazionale a zonzo per il mondo.

 

I BUFFONI SPARANO GLI ULTIMI TRIC TRAC

Ma veniamo all’oggi. Sparano gli ultimi tric trac i buffoni di corte.

L’uomo che doveva lasciare la politica dopo il vaffa al referendum anti Costituzione, guitto Renzi, fa l’assist-man per il pariolino Calenda, che col suo volto pacioso sarà il testimonial per la campagna elettorale dove sperano di arrivare al mitico traguardo del 10 per cento. I biechi sondaggi, purtroppo, non li accreditano (in due, si badi bene) neanche del 4 per cento. Da partita scapoli- ammogliati.

Calenda e Renzi

La campagna acquisti di Enrico Letta, partita con la fanfara per il matrimonio calendiano, ora deve consolarsi con quel Carlo Cottarelli premier per una notte, quando Sergio Mattarella, non sapendo che pesci prendere, lo estrasse dal cilindro, prima dell’era Draghi. “Sarà una campagna (elettorale, non acquisti, ndr) straordinaria”, annuncia gonfiando l’esile petto Letta. Brandendo, ovviamente, l’Agenda Draghi come vessillo e ricetta per salvare l’Italia da tutti i mali (mentre proprio per settembre si annuncia lo tsunami economico-sociale); e l’inossidabile fedeltà atlantica per sancire un eterno vassallaggio alle bande NATO che, statene sicuri, entro fine anno verranno capeggiate proprio dal nostro Draghi, la poltrona alla quale aspira dopo il Vaffa quirinalizio. Gli farà spazio l’attuale Segretario Generale, il norvegese Jens Stoltemberg, già in prorogatio dallo scorso febbraio.

E a questo punto, qual è il ‘dream’ del segretario PD?

Quello di una ‘non governabilità post elettorale’, il solito papocchio dove nessuno ha ovviamente la maggioranza e, quindi, occorre trovare degli accordi, tessere delle alleanze, ordire trame. E visto che dobbiamo essere l’ultima ruota del carro europeo, eterni servi della NATO e non avremo neanche più gli occhi per piangere, cosa ci resterà da fare?

Carlo Cottarelli

Per evitare l’umiliazione di un commissariamento, come successe con la povera Grecia presa a morsi e dissanguata, meglio una terapia un po’ meno traumatica: l’Europa ci invierà, come super-commissario, il ‘nostro’ Paolo Gentiloni, ex premier del resto, ex pezzo da novanta nello scacchiere UE, le conoscenze giuste al posto giusto.

Non un clistere, ma una bella supposta, tanto per iniziare la cura. E una maggioranza qualunque, intorno all’inviato speciale Gentiloni, la si rappattuma: sì, perché si tratterà di chiamare a raccolta le monnezze politiche disponibili al gioco, i cascami partitici, i leaderucoli che farebbero a pezzi madri e figli per una poltrona, anche uno strapuntino di Palazzo.

 

IL POPOLO DI CONTE E’ QUELLO DEL NON-VOTO 

A questo punto non c’è che un salvagente possibile, una sola ancora di salvezza.

Bene, cerchiamo di semplificare il discorso.

Avete sentito le parole di Giuseppe Conte ai microfoni di ‘Controcorrente’ su Rete 4, il programma ben condotto in queste settimane agostane da Alessandra Viero?

Parole perfettamente condivisibili, pacate ma ferme, decise.

Paolo Gentiloni

Ha parlato di alleanze che l’Italia non intende certo abbandonare, ma di un ruolo indipendente del nostro Paese che – ha ribadito – “non prenderà ordini da Washington”. Una bella differenza rispetto al genuflesso Letta o alla Meloni che ha appena imparato (ed esibisce tronfia!) un po’ di sgangherato inglese (e anche francese) alla vaccinara!

Ha parlato, Conte, di priorità assoluta per il lavoro, soprattutto con i tempi che tirano e la crisi economica che galoppa sempre di più.

Ha parlato di fisco e tasse, in termini che tutti possono comprendere: non quell’orgia di folli cifre spacciate per flax tax che vanno dal 15 per cento salviniano al 23 per cento berlusconiano (e la premier in pectore Meloni dove si colloca?). Oltre che del tutto inique, anche anticostituzionali, come sa anche uno studente al primo anno di legge.

Ma, soprattutto, il segretario dei 5 Stelle ha sottolineato una circostanza di cui la ‘Voce’ scrive da settimane: il programma, le proposte, devono essere chiare, nette e credibili soprattutto perché devono essere rivolte a quel mondo sommerso del NON VOTO, a quell’esercito di ASTENUTI che ormai rappresenta il 50 per cento dell’intero corpo elettorale.

1 italiano su 2, ormai, diserta le urne per il totale schifo dei partiti, per il disgusto della proposta politica che gli viene forzosamente somministrata da anni a questa parte: come andare al ristorante e vedersi sbattere davanti la stessa minestra o brodaglia immangiabile tutti i giorni che Dio comanda.

La conferma di tutto ciò arriva dalla notizia di apertura del ‘Fatto online’, notoriamente vicino alle posizioni del segretario 5 Stelle:   sottolinea l’appello di Conte agli astensionisti e allarga il fronte anche ai milioni di italiani che oggi sono privati del diritto di voto perché si tratta di ‘fuori sede’, la bellezza di 5 milioni di cittadini   che non possono esercitare un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione (per la precisione 4 milioni e 900 centomila): succede solo a Malta e Cipro, in Europa, dove tutti gli altri paesi hanno risolto il problema (voto elettronico, voto postale, delega al voto).

Per finire. E’ circolata, nei giorni scorsi, la possibilità che Conte abbia intenzione di proporre il nome, per i collegi del Sud e non solo, di un capolista capace di esprimere la volontà di voltar pagina, di dar corpo e voce ad una diversa Italia possibile.

Federico Cafiero de Raho

Il nome è quello di Federico Cafiero de Raho, per anni pm alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, poi al vertice della DIA nazionale, un simbolo concreto, in carne e ossa, della lotta – quella autentica e non parolaia o di facciata – alle mafie. Abbiamo prima scritto che il contrasto alle mafie è totalmente sparito da tutte le agende politiche, figuriamoci quella Draghi.

Sarebbe, quella candidatura, il segno di una autentica inversione di rotta, un netto cambio di marcia.

Per non far morire l’Italia.

E per riuscire, in questa titanica impresa, con pochissimi giorni a disposizione, c’è bisogno del voto di TUTTI gli italiani: chissenefrega di quello storicamente ‘clientelar-mafioso’, ritualmente appannaggio dei partiti trasformati man mano in associazioni da 416 bis.

Ci vuole quello di tutti coloro che sono sempre rimasti a casa, negli ultimi anni, perché disgustati di ‘bande’ o accozzaglie travestite da partiti per rubare danari pubblici e fare i loro interessi sulla pelle di tutti i cittadini.

E’ arrivata l’ora del VAFFA per tutte le formazioni politiche (non è più nemmeno il caso di chiamarli partiti, tanto cambiano nomi & simboli ad ogni tornata elettorale) che proteggono gli interessi di evasori, mafiosi, finti imprenditori, saccheggiatori del denaro pubblico sottratto a tutti gli italiani, a tutti i cittadini privati negli ultimi anni anche di due diritti fondamentali: quelli al lavoro e alla salute.

 

 

 

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