Micidiale uppercut al mento destro

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Che spasso il ping-pong di tennisti in sedicesimo giocato in doppio dalle coppie Salvini-Berlusconi e Meloni-La Russa: lo spettacolo nell’immaginario trasforma il tennis da tavolo in ring del Madison Garden, in tappeto del wrestling, in tatami per arti marziali. Se la ridono di gusto i dem, spettatori non paganti di scazzottature, calci al volto, e ko. Il torneo ‘elezioni comunali’ metteva in palio ventisei Municipi dalle vette delle Alpi ai pendii lavici dell’Etna. I racchettieri in campo si sono scambiati sberle e pedate nel sedere durante le fasi di   eliminatorie, sedicesimi, ottavi, quarti, semifinali e finali, per conquistare coppe e premi in soldoni nei ventisei capoluoghi italiani.

La classifica: amministrazioni uscenti 5 centro sinistra, 17 centrodestra. Dopo il voto e i ballottaggi 10 Cs (+5), 13 Cd (- 4). Comuni con più di 15mila abitanti: 51 Cs (+ 6), 48 Cd (=). La Meloni, punita dall’arbitro con il ‘cartellino giallo’ del ping-pong scaglia la racchettina sul pubblico, individuato come ‘nemico’ di sé, mussoliniana, ‘ammirata’ di recente in Spagna durante un comizio degno del duce affacciato a palazzo Venezia. La borgatara manca il secondo di facili smash, dopo il default di Michetti, candidato al Campidoglio perdente di FI. A Verona, punta di diamante del razzismo veneto la città boccia la ricandidatura di Sboarina, noto esponente della destra-destra.  A nulla valgono le battute ad effetto, le parate acrobatiche, i ‘cam on’ rabbiosi degli sconfitti, che sfiorata la lite completano i contrasti in rissa. ‘Io sono Giorgia’ lancia anatemi contro Salvini, l’ex sindaco leghista Tosi alimenta il clima infuocato e dichiara di aver invitato i suoi a eleggere Danilo Tommasi. L’ex amatissimo calciatore, uomo di signorile sobrietà, sferra un micidiale colpo nell’angolo estremo del campo avversario, imprendibile. Il punto vincente gli vale il titolo di primo cittadino.

Il politichese, aggiorna di continuo il lessico dei partiti einventa per la vittoria ai punti del Pd l’inedito di ‘campo largo’. Per ora non tanto largo, se si ammette con dati incontrovertibili che il contributo dei 5 Stelle è stato fortemente ridimensionato dalle beghe interne. Erta impervia da scalare è il duello rusticano Di Maio-Conte che Grillo dovrà ricondurre a ragione ad aspra contrapposizione già avvenuta. Segnali, per ora di fumo, ma di qui alle politiche del 2023 potrebbero diventare spia di barbecue affollato di carne a cuocere estranea al trapassato prossimo e meno, ma anche, al presente degli eredi di Berlinguer. C’è un’omelia di Berlusconi che invita le sue sparute truppe a fidanzarsi e poi andare a nozze con la moderazione, Non sono meno cauti Zaia, Fedriga, Tosi,  leghisti del Veneto, scossi dalla disfatta di Verona. Salvini stende la mano ai valpadani governativi che rappresenta plasticamente Giorgetti. Renzi, Calenda, Conte, Lupi, furbetti del dissenso strategico nei confronti del Pd, per ora sull’Aventino, inducono Letta a meditare sulla via di Damasco del grande centro, a una riedizione, riveduta e corretta del sodalizio Dc-socialdemocrazia. Achtung

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