Fuori dall’ ‘occhio del ciclone’

Condividi questo articolo

Buongiorno Italia, gran Bel Paese malato di turbolenze, in forma di tifone, di hurricane, di vortice. A torto imputa sommovimenti e stati di calamità all’evento del pianeta finito nell’occhio del ciclone: magari fosse vero, chi studia i fenomeni atmosferici ripete inutilmente che quel punto del tempo infuriato è un’oasi di quiete celeste nella tempesta. No, l’Italia, violentata dalla natura con alluvioni e dal loro opposto della siccità, è una palla che sbanda nel cielo senza bussola. La navigazione a vista è minacciata dal mare infuriato, il pericolo cresce. Governano in parallelo i ‘quasi tutti insieme con Draghi’, coalizione di suo turbolenta, esposta a ondate anomale di alleati a due corsie (condivisione e contrasto), e l’antiStato delle mafie, che superate le violenze sanguinarie, lo stragismo, indossa un sobrio rigato da perfetto uomo d’affari, di socio in ogni ganglio dell’economia. Nel un crogiuolo di nefandezze, che includo la crescente modestia dei mestieranti della politica e l’autoritaria ingerenza della ‘ndrangheta, l’Italia rischia di naufragare. Nell’ordine: siamo il Paese per eccellenza dell’ industria di  trasformazione e non abbiamo mai operato per garantire l’indispensabile autonomia energetica, sopravviviamo politicamente di stenti, in equilibrio precario, prigionieri degli umori quotidiani di Salvini, del doppiogiochismo di  Renzi, delle ‘baruffe chiozzotte’ del grillismo, della prolungata atonia del Pd, della spada acuminata del neofascismo, colpevolmente tollerato, dell’Italia che lo scultore Luciano Fabro ha immortalato spaccando a metà la sagoma dello stivale, di una sua opera esposta per ironia della sorte nella piazza napoletana del Plebiscito.

Se l’esecutivo di ‘salvezza nazionale’ è ancora in piedi non lo deve alla qualità di quanto produce. Se non dà vita a nuove variazioni sul tema è solo perché lo puntellano deputati e senatori, che non eletti per un nuovo mandato, si unirebbero all’esercito di milioni di disoccupati.  Mentre infuria la bufera della guerra, il sole per mutamenti ecologici spacca la terra e la Meloni comiziante mussoliniana in Spagna, si dichiara pronta  a governarci; mentre  si contano a milioni le povertà assolute del Paese e il papa invita invano alla solidarietà pacifica mondiale,  Di Maio, investito del ruolo di mediatore internazionale per le trattative con i potenti della Terra, sul tema delle strategie per non cedere alla prepotenza aggressiva di Putin, divorzia dai 5Stelle, mette a rischio la vita di un governo non proprio in salute e inventa il cinquantesimo partito (partitino) che con enfasi da eccessi di autostima battezza ‘Insieme per il futuro’ (no, non è la scritta in una vignetta di Altan, di Erre Kappa, ndr). Sullo sfondo, se si contano gli iscritti alla lotteria del neo centrismo che evoca i ‘fasti’ di Fanfani, Andreotti, Scelba si può immaginare il rilancio dello scudo crociato.

Condividi questo articolo

Lascia un commento