ALSO SPRACH STOLTENBERG

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D’altronde, Stoltenberg è soltanto un tramite, come lo era “Provolino”, la simpatica marionetta che furoreggiava in TV alcuni anni or sono (“… boccaccia mia, statti zitta!…”) e attraverso la quale passava ovviamente la voce di un abile ventriloquo.
Il ventriloquo di Stoltenberg è insediato nella White Hall di Washington D.C., USA: e tramite la sua marionetta odierna ha ripetuto il suo ormai eterno, monotono mantra. “La guerra attuale continuerà per anni”: Non è particolarmente perspicace, quel ventriloquo: anzi, quando si presenta nei suoi panni più veri ci appare sempre più rincorbellito, a parte le sue cacofonie enteriche per le quali è ormai famigerato presso la corte d’Inghilterra. Ma fossero tutti come quello, i suoi mali, gli sarebbero facilmente perdonati.
Invece fa di peggio. Quando non straparla tramite Stoltenberg, dichiara addirittura che la guerra non solo andrà, bensì dovrà andare avanti per le lunghe, anzi per le lunghissime, e che gli USA e i suoi servi inquadrati nella NATO (e fra quelli, ohimè, ci siamo anche noialtri italiani: sempre al suo fianco anche nei lavori più sporchi, come Afghanistan e Iraq insegnano…) faranno di tutto per impedire all’Ucraina di capitolare. La versione decorosa di questa brutale realtà è quella fornita pochi giorni fa anche dal presidente Draghi: ormai non si parla più di vittoria, ma si dice che la resistenza del paese governato ohimè da Zelensky dovrà continuare in modo da permettergli di sedere al tavolo delle trattative (quando?) gettando su quel tavolo stesso delle acquisite posizioni di forza (quali?).
Ecco una bugia che sarebbe pietosa se non fosse ridicola e ripugnante. In realtà, USA-NATO and Co. vogliono continuare e magari estendere il conflitto a costo di sacrificare fino all’ultimo ucraino pur d’indebolire la compagine russa: e le loro incessanti iniezioni di armi, capitali, materiali e “consiglieri” (li ricordate, nevvero?, i “consiglieri militari” statunitensi al tempo del Vietnam?) servono a questo. La Russia avrà il suo bel daffare a fronteggiar una simile cascata di mezzi e di strumenti: e sarà difficile che non finiscano col venir coinvolti in questo gioco al massacro anche soldati e/o mercenari, con conseguenze in termini di escalation difficili da prevedere ma certo funesti da immaginare.
La tattica del governo statunitense contro la Russia vuole certo indebolirla, e può darsi che tale obiettivo sarà conseguito: ma col risultato strategico di gettare sempre più il Cremlino tra le braccia del suo omologo pechinese, il palazzo della Città Proibita. Mister Biden, ma se il Suo obiettivo finale è attaccare in qualche modo la Cina, non sarebbe saggio sottrarle tanto per cominciare degli alleati? Perché Lei fa di tutto invece per procurargliene, spingendo in tal senso la Russia e magari anche l’Iran e così l’India, per non parlare di non pochi altri paesi asiatici, africani e latinoamericani? Il Suo uomo di fiducia in Italia, il dottor Draghi, ha qualche giorno fa affermato durante una maldestra visita a Kiev che “tutto il mondo” sta dalla parte di Zelensky, quindi dalla Sua. Ma non avrà esagerato, il Suo dipendente? E a Lei sembra davvero, Mister President, che ad esempio la Turchia, la Serbia, l’Ungheria, lo stesso Sudafrica, stiano al Suo fianco o al Suo seguito,
a parte tutti i paesi che invece dichiaratamente stanno con la Cina o con la Russia contro di Lei?
Deus, quos vult perdere dementat: e pare proprio che abbia deciso di dementare Biden, Stoltenberg (tanto nomini…) e tutti coloro che per ipocrisia o per idiozia o per servilismo o per tornaconto o per spirito criminale continuano ad alimentare la guerra antirussa a spese e col sangue del popolo ucraino.
Siamo in molti a volere sinceramente la pace, e quindi a esigere che le trattative abbiano inizio. Ma che siano le parti autenticamente protagoniste della guerra a sedere al tavolo diplomatico. Da una parte la Russia, senza dubbio: ma dall’altra non un burattino, non un sensale, non un mediatore. Sono gli Stati Uniti che da circa un trentennio lavorano per avanzare la linea di fuoco (e di fuoco nucleare) ad est, verso la Russia; sono gli Stati Uniti che fino dal 2005, e con più forza dal 2012, e con maggior decisione dal 2014, e con pervicace sfrontatezza da quando l’attore comico Zelensky è alla guida del governo di Kiev, spingono sul pedale delle provocazioni. Ha ragione Adriano Sofri, il parere del quale riportiamo in un’altra parte di questo numero: “troppa complessità”. Difatti, le cose sono semplicissime. Tutto è cominciato perché da troppi anni – ricordiamo anche il 2008 georgiano – tra Europa orientale ed Eurasia si sta giocando una partita brutale fra un aggressore e un aggredito. E l’aggressore è un lupo cui la pelle d’agnello con la quale si camuffa cade continuamente di dosso.

 

Nella foto Stoltenberg, segretario generale della NATO

 

FONTE

Minima Cardiniana 383/2

www.francocardini.it
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