Il no alla destra? Tutti per uno, uno per tutti

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Sulle teste degli italiani che si riconoscono nella Repubblica democratica, antifascista, pende minacciosa la lama della ghigliottina che il boia della destra è pronto a calare un attimo dopo aver vinto elezioni. ‘Pronto’, per restare in tema, è uno dei copia-incolla che usa la borgatara di Fratelli d’Italia in questo pre voto. Accompagna un’altra bugia della Meloni, che usa l’esca dell’atlantismo, della moderazione, per attrarre elettori moderati, ma ‘ruba’ slogan alla fascistissima Le Pen (“Nous sommes prets!”) che per ‘Io sono Giorgia’ si contrae in “Pronti”, cioè siamo in vista del traguardo ‘governo’ con lei premier.

Sorprendono gli angusti confini della contestazione democratica a questo incubo, alimentato dalle controversie che frappongono ostacoli con l’asticella molto alta al proposito dei progressisti di battere la destra con un veloce sprint in dirittura d’arrivo. L’attacco concentrico a Fratelli d’Italia e ai suoi alleati è monocorde e avviene con bordate contro la contiguità con il famigerato Ventennio, riproposto senza conseguenze per colpa della ‘tolleranza democratica’ e della magistratura. Sconforta accorgersi che il mondo culturalmente del Paese, nelle sue numerose varianti (teatro e cinema, artisti, cantanti, scrittori, intellettuali) non sia in campo e senza il rischio di controffensive, per l’evidente ‘in e sub cultura’ della destra.  Evidente, la cultura della sinistra, sottovaluta gli effetti sugli italiani della proprietà popolarità, della grande visibilità. Il perché è complesso: perchè un osannato cantautore di sinistra come Roberto Vecchioni, il popolarissimo Morandi, un gran numero di personaggi amati, in vista, lasciano a Giorgia, a Elodie di schierarsi apertamente contro la Meloni? Una delle ragioni è l’opportunismo: ritengono che manifestare ostilità alla destra possa alienare l’empatia di follower di quell’orientamento politico. Più semplicemente, quella sinistra è in tutt’altre faccende affaccendati, impegnata in tour estivi e promozione dischi. Infine, perché il tema antifascismo illude il centrosinistra di incutere paura negli italiani di ricadere in un regime illiberale.

La manovrina da mercatino di periferia che gli italiani ‘normali’ giudicano follia da ricovero in struttura psichiatrica, accumuna la perversa triade Renzi, Calenda, Conte. I tipi in questione, accreditati picconatori e accaparratori di poltrone, a prescindere da chi le spartisce, lasciano intendere di imbarcarsi nell’arca di Noè della destra, nel post 25 settembre. Scelta politica? Assolutamente no. Scissioni, gravidanze e nascite di partitini completano la fauna dei fuori gioco che nella speranza di strappare qualche poltrona istituzionale o posti di potere extra parlamentare, danno vita ad anomali gruppi misti, serbatoi a cui attinge quasi esclusivamente la destra.

Dispiace che nella gara tra millantatori si infili anche Letta. Alle buffonate di Salvini-Berlusconi, del ‘tasse basse’, il number one del Pd risponde con la promessa (che c’è di più elettorale) di aumentare lo stipendio degli insegnanti. Fosse vero, offrirebbe dignità a una nobile, fondamentale professione, ma crederci è davvero impresa a perdere. Mancano solo le promesse di Renzi e soci, ma basta aspettare, di qui al voto potrebbero usare l’esca del costo zero di benzina, metano, acqua, luce e gas.

 

 

 

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