Quella israeliana è una guerra di aggressione. Armi ai palestinesi?

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Questa volta non tengono neanche le solite giustificazioni del governo di Tel Aviv. Nei giorni scorsi non piovevano razzi palestinesi sulle città israeliane, eppure le forze armate israeliane hanno scatenato raid sanguinosi sulla Striscia di Gaza e rastrellamenti nelle città della Cisgiordania giustificandole come “azioni preventive”.

“Condanno gli attacchi aerei israeliani a Gaza asseritamente per prevenire la possibile rappresaglia della Jihad islamica per l’arresto del suo leader. Poiché il diritto internazionale consente l’uso della forza solo per l’autodifesa, l’operazione Breaking Down è un flagrante atto di aggressione illegale, immorale, irresponsabile” è quanto ha dichiarato Francesca Albanese, la Relatrice speciale dell’Onu sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi.

Se non ci fosse l’inaccettabile ipocrisia del doppio standard, il parlamento italiano dovrebbe adesso votare una risoluzione per l’invio di armi ai palestinesi, ma è difficile immaginare che l’attuale ceto politico dominante faccia sfoggio di coerenza con quanto detto, scritto e fatto in questi mesi sulla guerra in Ucraina.

Eppure la Farnesina è riuscita ad emettere un comunicato vergognoso in cui le responsabilità di “aggressore ed aggredito” vengono completamente rovesciate: “L’Italia condanna con fermezza il lancio di razzi verso il territorio israeliano e ribadisce il diritto di Israele di garantire la sicurezza dei propri cittadini”, scrive il ministero degli Esteri italiano.

E’ ormai pluridecennale l’oppressione coloniale e il regime di apartheid ai quali lo Stato di Israele sottopone la popolazione palestinese sotto ogni punto di vista, incluso quello di ricorrere unilateralmente alla forza brutale ad ogni occasione.

Per quanto riguarda la situazione delle operazioni militari a Gaza, le forze israeliane hanno annunciato l’uccisione anche di Khaled Mansour, uno dei leader della Jihad Islamica nella Striscia di Gaza. Lo riporta Times of Israel precisando che Mansour è stato eliminato in un attacco aereo contro la città di Rafah.

Secondo il ministero della Salute palestinese è salito a 29 il bilancio delle vittime degli attacchi dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Tra i morti si contano 6 bambini, precisa il dicastero, mentre i feriti sono 203. Altre notizie successive portano il numero delle vittime a 31, alcune delle quali sono militanti, ma tanti altri sono civili.

La Jihad Islamica palestinese ha respinto la proposta egiziana di tregua temporanea con Israele: lo riporta l’emittente Al-Mayadeen, vicina ad Hezbollah. “Ora è il momento di rispondere ai crimini dell’occupazione”, ha detto una fonte dell’organizzazione islamista. La risposta è arrivata dopo che i negoziatori egiziani avevano proposto una tregua nelle ostilità per creare una finestra temporale, atta a negoziare un cessate il fuoco più duraturo. Secondo fonti egiziane però  una proposta di tregua per questa sera alle 20 sarebbe stata accettata sia dalle autorità israeliane che dalle organizzazioni palestinesi.

Le organizzazioni della resistenza palestinese nel campo di Jenin, nel nord della Cisgiordania, hanno confermato che “non rimarranno a guardare” l’aggressione israeliana in corso sulla Striscia di Gaza.

Le dichiarazioni sono giunte durante una conferenza stampa organizzata da rappresentanti delle Brigate al-Quds, delle Brigate al-Qassam, delle Brigate Martiri di al-Aqsa e delle Brigate Abu Ali Mustafa, cioè dei bracci militari di Hamas, del Jihad islamico, di Fatah e del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP) all’interno del campo di Jenin.

Un portavoce ha confermato che: “Tutte le strade degli insediamenti in Cisgiordania saranno prese di mira dai proiettili dei combattenti e, da questo momento in poi, il movimento dei coloni nelle strade è proibito”.

Le organizzazioni della resistenza palestinese hanno messo in guardia l’occupazione israeliana dal “commettere qualsiasi altra follia contro la Striscia di Gaza” e hanno affermato che “l’occupazione pagherà il prezzo di quella follia con il sangue”.

In Israele ritorna in campo anche l’ex premier Netanyahu, il quale ha incontrato oggi il premier in carica Yair Lapid e il segretario militare Avi Gil per discutere di sicurezza alla luce dell’escalation in corso a Gaza. Come specifica il quotidiano israeliano “The Times of Israel”, si tratta del primo incontro di questo tipo, che ha messo fine al “boicottaggio”, durato un anno, da parte di Netanyahu, il quale ha mostrato più volte la propria opposizione al governo israeliano di coalizione.

 

FONTE

contropiano.org

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