“Scissione”: 2 Stelle e mezzo

Condividi questo articolo

Scissione. Il nostro mestiere fosse l’esercizio del politicare, non saremmo comunque attratti dall’uso seriale della parola, nel significato attribuito dai signori Devoto & Oli, alfieri dell’italianismo mutuato dal forbito poetare dell’Alighieri che propongono al volgo teso a nobilitare la conoscenza non popolaresca della lingua che tanto deve al greco e ancor più al latino. Il dizionario citato informa su ‘scissione’: “Divisione della struttura di un organismo unitario” e precisa: “Identificabile nel frazionamento di un gruppo politico, sociale, o economico…per divergenze insorte sui principi, sui metodi, sulle finalità”. La dinamica così ben descritta appassiona l’Italia di Montecitorio e Palazzo Madama, e ogni propaggine periferica delle rappresentanze popolari fin dalla nascita della Repubblica. Scissioni traumatiche Ha conosciuto scissioni traumatiche la sinistra, dal Pci in poi, ma la pratica del dividersi, in modalità variabili, l’hanno sperimentata socialisti e socialdemocratici, la Dc delle correnti, la destra estrema e una sua variante meno ‘mussoliniana’, i sindacati Cgil, Cisl, Uil scissi e uniti a più riprese, la componente destrorsa dell’Ugl, i Cobas, gli autonomisti.

Neofiti dello scissionismo, a lungo mascherati, poi esplicitamente in vista prefigurano l’ambizione mai sopita di centrismo, della riedizione modernizzata dello ‘scudo crociato’: commuove la fede democristiana di Rotondi, inquieta la discesa in campo del redivivo Cuffaro e priva di sorprese, perché sostenuta da robuste radici nell’orto della moderazione la giravolte dei Renzi, Calenda, Sala, di non pochi democratici orfani di Andreotti, accolti nelle progressive varianti del Pci e da ultimo degli esuli in quota Di Maio del fu Movimento 5Stelle (spaccato a metà), che,   nessuna sorpresa, incassa l’endorsement di Berlusconi, evidentemente convinto di una possibile ‘santa alleanza’ con ‘Italia Viva’, da fondere con il logo del cavaliere per trasfondersi in ‘Forza Italia Viva’, culmine dell’italianissimo ‘scindi e riassembla’.

Riconciliarsi e assumere come interessante la parola ‘scissione’ non è però impossibile. La condizione è di riferirla al valore scientifico, rivoluzionario dell’intervento chirurgico, di ‘commisurotomia’, eseguito a metà del secolo scorso dall’americano Sperry, che ha separato i due emisferi celebrali recidendo il corpo calloso che li unisce. Quell’ardita, inedita operazione, appunto di ‘scissione’, ha permesso alla scienza di conoscere del cervello, delle specificità dell’emisfero destro e del sinistro, quanto è rimasto avvolto da sempre nel mistero del ‘non si sa’. Questo riferimento non c’è, nel vocabolario dei signori Devoto & Oli, ma comunque la parola ‘scissione’ si propone nel suo doppio, nel male e nel bene.

Condividi questo articolo

Lascia un commento