ANGELO VASSALLO / DOPO 12 ANNI SPIRAGLI DI GIUSTIZIA

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Finalmente spiragli di luce sull’omicidio di Angelo Vassallo, ammazzato 12 anni fa.

Alla base dell’assassinio, la ferma volontà del sindaco-pescatore di Pollica di voler fermare i traffici di droga che ruotavano intorno al porto di Acciaroli.

Fabio Cagnazzo. In apertura Angelo Vassallo

Nove gli indagati nel fresco fascicolo processuale della procura di Salerno, guidata da Giuseppe Borrelli. Tra gli indagati con pesantissimi capi d’accusa anche nomi eccellenti dei carabinieri, primo fra tutti il tenente colonnello Fabio Cagnazzo, figlio del generale della Benemerita Domenico, implicato in svariate storie di mafia.

Per anni e anni le indagini hanno brancolato nel buio, contrassegnate anche da depistaggi in piena regola: soprattutto quelle che hanno puntato i riflettori – ispirate proprio da Fabio Cagnazzo – su uno spacciatore di origini brasiliane, Bruno Humberto Damiano, la cui posizione è stata poi per ben due volte archiviata. Ma tutto è stato funzionale a ‘depistare’, far perdere tempo prezioso, indagare su personaggi che non c’entravano niente con il caso e invece ‘dimenticare’ di cercare i veri responsabili dell’efferato assassinio nonché dei traffici di droga.

La ‘Voce’ da anni segue il caso e ha indicato proprio quella pista che ora viene finalmente battuta con efficacia. Un altro fondamentale contributo giornalistico è arrivato, in questi anni, dalle ‘Iene’, che hanno realizzato alcuni reportage al calor bianco dove si parlava espressamente del coinvolgimento di alcuni carabinieri, anche di grosso spessore.

 

Ma partiamo dalle news.

Le fresche accuse formulate dalla procura di Salerno sono contenute in un decreto di perquisizione eseguito dai carabinieri del ROS di Roma e di Salerno, sezione crimini violenti. 9 gli indagati del nuovo fascicolo d’inchiesta. Di essi 6 devono rispondere di ‘concorso in omicidio e associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga’, con l’aggravante camorristica: Fabio Cagnazzo, il carabiniere Luigi Molaro, l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi; i due camorristi Romolo Ridosso e Salvatore Ridosso, del clan Scafati-Loreto-Ridosso; il titolare di una sala cinematografica a Scafati, Giuseppe Cipriano, alias ‘Peppe Odeon’.

Di particolare rilievo la figura di Cioffi, il brigadiere da poco condannato a 15 anni di galera per traffico di droga, dopo una minuziosa indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sul clan Fucito.

Ai tempi dell’omicidio-Vassallo, Cioffi era in servizio presso il nucleo investigativo dei carabinieri di Castello di Cisterna, guarda caso guidato proprio da Fabio Cagnazzo.

In quegli stessi giorni del crimine, Cagnazzo era in vacanza ad Acciaroli e fece sequestrare di propria iniziativa – quindi senza un imput o una delega da parte del pm di Vallo Della Lucania, prima che il fascicolo venisse trasferito alla procura di Salerno – le immagini riprese da una telecamera di videosorveglianza di un negozio che si affacciava proprio sul porto di Acciaroli.

Cagnazzo si premurò subito di redigere un’informativa focalizzata sullo spacciatore brasiliano, poi risultato del tutto estraneo ai fatti.

Nei mesi seguenti la matassa si è andata ulteriormente ingarbugliando. Puntando addirittura su fatti personali oppure sulla pista dell’abusivismo edilizio, che pure prolifera in tutta l’area.

Scrive l’agenzia ‘AGI’: “Secondo quanto apprendiamo, è stata perquisita l’abitazione di Cagnazzo a Frosinone. Cagnazzo era stato già indagato in passato, ma poi la sua posizione era stata archiviata, come richiesto dai pm salernitani. L’ufficiale ha acquisito dei video delle telecamere di sorveglianza del porto cilentano poche ore dopo il delitto, circostanza che il colonnello ha sempre giustificato con l’esigenza di salvaguardare le immagini: ma che in questa fase delle indagini viene considerata come un elemento nei suoi confronti”.

A proposito delle indagini e poi del proscioglimento di Cagnazzo, prosegue la nota dell’AGI: “Una lettera anonima alla redazione della trasmissione ‘Le Iene’nel 2019 tirò di nuovo in ballo il nome di Cagnazzo insieme a quello di Cioffi”

Continua l’agenzia: “Nel frattempo la famiglia Vassallo non ha mai smesso di chiedere che si trovassero i responsabili dell’omicidio. Il 29 novembre 2021, l’allora procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, confermò che sul caso Vassallo c’era “una grandissima attenzione da parte della direzione distrettuale di Salerno. Lo sviluppo delle indagini, che non si era fermato con il procuratore Franco Roberti, è proseguito successivamente e oggi con Borrelli (procuratore della repubblica di Salerno, ndr) e Colamonici (titolare del fascicolo su Vassallo, ndr) continua ad avere uno sviluppo particolarmente significativo”.

 

Di seguito vi potere leggere, cliccando sui link, alcuni articoli e inchieste della ‘Voce ‘sul caso Vassallo. Nonché un vecchio articolo (lo abbiamo riprodotto fotograficamente) sulla figura di Domenico Cagnazzo, il padre di Fabio.

 

 

 

L’ARTICOLO DELLA VOCE DI APRILE 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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