TONY BLAIR / I “CONSIGLI” PER CONTRASTARE L’ASCESA CINESE 

Condividi questo articolo

E’ arrivato il turno dell’ex premier britannico Tony Blair per  ‘consigliare’ l’Occidente a non perdere la battaglia della vita, quella contro la Russia e, soprattutto, la Cina.

Dopo le ‘diagnosi’ stilate da ‘luminari conservatori’ come Henry Kissinger eJeffrey Sachs, ecco allora scendere in campo l’ex   decennale inquilino di Downing street, poi passato allo strapagato ruolo di conferenziere a zonzo per il mondo, quindi a quello di ‘consigliere’ chiamato dai potenti della terra per elargire (sempre ben remunerato) le giuste ‘terapie’ per fronteggiare le situazioni più controverse.

Rammentiamo che negli anni della sua premiership, Blair fu l’alleato più fedele degli Usa nella guerra d’invasione contro l’Iraq di Saddam Hussein. Fu proprio lui, infatti, attraverso i Servizi segreti di sua Maestà britannica, a fornire agli americani la ‘pistola fumante’: ossia che il presidente iracheno era in possesso di armi di distruzione di massa. Una gigantesca bufala, ma ottima e abbondante per ‘legittimare’ l’invasione dell’Iraq e lo sterminio di tante vite innocenti. Solo dopo molti anni il menzognero ex premier (B-liar, bugiardo) ammetterà la colossale fake news ante litteram: costata sangue e tragedie, ma molto utile per la sempre vorace industria bellica a stelle e strisce.

Ma torniamo all’oggi e leggiamo, di seguito, i passaggi salienti contenuti nell’intervento dell’ex premier britannico, il 16 luglio, alla ‘Ditchley Annual Lecture’.

Dopo un rapido volo d’uccello a partire dal dopoguerra, e focalizzato soprattutto sugli anni ’80, Blair arriva ai giorni nostri.

“Nel 2022, possiamo ragionevolmente affermare quanto segue. Per la gran parte della popolazione occidentale, il tenore di vita è stagnante, milioni di persone stanno lottando per i beni di prima necessità e l’inflazione è destinata a far crollare i salari reali. Se prendiamo la Gran Bretagna, presto saremo tassati più che mai dagli anni ’40, spenderemo più che mai eppure i nostri servizi pubblici scricchiolano. Il servizio sanitario nazionale, nonostante rappresenti ormai il 44 per cento della spesa quotidiana per i servizi pubblici, è praticamente in ginocchio”.

“La conseguenza politica degli ultimi 15 anni è stata un populismo dilagante. I partiti tradizionali sono stati conquistati da una nuova generazione di attivisti che hanno messo a soqquadro la politica convenzionale, attribuente alle ‘elite’ la responsabilità delle condizioni del popolo”.

“La politica occidentale è in subbuglio: più partigiana, brutta e improduttiva e alimentata dai social media”.

“Dopo 10 anni da premier britannico e 15 anni di esperienza di lavoro con i governi di tutto il mondo, ho imparato una cosa: è tutta una questione di risultati. Che si tratti di una democrazia o meno. E’ questo che sostiene i leader e i sistemi, o li mina”.

La sfida della democrazia è l’efficacia. Nel discorso politico si parla spesso di trasparenza, onestà, autenticità. Queste sono cose importanti, ma non bastano per ottenere risultati. Alla fine, la ragione per cui Boris Johnson è caduto non è stata semplicemente l’indignazione per il ‘partygate’, ma l’assenza di un piano per il futuro della Gran Bretagna”.

“Oggi la democrazia occidentale ha bisogno di un nuovo progetto. Qualcosa che dia una direzione, che ispiri speranza, che sia una spiegazione credibile del modo in cui il mondo sta cambiando e di come riuscirci”.

“Per quanto riguarda la politica interna, il mio punto di vista è che si tratta di sfruttare la rivoluzione tecnologica. E’ il più grande cambiamento del mondo reale che sta avvenendo. Sconvolgerà tutto. Dovrebbe sconvolgere il modo in cui funziona il governo. E’ l’unica soluzione che vedo per la scarsa crescita e produttività e quindi per l’innalzamento del tenore di vita; l’unico modo per migliorare i servizi riducendo i costi, ad esempio nell’assistenza sanitaria; l’unica risposta al cambiamento climatico se vogliamo mantenere lo sviluppo e al tempo stesso ridurre le emissioni”.

 

Passa poi ad analizzare il conflitto in Ucraina e i rapporti con i due grandi rivali: Russia e, soprattutto, Cina.

“All’inizio del conflitto, ho sostenuto la necessità di una duplice strategia per l’Ucraina: il massimo sostegno militare che potevamo dare senza unirci direttamente alla lotta e le sanzioni più dure; ma in modo che la strategia militare potesse creare la leva per una soluzione negoziata, ovviamente a condizioni accettabili per l’Ucraina e il suo popolo. Sono ancora favorevole a questo approccio”.

“Tuttavia, il più grande cambiamento geopolitico di questo secolo verrà dalla Cina, non dalla Russia. Stiamo arrivando alla fine del dominio politico ed economico occidentale. Il mondo sarà almeno bipolare o multipolare”.

“La Cina è già la seconda superpotenza mondiale. La Russia ha una notevole potenza militare anche se, come ha rivelato l’Ucraina, anche una certa debolezza militare. Ma la sua economia è pari al 70 per cento di quella italiana”.

“La potenza della Cina è di tutt’altro livello. Ha oltre 1,3 miliardi di abitanti: ben più della popolazione combinata di Europa e Stati Uniti. La sua economia è vicina alla parità con quella degli Stati Uniti. Ha ormai raggiunto l’America in molti campi della tecnologia e potrebbe superarla in altri”.

La Cina, sotto la guida di Xi, sta competendo per l’influenza e lo sta facendo in modo aggressivo (il riferimento è a Taiwan e ad Hong Kong, ndr). La Cina non sarà sola. Avrà degli alleati. Sicuramente la Russia. Forse l’Iran. Ma in tutto il mondo attirerà le nazioni verso di sé, come dovrebbero insegnarci le divisioni evidenziate dal G20 sull’Ucraina. E la Cina non competerà solo per il potere, ma anche contro il nostro sistema, il nostro modo di governare e di vivere”.

Sono favorevole ad una politica nei confronti della Cina che definisco ‘forza più impegno’. Dovremmo essere abbastanza forti da affrontare qualsiasi disposizione futura dalla Cina, in modo da mantenere il nostro sistema e i suoi valori. Ma non dobbiamo cercare un ‘disaccoppiamento’ completo o chiudere le linee di interazione o cooperazione. Siamo lucidi, ma non ostili”.

“Dovremmo dimostrare che a diversi atteggiamenti cinesi nei nostri confronti corrispondono diversi atteggiamenti da parte nostra: che accettiamo lo status della Cina come potenza mondiale e rispettiamo la cultura cinese e il suo popolo”.

“Dobbiamo essere aperti alla possibilità che la Cina cambi. Ma abbastanza forti da resistere se non cambiasse. Per questo, l’Occidente ha bisogno di una strategia. Nessun progetto ha successo senza di essa. Perseguito con coordinamento, impegno e competenza”.

Il partenariato transatlantico tra Europa e America ne è il fulcro. Ma ha bisogno di contenuti e di vigore. Con i nostri principali alleati, tra i Paesi sviluppati come Giappone, Canada e Australia, e quelli in via di sviluppo, soprattutto in Medio Oriente ed Estremo Oriente, dobbiamo concordare i nostri obiettivi. E rispettarli. Gli Stati Uniti guideranno, ma devono coinvolgere gli alleati nella formulazione e nell’esecuzione delle politiche. Abbiamo bisogno di leader politici pronti a resistere alle pressioni politiche interne”.

I governi non sono ONG. I leader non scrivono commenti, ma fanno politica. Cosa significa questo in termini pratici? Dovremmo aumentare la spesa per la difesa e mantenere la superiorità militare. Gli Stati Uniti sono ancora di gran lunga l’esercito più grande e meglio equipaggiato del mondo. Ma esso, e noi, dovremmo essere sufficientemente superiori per far fronte a qualsiasi eventualità o tipo di conflitto e in tutti i settori. Gli americani stanno recuperando rapidamente il ritardo nella capacità dei missili ipersonici, ma il fatto che ne abbiano bisogno dovrebbe insegnarci la lezione. La sicurezza informatica è la nuova frontiera della difesa. Richiede una risposta coordinata a livello globale”.

“In secondo luogo, negli ultimi anni l’Occidente è stato deplorevole nello spazio del ‘soft power’, anche se fortunatamente ci sono indicazioni che l’amministrazione Biden stia correggendo la rotta. Lo vedo continuamente con il mio Istituto che lavora in tutta l’Africa e nel Sud-Est asiatico. Non solo la Cina, ma anche la Russia, la Turchia e persino l’Iran hanno riversato risorse nei Paesi in via di sviluppo e messo radici solide nella difesa e nella politica. Nel frattempo l’Occidente e le istituzioni internazionali che controlla sono state burocratiche, prive di immaginazione e spesso politicamente invadenti senza essere politicamente efficaci”.

Anche se guidati dall’America, tutti noi abbiamo un ruolo da svolgere. Non voglio provocare un’agonia parlando della Brexit, ma è urgente che il Regno Unito ricostruisca un rapporto sensato con l’Europa che ci permetta di lavorare insieme nell’interesse reciproco con le altre nazioni del continente a cui apparteniamo e in armonia con la leadership americana. Questo è il progetto di politica estera della democrazia occidentale nel nostro terzo decennio delle XXI secolo: proteggere i nostri valori e il nostro stile di vita nell’era in cui la Cina non sta nascendo, ma è già cresciuta”.

La follia della nostra politica deve finire. Non possiamo permetterci il lusso di assecondare la fantasia. Dobbiamo rimettere in sella la ragione e la strategia. E dobbiamo farlo con urgenza”.

Condividi questo articolo

Lascia un commento