Viva la saggezza di Bartali: “Tutto sbagliato, tutto da rifare”

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2 a 5 anomalo, protagonista la zona Cesarini, quando mister Flick ha donato qualche minuto di gloria ai ‘panchinari’: è un inganno, uno scippo alla realtà di una cocente umiliazione, del micidiale ko con l’Italia al tappeto, di una lectio magistrale impartita con un back ground di grande qualità ad allievi impreparati, esposti a una deprecabile figuraccia.  Il gol di Gnonto, incolpevole folletto e forse unico superstite del naufragio  di una nave costruita per mari piatti, affondata da possenti marosi, il secondo di Bastoni, una attimo prima del the end dell’over time, concesso dal  signor Kovacs, nonostante il punteggio irrecuperabile di 5 a 0, nulla sottraggono a una giornata del calcio azzurro che sommata alla disfatta subìta dall’Argentina apre uno squarcio doloroso, tamponato a stento dai responsabili di una nazionale tutta crepe, poco e priva di un decoroso impianto di gioco. Eccesso di severità? A giudicare dalle lacune tecniche-tattiche-atletiche degli azzurri, il giudizio non denuncia di essere dettato da giustizialismo. Semmai dallo sconcerto per la clamorosa inferiorità di questa Italia e di un allenatore, che dopo un ciclo con il segno meno, finge di dimettersi, ci ripensa e non trova di meglio che ruotare di partita in partita tre quarti della squadra, con il prevedibile, non pronosticato gioco disorganico, condito di pessima intesa tra i reparti, non coeso, privo della cabina di regia, di automatismi. Le tradizionali urla di Mancini ad inizio partita sono rimaste in gola, poi si sono spente nell’arrendevole ritirarsi in panchina a confabulare con i collaboratori, per nulla interessati all’ irata reazione alla progressiva disfatta, vissuta dagli italiani di Germania, sulle gradinate dello stadio con un mesto silenzio da disillusione.  La lite di Donnarumma, neo capitano degli azzurri con la giornalista, che lo ha intervistato a fine gara, non è sintomo da sottovalutare del disagio mascherato dei giocatori e lo ha descritto efficacemente anche  l’espressione di Politano, attaccante sostituito a‘vanvera’, quando il passivo non era ancora eclatante e alla squadra era richiesto di provare a fare gol e l’iniziativa panchinara di Bonucci che durante la partita con l’Inghilterra si è praticamente sostituito a Mancini nel guidare la squadra. Sconcerta anche la decisione di tenere in campo il claudicante Bastoni, che fisicamente menomato, ha messo giù l’avversario in area e provocato il conseguente rigore. E che dire di un portiere che la stampa italiana elegge a numero uno del mondo insieme al tedesco Neuer, nonostante i reiterati e talvolta fatali errori di rinvio? Ma è poco significativo segnalare errori individuali e pochezza del collettivo: se la nazionale sarà ancora l’icona paradigmatica del calcio italiano, nessun dubbio, è urgente ripensarla come un edificio deteriorato da ristrutturare,  partendo obbligatoriamente dalle fondamenta, dalle scuole di calcio, dalla scelta di privilegiare i calciatori italiani, che siano la  priorità dei club leader,  dal rifondare la Federazione, disconnessa dagli intrighi di palazzo tessuti con le società, che della nazionale hanno poca o nessuna considerazione, se non nel proporre i propri giocatori da valorizzare per il ‘mercato’.  Utopia, certo, ma la speranza non costa niente e allora speriamo.

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