Meraviglie di un enclave andaluso

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Non è Madrid. Non lo è per dimensione, importanza politica, culturale: Marbella, un tempo borgo marinaro di solerti pescatori, offre il piacere di mare balneabile quasi all’infinito e quiete andalusa agli spagnoli vacanzieri. In rapida progressione assume scopre il bello del turismo d’eccellenza e in ultimo diventa enclave ricercato da petrolieri arabi, ricchi britannici, europei scandinavi e italiani in cerca di alternative alle Seichelles, all’affollatissima Capri.

Marbella ha un gioiello e come un oggetto prezioso lo tutela con la cura meticolosa del comfort, del suo aspetto di ‘esteso giardino’ concluso da Porto Banus, affollato di velieri con alberi di venti metri, yatch reali, giganti del mare di stazza vicina alle navi.  Lungo il molo di attracco fa bella mostra di sé un lussuoso campionario di Rolls Roys, Bentley, Lamborghini, pronte a ricevere, di ritorno dalla navigazione quotidiana, nababbi dell’alta finanza e della nobiltà inglese, emiri, oligarchi russi, star dello spettacolo e dello sport, giovani fanciulle e giovanotti di bell’aspetto a caccia di avventure, perché no, di compagne e compagni. Il circuito stradale prossimo alla banchina è una vetrina permanente dell’alta moda, soprattutto del made in Italy e metro dopo metro offre un’ininterrotta scelta di ristoranti stellati, pizzerie, bar, gelaterie. La collina retrostante, dominata dal monte Concia, è una rassegna con valore didattico sul come sia possibile ottimizzare luoghi baciati dalla fortuna con criteri di architettura d’autore, di sacro rispetto per la natura e per la razionalità del buon vivere. La cura per il verde, la scorrevolezza del traffico, i grandi spazi del golf, la perfezione dei servizi urbani, contribuiscono all’idea di vivere in un’oasi paradisiaca. Chilometri infiniti di spiagge non conoscono limitazioni d’ accesso: semplicemente non esistono convenzioni con i privati che limitino la libertà per chiunque di usufruire del mare. Chiaro perché la Spagna in pochi anni è diventata una delle regine del turismo internazionale? Spot pubblicitario? In un certo senso sì, ma a fin di bene se contrapposto alla pigrizia istituzionale e dei privati del nostro Paese, incapace, con poche eccezioni, di corrispondere con adeguati livelli dell’offerta al patrimonio unico di bellezze naturali e dell’arte dell’archeologia. Napoli in questo luglio torrido registra, come mai era accaduto, un flusso record di turisti, nonostante i mille disagi della mobilità negata, di episodi di microcriminalità, di caos urbano. Per essere chiari: il mare di Marbella è cento volte di qualità inferiore al Tirreno. Quasi mai calmo, freddo per correnti che s’infilano nel Mediterraneo dal vicino stretto di Gibilterra, ma il gap è superato con la qualità complessiva dell’offerta. Che dire: Marbella racconta una strategia dell’accoglienza esemplare, da importare in gran parte dell’Italia turistica.

 

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