Un mondo di figli e figliastri

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‘Discrimine’. L’inoppugnabile sentenza della Treccani, bibbia della lingua italiana, così informa: azione del distinguere, del differenziare, differenziazione, separazione, spartiacque, tornante, barriera, confine. Discrimine nelle sue varianti descrive perfettamente i due caposaldi del confronto tra ‘bene’ e ‘male’, ma oltre il dualismo, che divide l’umanità dal tempo ultra remoto degli ominidi, ha generato l’abissale diseguaglianza economica, politica, sociale, che governa il mondo. Ricchezze e povertà, protagonismo e marginalità, privilegi e privazioni. Altro che “tutti figli di Dio”, la frase che meglio racconta il ‘discrimine’ è nel detto popolare “figli e figliastri”, degli svantaggiati. Dalle questioni ciclopiche, che spaccano la Terra in due e condannano terzo, quarto mondo ad aspettative di vita tragicamente brevi, il discrimine si riverbera sugli innumerevoli handicap di oltre metà del genere umano.

La riflessione scade a denuncia di minima rilevanza, non per questo ingiustificata, di Tv e Internet, i due strumenti nati dalla tecnologia. Se per buona parte della popolazione è impresa impossibile ‘navigare’, ad esempio per dotarsi del maledetto ‘spin’ di accesso a servizi essenziali, il rapporto con la televisione è fortemente problematico per almeno due ragioni, la prima di natura economica. Quanti italiani fanno fatica a pagare il canone obbligatorio alla Rai? Peggio, quanti, di recente, hanno potuto sostenere l’onere per l’acquisto di un nuovo televisore in grado di continuare a ricevere i programmi? Quanti sono in condizione di parità con gli utenti che per spaziare nell’infinità offerta dei network accedono ai vari contratti con abbonamenti per nulla economici?  Alle domande risponde ancora il termine ‘discrimine’, il detto affine ‘Figli e figliastri’. Perché ragionarci su proprio ora? La Perché il sistema Tv, che da giugno a settembre ‘va in ferie produttive’ e propina al povero utente film, fiction, documentari, show, pescati negli archivi, in palinsesti a dir poco scadenti, e  senza far sconti estivi sul costo degli abbinamenti. Dov’è il discrimine? Nell’aspetto punitivo di quanti in estate si chiudono in casa a combattere il gran caldo e alla televisione chiedono di compensare la clausura, mentre altri se la spassano al mare, ai monti e rimandano l’appuntamento con la TV al dopo ferie.  Non hanno voce i discriminati, utili solo agli statistici per informare sui flussi di vacanzieri e per sottrazione sugli stanziali rimasti a casa. In estrema sintesi: raccontare così la marginalità degli esclusi è certamente riduttivo. Eppure, come suggeriscono i saggi, spesso dalle ‘piccole cose’ si risale alle ‘questioni macroscopiche’, ovvero alle ingiustizie del pianeta discriminante.

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