L’ARTE DI LUCIANO SCATENI AL TEMPO DELLA PANDEMIA

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Mamma mia, è paura, status di ansia destabilizzante, futuro in noir, incognita nebulosa: la scienza emette un verdetto più che preoccupante e la mente, oppressa, sotto stress emotivo, s’interroga con disagio, sconcertata, sulla ricerca di antidoti alla prevista clausura, al lockdown con cui la pandemia ci costringerà a misurarci. È il 28 febbraio del 2020, il coronavirus incombe anche sulla Campania e conferma la sua rapida diffusione. Virologi e Ministero della Salute preparano gli antidoti al coronavirus e tra non molto renderanno pubbliche le misure restrittive, l’estremo dello stop alla libera circolazione delle persone. Non emerge, ma si intuisce la previsione degli addetti ai lavori, l’imminente richiesta di restrizioni della libertà individuale e collettiva. Diventa di pubblico dominio quando i contagi sono prossimi a esondare, a diventare isolamento, a provocare la depressione. Riflettere, procedere in fretta a individuare i mezzi di contrasto per non soccombere al Covid: l’istinto di conservazione è come sempre prezioso. Suggerisce di adottare la disciplina quotidiana di continuare a scrivere un articolo al giorno, come faccio da anni, di riempire ogni giorno un cartoncino Fabriano, con quanto mi suggerisce il consolidato rapporto con la creatività. Da una data recente sovrappongo ai due impegni un terzo. la collaborazione alla testata “Sport del Sud”, Giornale Online Partecipativo.

Gran parte delle giornate superano indenni il disagio dello stop quasi totale alla vita di relazione, la detenzione controllata ha la meglio sull’ipocondria da clausura e di più, sperimento il fantastico dell’immaginario, il potenziale della creatività, tesoro acquisito imparando la preziosa diversità dello split brain, del cervello diviso, dell’emisfero destro, deputato alla creatività.

Davanti a me, dopo trenta mesi di giornaliera continuità, c’è il cumulo di circa cinquecento ‘lavori’ e il ‘miracolo’ di nessuno di loro uguale o simile all’altro.

 

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