Il paradiso perduto

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C’è chi non custodisce nella memoria del tempo andato, degli anni usciti con gravi danni non solo economici dalla guerra criminale del Fuhrer, il ‘rito dei balletti in casa’, assenti i genitori per non contrastare un allora ingenuo pomiciare. C’è chi non ricorda la variante di ‘serate danzanti’ (detto con eccessiva sopravalutazione) nella casa colonica di Pozzuoli dei Damiani, rifugio, rivoluzionario per l’epoca, anche perché privato delle occhiate indiscrete degli adulti. Quanti flirt ha sono nati in quel luogo rustico, distante anni luce dal complesso turistico che i napoletani poco propensi a ‘soffrire’ estati di lidi affollati e viaggi da ‘bollino nero’, hanno poi goduto nel comfort di un’oasi unica nel suo genere: un ristorante da tanti ‘like’, piscine alimentate con acqua termale, spazi dedicati a vari sport, discoteca, piano bar, parco giochi, palestra. Della trasformazione da terra incolta a complesso d’eccellenza è stato protagonista iniziale Carlo Damiani che l’acquistò per impiantare un’azienda agricola nel fertile terreno vulcanico del Monte Nuovo. Di tutt’altro avviso i figli Eduardo, Memo, Enzo e Lucio. Con una allegra combriccola di ragazzi ‘scetati’ hanno adibito i Damiani a ritrovo per feste e ‘balletti’ nello scantinato del casolare dove la famiglia si era trasferita da Napoli in tempo di guerra. Di qui a intuire il potenziale di attrazione del complesso, per i giovani e intraprendenti Damiani fu un tutt’uno. Negli anni hanno realizzato un modello di accoglienza ‘paradisiaca’. Altro che ressa del litorale romagnolo, delle isole, ma purtroppo il mito dei Damiani sembra aver imboccato il mesto viale del tramonto. In questa torrida estate, per i superstiti dell’agosto in città, mai come quest’anno baciata dalla fortuna di consistenti flussi turistici, agosto propone una Napoli ‘liberata’ dal precariato del traffico caotico, della mobilità pubblica asfittica, dalle ansie da prestazioni quotidiane, complicate dalla modesta qualità dei servizi e offre quiete insolita, eventi di spettacolo, l’apprezzato contenimento costi di ristoranti e trattorie dove quasi in assoluto si mangia bene. E se proprio ti manca il mare, il litorale domizio  da raggiungere di buon mattino, ha un’ampia offerta di lidi ben tenuti e organizzati.

I Damiani sono out e chissà se solo per quello che definiscono ‘anno sabatico’ o in attesa di riaprire con una nuova gestione. Chiudere per sempre, perché impegnati per interessi alternativi, i Damiani superstiti scardinerebbero dall’archivio della memoria di non pochi di noi il feeling con anni di giovanile spensieratezza e di intelligente alternativa all’esodo estivo di massa proprio degli over …anta.

Il ‘caso’ si connette con il disagio campanilista per il ‘niet’ ad un virtuale paradiso in terra in cui anni addietro un importante gruppo industriale avrebbe voluto operare per ottimizzare la straordinaria offerta di una natura generosa, di storia e archeologia ricchissime, che include l’intera dimensione dei Campi Flegrei, da Bagnoli a Capo Miseno.  I possibili investitori furono costretti a recedere, scoraggiati dall’impaccio della burocrazia farraginosa e da altri ‘ostacoli’ connessi a ‘difficoltà’ ambientali’. Non è il peggio. C’è il nulla nell’area dell’Italsider liberata dell’acciaieria e a dimensione globale l’intero comparto industriale dell’area ovest di Napoli è sparito negli anni ’80 ottanta.  Cifre scandalose sono state consumate senza produrre alcunché. Sullo sfondo il gioiello di Nisida. In un luogo che non sia Napoli sarebbe da tempo una perla rara per il turismo. Non lo diventa per non sfrattare (in cambio di un’alternativa compatibile) l’Istituto di Rieducazione Giovanile.

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