MARIO DRAGHI / IL SATRAPO CHIEDE A GRILLO LA TESTA DI CONTE

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Raggelante, in questa calura agostana.

Siamo ormai miserevolmente governati da un premier, Mario Draghi, ormai totalmente autoreferenziale, il quale un bel dì telefona a Beppe Grillo e gli chiede di levargli dai coglioni uno che gli crea dei fastidi, che ogni tanto osa dire no ai suoi diktat, ossia Giuseppe Conte.

Viviamo – ci raccontano – in una bella democrazia occidentale ben progredita, e ben lontana dai regimi autocratici e dittatoriali come quello del macellaio Vladimir Putin. Eppure ci sembra che l’esecutivo guidato dall’ex capo BCEsomigli molto più a una vera e propria repubblica delle banane (marce), dove il satrapo di turno chiede al capo tribù la testa di uno dei suoi, in segno di deferenza.

Giuseppe Conte. Sopra, Mario Draghi

Eppure, ineffabile, ‘buana’ Draghi ogni giorno si genuflette sempre di più (sarà ormai perennemente in postura a squadra) davanti al Capo Supremo Joe Biden, come si è appena avuta la plastica dimostrazione nel corso del summit G7 e poi nel meeting NATO di Madrid.

Il burattino Volodymyr Zelensky ordina sempre più armi e sempre più sofisticate. No problem, ormai qualsiasi richiesta del comico viene esaudita. Così come il nostro Paese ha accettato senza battere ciglio (neanche una parola in Parlamento ormai ridotto al rango di un maxi sarcofago zeppo di mummie) la proposta NATO di aumentare di ben 7 volte il numero delle truppe, che passa alla stratosferica cifra di 300.000 unità.

E così come mamma NATO chiede, e noi obbediremo sempre più proni, di superare quel fastidioso 2 per cento del PIL per le spese militari.

Anzi, meglio annullare ogni inutile tetto o limite: e passiamo direttamente al 3 o al 4 o meglio ancora al 5 per cento, armi per tutti, anche per gli italiani a tavola, ogni giorno!

Del resto fa ridere l’ultima trovata di Biden che a sua volta quotidianamente si genuflette davanti ai diktat dell’industria delle armi a stelle e strisce. Ha preso un provvedimento per limitarne l’uso, gongolano i buontemponi. Ma cosa cavolo ha fatto? Un bel niente! La classica ‘finta’. Ha solo previsto di aumentare i ‘controlli’ per la vendita: quindi, una letterale presa per il culo di tutti gli americani, e non solo.

 

Per restare negli States, finalmente alcune parole di saggezza arrivano dal quasi centenario (è del 1923) Henry Kissinger, che non può essere certo diventato, alla sua età, un rivoluzionario progressista.

Eppure sentite cosa ha appena detto nel corso della presentazione del suo ultimo libro, ‘Leadership’, suscitando le ire della Casa Bianca e del suo rincoglionito, attuale inquilino.

“La Russia è stata parte della storia europea per 500 anni, è stata coinvolta in tutte le grandi crisi e in alcuni dei grandi trionfi della storia europea e pertanto dovrebbe essere la missione della diplomazia occidentale e di quella russa di tornare al corso storico per cui la Russia è parte del sistema europeo. La Russia vedrà se stessa come un’estensione dell’Europa o come un’estensione dell’Asia ai margini dell’Europa”.

Il navigato Kissinger intuisce il pericolo che ormai aleggia su tutto l’Occidente (Europa e Usa): il patto sempre più vicino e più saldo tra i membri del ‘BRICS’(Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e gli altri paesi del mondo (sudamericani, africani, asiatici etc) di simpatie non certo filo-americane (come molto lucidamente spiega Pepe Escobar nel pezzo che trovate in ‘Cultura’).

Osserva ancora Kissinger: “L’Occidente è stato poco sensibile ad offrire l’ingresso nella NATO all’Ucraina, perché questo significava che tutta l’area tra il muro di Berlino e il confine russo sarebbe stata riempita dalla NATO, inclusi i territori da cui nella storia sono state lanciate aggressioni contro la Russia. Stiamo arrivando a un momento in cui bisogna affrontare la questione della fine della guerra in termini di obiettivi politici altrettanto che militari. Non si può semplicemente combattere senza un obiettivo”.

 

Ma chiudiamo il cerchio da dove avevamo cominciato.

Ossia il Vaffa che Draghi chiede a Grillo per Conte. La notizia, non smentita, è filtrata grazie al sociologo Domenico De Masi, storicamente vicino ai 5 Stelle. Conte ha risposto con eleganza: i 5 stelle sono al servizio dei cittadini, non di Draghi.

Il quale, dal canto suo, ha palesato una buona dose di vigliaccheria politica: perché non dirlo in faccia a Conte, e soprattutto in Parlamento?

Ma i 5 Stelle adesso sono ad un bivio: riusciranno a portare a casa (cioè per i cittadini, come si augura Conte) dei concreti risultati sulle varie questioni bollenti ogni giorno sul tappeto?

O il braccio di ferro con Draghi (appoggiato a occhi chiusi dal sempre più fido Enrico Letta) finirà per svuotare ogni battaglia dei pentastellati?

Lo scenario più probabile – e auspicabile – a questo punto è il seguente: porre un termine alla ‘sceneggiata’, ad una coabitazione sotto lo stesso tetto governativo di forze che non hanno più niente in comune, soprattutto dopo l’uscita dell’inutile Luigi Di Maio, ormai un cascame politico centrista da 1-2 per cento come i Renzi e i Calenda di turno.

Basta: i 5 Stelle devono uscire dal governo, far rientrare tra i ranghi uno dei fondatori dei quali s’è avvertita la mancanza, in questi ultimi anni, Alessandro Di Battista; riuscire a coagulare, intorno ad un progetto ‘nuovo’ ma capace di resuscitare lo spirito ‘rivoluzionario’ delle origini (per cambiare sul serio le cose, per ‘un nuovo mondo possibile’), tutto quello che di ‘non marcio’ c’è nel PD (un buon 30 per cento), nelle altre forze sparse e disseminate a sinistra. E, soprattutto, dare una sponda politica concreta, un punto preciso di riferimento alla marea montante (e giustamente) di chi non va a votare, degli astensionisti, di tutti quelli che sono schifati di questa classe politica di ladri & incapaci. Marea che è non poco cresciuta anche nella fresca tornata amministrativa.

Un blocco di vero progresso, capace di rappresentare chi in questi è stato letteralmente privato di tutti i diritti, ridotto praticamente alla fame, calpestato; contro un blocco (quello Draghi-PD e servi vari) che cura unicamente gli interessi delle Kaste, le quali si siedono comodamente sulle fortune, quasi sempre illegali, cumulate anche in questi anni e mesi di gravissime crisi, come pandemia e guerra.

Ecco, questo è il vero ‘campo aperto’ per misurarsi!

 

 

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