Il the end dello ‘scapigliato’

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Nel mondo stride la discrasia, che contrappone i tempi accelerati della scienza e dei suoi rami speciali che solo cinquant’anni fa erano materia per gli scrittori emuli di Asimov, con l’infima qualità del personale politico alla guida della quasi totalità dei Paesi, evoluti, presunti tali o di basso profilo. Semplice il gioco di accoppiare nomi e luoghi della Terra. Per esempio Putin e Russia, Trump-Biden e Usa. Oltre loro tanti altri, che per incompetenza o gestione viziata da populismi, feroci dittature, razzismo, deficit di sincronismo con il veloce mutare del pianeta, sgovernano qua e là nei cinque continenti. Nel passato ormai remoto, non a caso grandi Paesi, grondanti storia e cultura, quali sono Germania e Italia, hanno subito il tragico plagio di figuri come Hitler e Mussolini. Non a caso dopo un’interessante stagione post bellica, l’Italia ha nobilitato l’adesione a Stato-Repubblica con la stesura onnicomprensiva della Costituzione e si è affidata alla politica dei saggi della statura di De Gasperi e Togliatti, per un tempo breve. Molti premier, che i Paesi malgovernati dimenticherebbero volentieri e in fretta, sfruttano notorietà e relazioni internazionali per diventare milionari: conferenze e interviste lautamente retribuite, libri, ruoli di testimonial a vario titolo. Perfino l’ondivago Renzi, sabotatore seriale di governi, si è infilato nel clan degli ex arricchiti, nel circuito milionario delle prestazioni internazionali.

Sembra prospettare un analogo futuro la tardiva decapitazione politica di Boris Johnson, intestatario dell’anarchia anglosassone della Brexit, subita dall’Inghilterra e maledetta per il cumulo di problemi che ha creato, finanziari e di compatibilità con l’Europa. Il funambolico ex premier britannico ha trascinato il Paese nell’isolamento per assecondare il populismo dei conservatori, l’anacronismo nostalgico di quanti s’illudono di essere ancora protagonisti dell’imperialismo coloniale, di autosufficienza, perché   compensata dall’affinità elettiva con gli Stati Uniti. Chiedete a un inglese con la testa a posto: “Chi vedi alla guida della Gran Bretagna?” Sconforto in risposta: “Boh? Nessuno”.  Il problema non è solo degli inglesi indignati per essere stati rappresentati nel mondo da un guitto che ne ha combinate di tutti i colori e in Inghilterra dal picconatore dell’economia interna.

Un mini sondaggio tra cittadini di Roma, Napoli e non solo per indicare l’uomo giusto al posto giusto a cui affidare il governo delle rispettive città registra la sequenza di “non so, non vedo nessuno all’altezza’. Come volevasi dimostrare: il mondo della scienza, delle tecnologie, evolve a forte velocità, ma il pianeta involve con evidente pericolosità: guerre, mutamenti climatici, leadership politiche di mortificante mediocrità. Con una metafora canora allora qualche dubbio sull’attualità futura della nota canzone di Jimmi Fontana che promette Gira, il mondo gira, nello spazio senza fine…non si è fermato mai un momento…la notte insegue sempre il giorno ed il giorno verrà”.

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