JOSEPH STIGLITZ / LA NUOVA GUERRA FREDDA USA-CINA-RUSSIA

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“Gli Stati Uniti sembrano essere entrati in una nuova guerra fredda sia con la Cina che con la Russia”.

“Naturalmente, l’America non vuole essere detronizzata. Ma è semplicemente inevitabile che la Cina superi economicamente gli Stati Uniti. Sebbene la Cina non abbia fatto nulla per dichiararsi una minaccia strategica per l’America, la cosa è nei fatti”.

“Nel cercare il favore del mondo, gli Stati Uniti dovranno recuperare molto terreno perduto. La sua lunga storia di sfruttamento di altri paesi non aiuta, e nemmeno il suo razzismo profondamente radicato”.

“L’Europa e l’America eccellono nell’insegnare agli altri ciò che è moralmente giusto ed economicamente ragionevole. Ma il messaggio che di solito arriva – come chiarisce la persistenza dei sussidi agricoli statunitensi ed europei – è ‘fai quel che dico, non quello che faccio’”.

Sono solo alcune delle ficcanti analisi del premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz, appena pubblicate su un sito americano, ‘Scheerpost’. Un vero mix di idee, di spunti elaborati da un pensatore che nell’America dei suoi fondatori crede fino in fondo: e la vede sbandare pericolosamente.

Ve ne proponiamo altre in rapida carrellata e  in basso potete leggere l’intervento integrale nella sua versione originale.

Esordisce il celebre economista: “Gli Stati Uniti sembrano essere entrati nella nuova guerra fredda sia con la Cina che con la Russia. E il ritratto da parte dei leader statunitensi del confronto come quello tra democrazia e autoritarismo non supera il test dell’olfatto, soprattutto in un momento in cui gli stessi leader stanno corteggiando un sistema violatore dei diritti umani come l’Arabia Saudita. Tale ipocrisia suggerisce che è almeno in parte l’egemonia globale, non i valori, ad essere realmente in gioco”.

La Casa Bianca. In apertura il Premio Nobel Joseph Stiglitz

“Per due decenni dopo la caduta della cortina di ferro, gli Stati Uniti sono stati chiaramente i numeri uno. Ma poi sono arrivate guerre disastrosamente sbagliate in Medio Oriente, il crollo finanziario del 2008, la crescente disuguaglianza, l’epidemia di oppiodi e altre crisi che sembravano mettere in dubbio la superiorità del modello economico americano”. (…) E ora ci sono prove più che sufficienti per suggerire che alcuni aspetti della politica americana e la vita sociale sono diventate profondamente patologiche”.

“Naturalmente, l’America non vuole essere detronizzata. Ma è semplicemente inevitabile che la Cina superi economicamente gli Stati Unti, indipendentemente dall’indicatore ufficiale utilizzato. Non solo la sua popolazione è quattro volte superiore a quella americana; anche la sua economia è cresciuta tre volte più velocemente per molti anni: in effetti, ha già superato gli Stati Uniti in termini di parità di potere d’acquisto nel 2015”.

“Questo fronte nella nuova guerra fredda si aprì ben prima che la Russia invadesse l’Ucraina. E da allora alti funzionari statunitensi hanno avvertito che la guerra non deve distogliere l’attenzione dalla vera minaccia a lungo termine: la Cina. Dato che l’economia russa ha all’incirca le stesse dimensioni di quella spagnola, la sua partnership ‘senza limiti’ con la Cina non sembra avere una grossa rilevanza economica: sebbene la sua volontà di impegnarsi in attività dirompenti in tutto il mondo potrebbe rivelarsi utile per il suo vicino mediorientale più grande”.

“Di recente i politici statunitensi hanno contribuito al ‘vaccino dell’apartheid’ globale, per cui i paesi ricchi hanno ottenuto tutti i vaccini di cui avevano bisogno mentre le persone nei paesi più poveri sono state lasciate al loro destino. Nel frattempo, i nuovi oppositori americani della guerra fredda hanno reso i loro vaccini prontamente disponibili per gli altri a un costo inferiore o uguale, aiutando anche i paesi a sviluppare le proprie strutture di produzione dei vaccini”.

“Il divario di credibilità è ancora più ampio quando si parla di cambiamento climatico, che colpisce in modo sproporzionato coloro che nel Sud del mondo hanno meno capacità di farvi fronte”.

“Se gli Stati Uniti hanno intenzione di imbarcarsi in una nuova guerra fredda, dovrebbero capire meglio cosa ci vorrà per vincerla. Le guerre fredde alla fine si vincono con il potere morbido dell’attrazione e della persuasione. Per vincere, dobbiamo convincere il resto del mondo ad acquistare non solo i nostri prodotti, ma anche il sistema sociale, politico ed economico che vendiamo”.

“Gli Stati Uniti possono sapere come realizzare i migliori bombardieri e sistemi missilistici del mondo, ma non ci aiuteranno qui. Dobbiamo invece offrire un aiuto concreto ai paesi in via di sviluppo e ai mercati emergenti, a partire da una rinuncia a tutta la proprietà intellettuale relativa al Covid in modo che possano produrre vaccini e cure per se stessi”.

“Altrettanto importante, l’Occidente deve ancora una volta rendere i nostri sistemi economici, sociali e politici l’invidia del mondo. Negli Stati Uniti, ciò inizia con la riduzione della violenza armata, il miglioramento delle normative ambientali, la lotta alla disuguaglianza, al razzismo, alla protezione dei diritti riproduttivi delle donne. Finchè non avremo dimostrato di essere degni di guidare, non possiamo aspettarci che gli altri marcino verso il nostro tamburo”.

Di seguito, il testo pubblicato da ‘Scheerpost’.

 

The United States appears to have entered a new cold war with both China and Russia. And US leaders’ portrayal of the confrontation as one between democracy and authoritarianism fails the smell test, especially at a time when the same leaders are actively courting a systematic human-rights abuser like Saudi Arabia. Such hypocrisy suggests that it is at least partly global hegemony, not values, that is really at stake.

For two decades after the fall of the Iron Curtain, the US was clearly number one. But then came disastrously misguided wars in the Middle East, the 2008 financial crash, rising inequality, the opioid epidemic, and other crises that seemed to cast doubt on the superiority of America’s economic model. Moreover, between Donald Trump’s election, the attempted coup at the US Capitol, numerous mass shootings, a Republican Party bent on voter suppression, and the rise of conspiracy cults like QAnon, there is more than enough evidence to suggest that some aspects of American political and social life have become deeply pathological.

Of course, America does not want to be dethroned. But it is simply inevitable that China will outstrip the US economically, regardless of what official indicator one uses. Not only is its population four times larger than America’s; its economy also has been growing three times faster for many years (indeed, it already surpassed the US in purchasing-power-parity terms back in 2015).

While China has not done anything to declare itself as a strategic threat to America, the writing is on the wall. In Washington, there is a bipartisan consensus that China could pose a strategic threat, and that the least the US should do to mitigate the risk is to stop helping the Chinese economy grow. According to this view, preemptive action is warranted, even if it means violating the World Trade Organization rules that the US itself did so much to write and promote.

This front in the new cold war opened well before Russia invaded Ukraine. And senior US officials have since warned that the war must not divert attention from the real long-term threat: China. Given that Russia’s economy is around the same size as Spain’s, its “no limits” partnership with China hardly seems to matter economically (though its willingness to engage in disruptive activities around the world could prove useful to its larger southern neighbor).

But a country at “war” needs a strategy, and the US cannot win a new great-power contest by itself; it needs friends. Its natural allies are Europe and the other developed democracies around the world. But Trump did everything he could to alienate those countries, and the Republicans – still wholly beholden to him – have provided ample reason to question whether the US is a reliable partner. Moreover, the US also must win the hearts and minds of billions of people in the world’s developing countries and emerging markets – not just to have numbers on its side, but also to secure access to critical resources.

In seeking the world’s favor, the US will have to make up a lot of lost ground. Its long history of exploiting other countries does not help, and nor does its deeply embedded racism – a force that Trump expertly and cynically channels. Most recently, US policymakers contributed to global “vaccine apartheid,” whereby rich countries got all the shots they needed while people in poorer countries were left to their fates. Meanwhile, America’s new cold war opponents have made their vaccines readily available to others at or below cost, while also helping countries develop their own vaccine-production facilities.

The credibility gap is even wider when it comes to climate change, which disproportionately affects those in the Global South who have the least ability to cope. While major emerging markets have become the leading sources of greenhouse-gas emissions today, US cumulative emissions are still the largest by far. Developed countries continue to add to them, and, worse, have not even delivered on their meager promises to help poor countries manage the effects of the climate crisis that the rich world caused. Instead, US banks contribute to looming debt crises in many countries, often revealing a depraved indifference to the suffering that results.

Europe and America excel at lecturing others on what is morally right and economically sensible. But the message that usually comes through – as the persistence of US and European agricultural subsidies makes clear – is “do what I say, not what I do.” Especially after the Trump years, America no longer holds any claim to the moral high ground, nor does it have the credibility to dispense advice. Neoliberalism and trickle-down economics were never widely embraced in the Global South, and now they are going out of fashion everywhere.

At the same time, China has excelled not at delivering lectures but at furnishing poor countries with hard infrastructure. Yes, these countries are often left deeply in debt; but, given Western banks’ own behavior as creditors in the developing world, the US and others are hardly in a position to point the finger.

I could go on, but the point should be clear: If the US is going to embark on a new cold war, it had better understand what it will take to win. Cold wars ultimately are won with the soft power of attraction and persuasion. To come out on top, we must convince the rest of the world to buy not just our products, but also the social, political, and economic system we’re selling.

The US might know how to make the world’s best bombers and missile systems, but they will not help us here. Instead, we must offer concrete help to developing and emerging-market countries, starting with a waiver on all COVID-related intellectual property so that they can produce vaccines and treatments for themselves.

Equally important, the West must once again make our economic, social, and political systems the envy of the world. In the US, that starts with reducing gun violence, improving environmental regulations, combating inequality and racism, and protecting women’s reproductive rights. Until we have proven ourselves worthy to lead, we cannot expect others to march to our drum.

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