GRAN GIORNO / ECCO IL VAFFA MACRON DAY. E’ SOLO L’INIZIO 

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Rieletto presidente e subito dopo mandato ‘affanculo’ dai francesi!

Finalmente un popolo con le palle, finalmente la speranza che, miracolosamente, si possa cambiare.

Di tutta evidenza San Gennaro ha deciso di trascorrere le sue ferie a Parigi e lì ha dato il meglio di sé.

Prima l’investitura quasi presidenzial-regale per monsieur Macron, poi il colpo di teatro con la più cocente sconfitta che neanche il suo più acerrimo nemico avrebbe osato sognare.

Vuol dire, allora, che cambiare si può. Nonostante tutto e nonostante tutti. Alla faccia della disinformazione, quella vera, che ci esalta i Salvatori quotidiani, da Macron, appunto, al nostro Draghi, per non parlare degli EROI ai quali genuflettersi ogni giorno, come il capo della Casa Bianca Joe Biden.

Davanti al quale, primo fra tutti, quotidianamente si genuflette – gli viene ormai spontaneo – il nostro ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che ha scoperto dentro al nerboruto petto un cuore tutto stelle & strisce, con l’America nostra eterna alleata e amica, e una NATO unica splendente stella polare. E pensare che il Giggino nazionale, l’ex steward allo Stadio San Paolo di Fuorigrotta, meno di due anni fa marciava con i gilet gialli francesi!

E speriamo davvero che, prima o poi, tra qualche giorno o qualche settimana, arrivi anche il VAFFA DI MAIO DAY, nella più perfetta tradizione grillina.

Perché solo ritrovando quello spirito perso per strada, tradito e calpestato da Di Maio uber alles e dai suoi tanti lacchè, i 5 Stelle potranno riprender fiato e vigore e rappresentare quella Speranza (non quel figuro che siede sulla poltrona della Salute, ahinoi) di cambiare le cose, di voltare pagina, di mandare a quel paese il governo Draghi che ci sta portando dritti dritti verso il baratro: economico, sociale, morale, un vuoto che più assoluto non si può, anzi zeppo di miseria e sofferenze per chi già ha poco e domani non avrà neanche più gli occhi per piangere, per i pensionati, i senzalavoro, i disoccupati, i sottoccupati, i precari a vita, i giovani senza futuro che per vedere uno spiraglio devono solo tagliare la corda e andarsene.

Caso mai in Francia, come è già accaduto e sta accadendo per molti. Dove finalmente ritroviamo una Sinistra che ha voce e rappresentanza, dopo decenni di un deserto senza fine.

Un giorno di festa, perché anche dalla Colombia arrivano ottime notizie, con la vittoria del neo presidente che lotta per gli ultimi, l’ex guerrigliero Gustavo Petro: un segnale per tutto il Sud America, un bel vaffa per Biden & C., che vedono così allungarsi la lista dei possibili ‘nemici’ futuri, quei Paesi che non accetteranno più supinamente i diktat Usa ma vogliono costruire il loro cammino, il loro domani in modo indipendente e, soprattutto, senza interferenze da parte di imperialisti ormai vecchio stampo come gli Usa.

Sta cominciando a suonare anche la loro ora, la Casa Bianca scricchiola, i guerrafondai del Dipartimento di Stato iniziano a tremare perché il loro Potere si sta sgretolando: una volta ci volevano anni, adesso caso mai poche settimane, come quando trovi il punto ‘debole’ del vetro infrangibile, che poi va in mille pezzi in un baleno.

E da noi, come fare, che fare per costruire un movimento come quello che Jean Luc Melenchon e i suoi sono riusciti a mettere in piedi?

E’ necessario, con ogni probabilità, un terremoto: che spacchi i 5 Stelle e che spacchi, soprattutto quel Moloch che negli ultimi trent’anni ha sepolto utopie & diritti, calpestato ogni idea di ‘giustizia sociale’, quella autentica, il PD.

Via Enrico Letta e i suoi oligarchi, il PD si deve spaccare come una mela, per liberare quell’anima progressista, egualitarista che non può essere totalmente scomparsa in tutti.

Quindi i due pezzi di 5 Stelle e Pd con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, i gruppi, le associazioni, i movimenti (e ce ne sono tanti in tutta Italia) che vogliono realmente cambiare le cose.

E poi la carta vincente: con un progetto credibile, autentico, di sinistra vera, di utopie vincenti e a portata di mano, far tornare al voto quei milioni di italiani che negli ultimi anni (forse due decenni) hanno progressivamente disertato le urne, per lo schifo letterale di ogni proposta politica.

Se pensiamo che il 40 per cento degli italiani, disgustati, non vanno più a votare, la vittoria può essere davvero dietro l’angolo…

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